I SANTI
L'inno leviamo a Dio. Di Santo in Santo
salga il pensier, come di cima in cima,
lieto volando, e si riposi in Lui.
Qual di mille splendor' conserta luce,
qual di mille ghirlande aura diffusa,
son le virtù de' Santi. Or chi m'aiuta
nell'anima raccôr tanta bellezza?
Vieni, invocata, e le celesti altezze
rischiari il tuo candor, dolce Maria.
Ogni color di bene ha posto Iddio
nel tuo candor. Le bianche ali e vermiglie
muovono in quella luce alme leggiadre.
«Salvete, o fior de' martiri, che, al primo
aprir del dì, regale ira disperse
come turbine fa rose nascenti».
Cara la voce di Gesù che disse:
«lasciate i pargoletti a me venire».
E belli i vostri passi e benedette
le frondi vostre, o Calasanzio, o Neri,
e quanta in molte etadi, in molte genti
nell'amor di Gesù prole vi nacque.
Sacra cura i fanciulli. E come allora
che per l'ombre de' boschi e della notte
trafugavi, Giuseppe, in vêr l'Egitto
con la Vergine cara il Figlio Iddio,
trepidando di tema e di pietate
e d'umil gioia e di speranza mesta,
e pregavi il Signor che te facesse
degno custode al venerato pegno;
così siam noi, Giuseppe: e in ogni voce
di bambinello udiam Gesù, che chiede
e promette pietà. Con noi pregate,
donne che foste madri, e sante or siete,
che sui figliuoli, o periglianti o morti
o ingrati a Dio, spargeste e preci e pianto:
pe' nostri figli orate. Italia al vostro,
o pie, materno amor si raccomanda.
In mezzo a noi scendete, e a' cari nostri
istillate nel cor sante parole;
e il ciel sia con la terra una famiglia.
O tempi primi! Oh gioventù del mondo,
quando fra terra e ciel venìa più lieve,
più rilucente un velo, e le foreste
vergini ancor nell'alito di Dio;
piena d'arcane vision la notte,
piene di sacri mormorii le fonti,
e il dolor di fatidiche speranze.
È sublime il dolor nella speranza.
Come il Battista della madre in seno,
tale esultava a' Patriarchi in cuore
la viva fé de' secoli venturi.
Forti gioie, Signor, gioie pensose
spira ne' figli tuoi. Risplenda in alto
l'esempio vostro a noi, Vergini Sante,
che di sangue e d'amor deste martiro.
Né ferro o fiamma che divelse ed arse
gli occhi possenti e il dolce viso e il seno,
né di calunnia attossicati dardi,
né di lusinga insidie allettatrici
sciolser l'affetto che a Gesù v'unìa;
e, amate membra del suo corpo divo,
a lui tornaste. Il freddo mondo ingrato,
che macchiate e dimentiche v'avrìa,
v'adora il mondo e v'erge altari e templi,
e a città molte e a genti è il nome vostro
festa e tutela. E mentre a voi ripensa
dell'artigian la poveretta moglie
e prega a' vostri altar', più bei sembianti
e più puri vestì la pargoletta
ch'or le fiorisce il talamo pudico.
Ma non tutte, o Signor (consiglio arcano),
fûr l'elette del cielo abitatrici
inesperte di colpa. E come in alto
nuvola ascende e dall'opaco grembo
acque distilla che dan vita ai fiori;
così da' falli e dal pentir de' Santi
alle languenti usciva anime umane
refrigerio e conforto. A voi che il mondo
punì di gioie amare e ambiti affanni;
e combatteste, e non servil paura
ma vergogna gentil vi volse a Dio;
e pregando vinceste; alme felici,
pietà di noi: che confessiamo a Dio,
alla Vergine madre, agli ascendenti
angelici candori, e, Santi, a voi
grande la colpa nostra. E tu che tanto
di concetti, Agostino, e di desii
cammin coll'infiammata alma corresti,
prega dal ciel con noi. Quanti il costume
di studi ornaste, onde la fé splendea
come profondo ciel fitto di stelle;
pregate: e a quanti la parola amante
(come dal verde di romita cima
ampio fiume) abbondò pura e sonante,
che ad alto ver giungeste alta bellezza.
Non è nemico di gentil bellezza,
Cristo, il tuo vero. E qual per l'aere immenso
di gracile uccellin vola la voce;
tal varca i cieli, e in armonia temprato
sale al Signor, Cecilia, il tuo sospiro.
Alla dolce aura de' tuoi detti santi
corser, Gesù, le donne; e i tuoi misteri
tu gli versasti in cor, quasi possente
liquore in sottil vetro. Oh benedetto
Padre e Signor del ciel, che queste cose
a' parvoli riveli, ai dotti ascondi!
Da che scuola, o Profeti, aveste il canto
ch'alto su tutti i secoli si stende
siccome il cielo? Di Neron la corte
forse t'apprese, o pescator mendico,
quella parola in cui rivisse il mondo?
Oh campi, oh poggi, oh schiette acque correnti,
in voi ci parla Iddio. Da voi, maestre,
Spiridion tra le odorate valli
di Cipro sua pastor, sentì la mente
alle divine cose illuminarsi.
A un popol di romiti entrava in cuore
la vostra ebbrezza; ed esultò ripiena
la solitudin pia d'angeli e d'inni.
E nel deserto in pria spiegar vi piacque
ampie le vostre tende, o Patriarchi
d'Italia mia, che di Gesù la sposa
d'ùmil coraggio e libere fatiche,
Benedetto e Francesco, incoronaste.
Giorni men tetri alla gemente sposa
orate: e voi che la esaltaste arditi
col testimonio della morte sacra,
martiri, orate. Ascenderanno in gloria,
e salirem con essi; e lì men grande
il re sarà del servo: e ad uno ad uno
conoscerem que' forti a cui fu bello
donar senz'ira per la patria il sangue,
puri d'orgoglio il cuor. Crescon feraci
in ogni terra del martìr le palme,
e in ogni età. Nepomucèno, il sai,
che all'importuno re sdegnasti i sacri
tradir segreti del femmineo petto:
Ambrogio il sa, che l'omicida Augusto
discacciò dalla Chiesa, e qui, dicea,
mare, l'insano fiotto infrangerai.
Quante, o Signor, dolcezze a' tuoi diletti
vennero, e quanti, dacché 'l mondo nacque,
sorser da cuore umano atti d'amore,
sapremo in te. Di ciascun fiore ogni aura,
e di ciascun ruscel godremo ogni onda,
i rai distinti di ciascuna stella.
Credo al consorzio de' tuoi Santi, o Dio;
sento lo spirto lor correrci intorno
com'aria viva, e palpitarci in cuore:
ché ne' fior' nostri è il sangue loro e il pianto.
Ma voi pur, che ne' secoli venturi
con amor lungo educherete, o Giusti,
l'arbore sacra de' gentili affetti,
ringrazio e invoco. L'avvenir ci giovi:
e alcuna a noi ne venga aura, siccome
a' naviganti vien, di terre ignote
nunzio, uccel pellegrino o fior nuotante.
Il prego udite, al senso nostro ignoti
Angeli santi, Potestà sovrane,
vite d'amor, che l'universo empiete,
come la luce il cielo. Al vostro echeggi
l'inno terreno; e a questo umìl pianeta
guardate pii; ché in questo umìl pianeta
discese Gabriel, pianse Maria.