I SANTI

By Niccolò Tommaseo

L'inno leviamo a Dio. Di Santo in Santo

salga il pensier, come di cima in cima,

lieto volando, e si riposi in Lui.

Qual di mille splendor' conserta luce,

qual di mille ghirlande aura diffusa,

son le virtù de' Santi. Or chi m'aiuta

nell'anima raccôr tanta bellezza?

Vieni, invocata, e le celesti altezze

rischiari il tuo candor, dolce Maria.

Ogni color di bene ha posto Iddio

nel tuo candor. Le bianche ali e vermiglie

muovono in quella luce alme leggiadre.

«Salvete, o fior de' martiri, che, al primo

aprir del dì, regale ira disperse

come turbine fa rose nascenti».

Cara la voce di Gesù che disse:

«lasciate i pargoletti a me venire».

E belli i vostri passi e benedette

le frondi vostre, o Calasanzio, o Neri,

e quanta in molte etadi, in molte genti

nell'amor di Gesù prole vi nacque.

Sacra cura i fanciulli. E come allora

che per l'ombre de' boschi e della notte

trafugavi, Giuseppe, in vêr l'Egitto

con la Vergine cara il Figlio Iddio,

trepidando di tema e di pietate

e d'umil gioia e di speranza mesta,

e pregavi il Signor che te facesse

degno custode al venerato pegno;

così siam noi, Giuseppe: e in ogni voce

di bambinello udiam Gesù, che chiede

e promette pietà. Con noi pregate,

donne che foste madri, e sante or siete,

che sui figliuoli, o periglianti o morti

o ingrati a Dio, spargeste e preci e pianto:

pe' nostri figli orate. Italia al vostro,

o pie, materno amor si raccomanda.

In mezzo a noi scendete, e a' cari nostri

istillate nel cor sante parole;

e il ciel sia con la terra una famiglia.

O tempi primi! Oh gioventù del mondo,

quando fra terra e ciel venìa più lieve,

più rilucente un velo, e le foreste

vergini ancor nell'alito di Dio;

piena d'arcane vision la notte,

piene di sacri mormorii le fonti,

e il dolor di fatidiche speranze.

È sublime il dolor nella speranza.

Come il Battista della madre in seno,

tale esultava a' Patriarchi in cuore

la viva fé de' secoli venturi.

Forti gioie, Signor, gioie pensose

spira ne' figli tuoi. Risplenda in alto

l'esempio vostro a noi, Vergini Sante,

che di sangue e d'amor deste martiro.

Né ferro o fiamma che divelse ed arse

gli occhi possenti e il dolce viso e il seno,

né di calunnia attossicati dardi,

né di lusinga insidie allettatrici

sciolser l'affetto che a Gesù v'unìa;

e, amate membra del suo corpo divo,

a lui tornaste. Il freddo mondo ingrato,

che macchiate e dimentiche v'avrìa,

v'adora il mondo e v'erge altari e templi,

e a città molte e a genti è il nome vostro

festa e tutela. E mentre a voi ripensa

dell'artigian la poveretta moglie

e prega a' vostri altar', più bei sembianti

e più puri vestì la pargoletta

ch'or le fiorisce il talamo pudico.

Ma non tutte, o Signor (consiglio arcano),

fûr l'elette del cielo abitatrici

inesperte di colpa. E come in alto

nuvola ascende e dall'opaco grembo

acque distilla che dan vita ai fiori;

così da' falli e dal pentir de' Santi

alle languenti usciva anime umane

refrigerio e conforto. A voi che il mondo

punì di gioie amare e ambiti affanni;

e combatteste, e non servil paura

ma vergogna gentil vi volse a Dio;

e pregando vinceste; alme felici,

pietà di noi: che confessiamo a Dio,

alla Vergine madre, agli ascendenti

angelici candori, e, Santi, a voi

grande la colpa nostra. E tu che tanto

di concetti, Agostino, e di desii

cammin coll'infiammata alma corresti,

prega dal ciel con noi. Quanti il costume

di studi ornaste, onde la fé splendea

come profondo ciel fitto di stelle;

pregate: e a quanti la parola amante

(come dal verde di romita cima

ampio fiume) abbondò pura e sonante,

che ad alto ver giungeste alta bellezza.

Non è nemico di gentil bellezza,

Cristo, il tuo vero. E qual per l'aere immenso

di gracile uccellin vola la voce;

tal varca i cieli, e in armonia temprato

sale al Signor, Cecilia, il tuo sospiro.

Alla dolce aura de' tuoi detti santi

corser, Gesù, le donne; e i tuoi misteri

tu gli versasti in cor, quasi possente

liquore in sottil vetro. Oh benedetto

Padre e Signor del ciel, che queste cose

a' parvoli riveli, ai dotti ascondi!

Da che scuola, o Profeti, aveste il canto

ch'alto su tutti i secoli si stende

siccome il cielo? Di Neron la corte

forse t'apprese, o pescator mendico,

quella parola in cui rivisse il mondo?

Oh campi, oh poggi, oh schiette acque correnti,

in voi ci parla Iddio. Da voi, maestre,

Spiridion tra le odorate valli

di Cipro sua pastor, sentì la mente

alle divine cose illuminarsi.

A un popol di romiti entrava in cuore

la vostra ebbrezza; ed esultò ripiena

la solitudin pia d'angeli e d'inni.

E nel deserto in pria spiegar vi piacque

ampie le vostre tende, o Patriarchi

d'Italia mia, che di Gesù la sposa

d'ùmil coraggio e libere fatiche,

Benedetto e Francesco, incoronaste.

Giorni men tetri alla gemente sposa

orate: e voi che la esaltaste arditi

col testimonio della morte sacra,

martiri, orate. Ascenderanno in gloria,

e salirem con essi; e lì men grande

il re sarà del servo: e ad uno ad uno

conoscerem que' forti a cui fu bello

donar senz'ira per la patria il sangue,

puri d'orgoglio il cuor. Crescon feraci

in ogni terra del martìr le palme,

e in ogni età. Nepomucèno, il sai,

che all'importuno re sdegnasti i sacri

tradir segreti del femmineo petto:

Ambrogio il sa, che l'omicida Augusto

discacciò dalla Chiesa, e qui, dicea,

mare, l'insano fiotto infrangerai.

Quante, o Signor, dolcezze a' tuoi diletti

vennero, e quanti, dacché 'l mondo nacque,

sorser da cuore umano atti d'amore,

sapremo in te. Di ciascun fiore ogni aura,

e di ciascun ruscel godremo ogni onda,

i rai distinti di ciascuna stella.

Credo al consorzio de' tuoi Santi, o Dio;

sento lo spirto lor correrci intorno

com'aria viva, e palpitarci in cuore:

ché ne' fior' nostri è il sangue loro e il pianto.

Ma voi pur, che ne' secoli venturi

con amor lungo educherete, o Giusti,

l'arbore sacra de' gentili affetti,

ringrazio e invoco. L'avvenir ci giovi:

e alcuna a noi ne venga aura, siccome

a' naviganti vien, di terre ignote

nunzio, uccel pellegrino o fior nuotante.

Il prego udite, al senso nostro ignoti

Angeli santi, Potestà sovrane,

vite d'amor, che l'universo empiete,

come la luce il cielo. Al vostro echeggi

l'inno terreno; e a questo umìl pianeta

guardate pii; ché in questo umìl pianeta

discese Gabriel, pianse Maria.