I PESCATORI NOTTURNI
By Emilio Praga
Vengono al mar quando la luna accende
per gli spazi tranquilli il mesto vel;
vengono al mar quando la nebbia stende
le bianche braccia e lo congiunge al ciel!
Quando il vecchio oceàno i vecchi amori
lento alterna alla spiaggia, e stanco par:
quasi amante assopito ai primi albori,
e a cui men bella la compagna appar!
Portan la vela lacerata ai venti,
come stendardo che in battaglia errò;
portano remi e canapi stridenti,
che il nerbo delle braccia affaticò;
e sulla tolda silenziosa e bruna
restan le lunghe notti ad aspettar:
ad aspettar sotto la fredda luna
che il pan dell'indomani apporti il mar!
Che flebile armonia
tra la spuma del mar fosforescente:
che amor, che leggiadria,
nel pelago al lunar raggio lucente!
La volta è pur serena,
la luna senza vel, l'onde festanti!
Se sia la rete piena,
chi potrà dirlo ai pescator vaganti?
Ché forse alcun fra i miseri,
un pensoso vecchietto,
passando innanzi a una chiesetta bianca
il povero berretto
scordò levarsi dalla testa stanca;
forse mettendo il ruvido
piè gocciolante a bordo,
scordò l'un d'essi il segno della croce;
forse un nocchier balordo
mentre un prete parlava alzò la voce;
forse hanno i mozzi striduli
deriso il sagrestano
pel suo cencioso ferraiuol turchino,
o urtato in fallo il nano
che canta i salmi al muro del cammino;
e Dio, travolto in collera,
forse soffiò sul mare,
e avvisò i pesci di fuggir le reti!
Le fitte reti care,
che doman gronderanno alle pareti.
Assisi alla sponda
del fragil barchetto,
cullati dall'onda,
si battono il petto,
se possa aver grazia
l'incerto peccar!
— E intorno rispondono
le note del mar. —
Se a mille i prigioni
le reti daranno,
se eletti, se buoni
gli avvinti saranno,
copiose promettono
candele all'altar!
— E intorno rispondono
le note del mar. —
Ma spira già il vento,
s'appressa l'albore,
dell'astro d'argento
già il raggio si muore,
e i mozzi, a quel pallido
riflesso lunar
le membra stirandosi,
si specchiano in mar.
La nebbia nasconde
la casa adorata,
nascondono l'onde
la preda aspettata;
sperando vegliarono,
sperando pregâr:
il sole già librasi
sui solchi del mar!
E lungo il mar che palpita
si aggruppano le spose e i fanciulletti;
già spuntano i barchetti,
e già le note gonne,
le cuffie delle nonne,
come le ali di ronzanti insetti,
appaion lunge ai veleggianti cari.
Alla mesta famiglia
che al lido ste' in attesa lungamente
della diletta gente,
oh come dolce è il giorno,
e il vento del ritorno!
Del raccoglier le vele è sorto il grido;
canta la ghiaia sotto ai remi impari.
E non lungi, fra i portici
del cimitero, un salmodiar si sente;
è il cantico stridente,
il rantolo del nano,
che a buon momento, piano
stuzzica alla pietà la lieta gente
e i pescator nella sua rete adduce!
I reduci distendono
l'umide reti; e i pesci entro la maglia,
che fra i sassi s'incaglia,
muoiono saltellando,
e squame seminando:
la dolce vista i pescatori abbaglia
più del lucro promesso... e che non luce!
Il lucro è rame, povere
monete, che dei pesci hanno l'odore.
Vegliarono tant'ore
per pochi soldi appena,
ed una scarsa cena!
Pur son felici, e al mendico cantore
regalano, passando, un pesciolino.
Poi, quando il sole è fervido,
seduti sulla spiaggia a riposare
colle famiglie care,
raccontano alle spose
contente e vergognose,
che Satana tentolli in riva al mare
e che ad esse han pensato in sul mattino!