I
Di tutta Italia, Lombardia e Toscana,
secondo che si vede per effetto,
Vinegia è lla più nobile e sovrana.
El frutto che di lei si vede netto
è che di tutta gente è rifrigero,
ch'ognun vi vive sanza alcun sospetto
pur che cciascun lavori volentiero
e voglia viver della suo fatica,
né aver contr'altru' l'animo altiero;
e de' superbi è mortal nimica
e ama que' che sono virtüosi
e di ciascuno artiere è forte amica.
E per voler che cciascun si riposi
mantien la sua bilancia tanto pari
per far da ssé fuggire l'invidiosi.
E valentuomin li son tanto cari,
di ciascuna scïenza e d'ogni ingegno,
pur ch'a suo vita ciascun si ripari;
e riverisce chi è d'onor degno
e da ssé caccia ciaschedun vizioso,
sicché non vuol che niun trapassi el segno,
ma cciaschedun che vive vertüoso
sì da llei amato e reverito
ch'agevolmente viverà in riposo.
Or ti vo' dir com'è fatto suo sito:
ell'è fondata in mezo d'un pantano,
presso al mare quant'è grosso e·lito.
E non ti paia el mio dir tanto strano,
per ch'io la metta così straniamente,
ch'ella non fu fondata da villano,
ma vo' che sapi chi fu quella gente
che lla fondaron colli lor lavori
quando fu edificata imprimanente.
E primi antichi furon pescatoriô
che si ridusson per esser sicuri,
datile ch'a' cristian' dava dolori.
alle lor case non fûr già di muri,
ma sì di paglie e di canne e di tole
che di forteza non eran sì duri.
E a volerti dir tutte lor prole
sarebe troppo lungo el mio parlare
e perderêmi tutte le parole;
ma per non dirle non vo' cominciare
a dir di quelle che furon cagione
che cominciaron prim'a edeficare
lor casamenti e lloro abitagione,
insino a tanto ch'ebon regimento
di governarsi con discrezïone.
Furon costoro di buon argomento,
uomin che venon di molte contrade:
d'Altino e Padoa, se nel dir no·mento.
Venon costoro colle lor masnade
di più città vicine a quest'acque,
non già in un tempo, ma in più fïade;
e a cciaschedun sì questo sito piacque
che cominciaron case a 'deficare
e gran benivolenza tra lor nacque.
E po' con tempo fé multipricare
sì questa gente di tant'argomenti
che gl'impararon tutti a navicare;
e fu di tanto ingegno queste genti
che diventaron sì mercatanteschi
che di tal arte tutti fûr contenti;
e tutte lor riccheze con Todeschi
hanno acquistate e anche con Lombardi,
con Talïani, Inghilesi e Franceschi.
Non creder tu che con Barberi o Sardi
abino aùta alcuna conoscenza,
ché ' lor guadagni sarian stati tardi.
Ma di molte città da lor semenza
ci sono aleficate molte schiatte
ch'a ubidirli ebon pazïenza,
che cci han fondate molte case e fatte,
sicch'ell'è piena di be' casamenti
e di palagi ad abitar molt'atte.
Non vo' però che tu creda ch'i' menti:
ché chi ci era venuto ad abitare
non abia soferito molti stenti
per la lor libertà a conservare
da que' che li hanno voluti offendere
ne' lor navili ch'andavan per mare,
colle proprie persone e collo spendere,
sì c'hanno meritato d'aver grazia
e del ben far loro merito rendere.
In questo la mia lingua non fia sazia
'n manifestar di costor la bontà,
e 'n questo dire piglierò aldazia
a onorar questa nobil città
e di magnificar suo cittadini
che hanno usato tanta libertà
a sormontar que' ch'eran picolini,
e di riceverli intro lor consigli
sanza pregio di ducati o fiorini.
Convien che 'l mio intelletto s'asotigli
a dir la gentileza di costoro
che son cresciuti co·llor donne e figli.
Di più nobil città si son costoro
che son po' diventati viniziani,
sanz'altra spesa o d'argento o d'oro.
Oltra coloro che furono anziani,
si è cresciuta tanta gentileza
di quanta nobiltà ch'è ne' Cristiani.
Lor casamenti e la lor richeza
non ti vo' dire, ché saria tedioso,
ma pensal tu, s'ha' nel capo fermeza,
perché lungo sarebe e angoscioso
a dir di quelle, perché sono assai,
e lla mia lingua non arìa riposo.
Ma perch'i' so che anche tu sì sai
la moltitudin di loro adorneza,
non voglio al mio intelletto dar più guai.
Or vo' che sappi tutta la belleza
che è in questa città tanto gioconda
ch'è sanza muri e sanz'altra forteza:
l'acqua del mare tutta la circonda
e va per essa per molti canali
che per niun tempo già ma' non s'afonda.
Suo fondamenti son sì naturali
e sì ben forti a portare ogni carco,
ma lor principio è di pietre e di pali,
su' quali sta la chiesa di San Marco,
con una piaza tutta salegiata,
lunga quanto potrè gittare un arco,
con belle case tutta intornïata
e con un campanil maraviglioso,
che di campane grosse è adornata.
Èvvi un palagio tanto suntüoso,
fatto di pietre vive a molte storie,
co·molti intagli e tutto grazïoso,
nelle quali si vede le memorie
del savio Salamon colla giustizia
che fece a quelle donne ch'avén borie
di quel fanciullo che, per la malizia
dell'una, voleva che fosse diviso,
per dare alla suo madre gran tristizia.
