I solchi

By Sergio Corazzini

Un desiderio di seminagione

teneva i solchi aperti ne l'attesa

de la buona promessa; oh la tua rude

mano, figlio de' campi, che si schiude

al seme come il labro a la parola,

ancora è lunge da la sacra impresa,

ma verrà come il grano a la sua mola.

Soavità de la dedizione!

I solchi aperti — (ha bene le sue culle

la terra madre) — te buon seme avranno!

Vi sarà un po' di biondo anche quest'anno

intorno a la tua casa e larghi lampi

avran le falci mietitrici sulle

spighe ben colme, o nato sacro ai campi!

O lontananza de' seminatori!

Quante albe passate in una vana

speranza e quanta disperazione

di tramonti! Fioriva la canzone

su le bocche giulive ampia e serena,

o solchi, ma fioriva assai lontana

tanto lontana che giungeva a pena.

E l'ansia d'un mattino?! Eran le cose

bianche e quiete come ne l'indugio

un po' triste de l'alba, tanto che

pareva un'alba. I solchi aperti ne

gioirono. Sarà fra poco, forse

adesso! Oh l'interminabile indugio!

Un brivido la Terra avida corse.

Bocche d'umani aperte ne l'attesa

d'un puro bacio ignoto, mani aperte

da l'imo d'un abisso tenebroso,

pupille aperte senza mai riposo,

cuori aspettanti, cuori doloranti

ne l'attesa di gioie ultime e incerte...

O trascorrere lento degli istanti!

Pace, il seme verrà! Eccolo, o solchi

su di voi ne la mano che lo serra

tenacemente; il seme buono è raro

e ben colmo dev'essere il granaro

anche quest'anno! Fra le dita buone

ecco già scorre e cade su la terra

aperta per la fecondazione...

O solchi, il seme è sacro ora che in voi

s'accolse, il seme è sacro, poi che un giorno

sarà spiga, sarà forse farina

e pane! O solchi aperti a la divina

opera, penso — (o come il cuor mi preme

acuta doglia!) — penso e vedo intorno

a me fratelli chiusi ad ogni seme!