È nell'entrata sua sì ben afiso
una porta rïal di tanto pregio
con più volti di pietre a uno asiso;
intorno a questa porta è un gran fregio
d'intagli e di cornici e tabernacoli
ch'a lodar quello niun'altra dispregio;
è di sì gran maestria e miracoli
che, a voler contar ben ogni parte,
mi converebe avere e suo segnacoli.
E po' più oltre una scala diparte,
tutta di pietra, coverta di piombo,
che dalla corte questa si diparte.
In questa corte, sanza fare un tombo,
son tre citerne, tutte di buon'acqua,
ch'a molti suo vicini elle dàn bombo;
e anche vo' che punto non ti spiacqua:
in questa corte son molte prigioni,
dov'è più gente che l'altrui insacca.
Di più famigli v'è l'abitagioni
di que' che sono al servigio del doge,
che non aspettano altre punizioni.
Tutti costor che odono una boce
sì lli convien risponder molto presti
e andar da meser molto veloce
e dì e notte conviene star desti
per non sentire alcune riprensione
da que' che sono sopra lor maestri.
Or ti vo' dire mia oppinïone
come questo palazo è ordinato
e di per sé ciascuna abitazione.
Questo palazo è sì ben sitüato
e ordinato con tante afezioni
ch'un altro credo non abi trovato.
Tutte le corti da tener ragioni
sono intro quello sì bene ordinate
dove si difinisce ogni quistioni.
Niuna di quelle corti stan serrate,
ma tutte aperte sì visibilmente
che cciascun ode le sentenzie date;
e po' più oltre per un'altra gente
sì v'è l'uficio de ‘signor’ di notte
che gastiga ciascun ch'è frodolente:
alcuna volta con tormenti e botte
si paga e mafattor' d'ogni ragione,
e que' che vanno a disusat'otte
e altre genti di mala condizione,
come son ladri e micidïali,
e altri mali e di chi fa quistione.
E po' più oltre non salendo scali,
apresso questi, è ‘signor’ del formento,
che son cagioni a levar molti mali
da que' che pensan per loro argomento
tener la terra in fame e carestia
per dare al popol di fame tormento.
E po' più oltre v'è l'avogheria,
che del Comune son propi avocati,
chi contrafacessi alla Signoria;
ed è di nicistà ch'ognun si guati
di non venir sotto lor correzione,
se non vuol esser da lor gastigati.
Ma vo' sappi che llor terminazione
sì si convien provar per gli consigli
dove si spone la lor pitizione.
Non vo', lettor, che tu ti maravigli
sed e' non posson far loro volontà,
ché troppo lunghi arebon li artigli.
Ma 'l regimento di questa città
vuol ched e' possan cercare e difetti
e lla punizion stia in suo libertà.
Non vo' però che nel capo ti metti
che quest'uficio non sia molto degno,
perché vien apregiati li lor detti.
Ancor v'è li uditor' di tanto ingegno
a udir le sentenzie mal create
da que' che di ragion non vede il segno,
oltr'altre corti ch'i' non t'ho nomate,
che fan ragioni di diversi modi
secondo che le cose son create.
E anco vo' che più oltre tu odi,
e vo' salir duo scale ad altra via
e di più nobiltà vo' che tu godi
a dirti el luoco della Signoria,
che è in questo palazo sì reale,
né vo' che creda i' ti dica bugia.
Convien tu monti su per queste scale:
truovi una sala grande del Consiglio,
che 'n altra parte non è una tale;
agli abituri d'esse dò di piglio
ch'è in su questa sala ch'i' t'ho detto,
ch'è sì ben fatti ch'i' mi maraviglio.
Non v'ha più oltre, ma è di sotto il tetto
ben sofittata; e po' vi par che sia
un albergo molto polito e netto,
dov'è e·luogo della cancellaria
sì ben composto e sì bene ordinato,
un altro appresso per la quarantia.
Esci di questa sala ad altro lato
e va' più oltre sanza ricistenza
e truovi un luogo ch'i' non t'ho contato.
V'è per la Signoria un'udïenza
d'una sì bella sala con duo nappe
ch'è di gran degnità e riverenza
perch'ogni doge questa molto piacque,
perch'è sì bella sanza altri lavori
d'alcune storie di colori o d'acque;
nella qual sala tutti ambasciadori
hanno udïenza e ogni altr'uom che sia,
per fatti grandi o per fatti minori.
Esci di questa e va' per altra via:
truo' per lo doge sua abitazione,
ove la suo famiglia vuol che stia.
Tutto v'è fatto con discrezïone,
secondo si conviene a tal governo,
tanto son belle co·molt'affezione,
sì per la state e anche per lo verno,
sicché meser può viver consolato,
come nel mio intelletto el ver dicerno.
Or mi conviene andare in altro lato
per trovar cose di tanta adorneza,
sì come in questo dir t'arò narrato.
Èvi una sala de sì gran belleza,
tutta adornata d'un sì bel lavoro
che a vederla è un'allegreza;
storïata è di colori e d'oro
della gran guerra dello 'mperadore
che fece al papa e ancor a costoro:
Ferigo Barbarossa, con furore,
per voler sottomettere el Papato,
cento galie armò con gran terrore.
Èvi come costor da l'altro lato
co·lloro armata isconfisson quello
e come el suo figliuol ne fu menato
a Vinegia prigion, quel giovan bello,
e presentato per meser lo doge
al Santo Padre per vettoria d'ello.
Se i' t'avessi a contar co·mie boce
tutt'ogni parte che quivi è notato,
avanti sofferia morire in croce.
Di sopra a questa sala c'ho narrato
è di gran maestria un bel lavoro,
ch'è fatto in quella per suo sofittato
di molti intagli coperti con oro
e di quadron', cornici e con istelle,
secondo ch'è l'usanza di costoro,
co·molte altr'adorneze tutte belle
e altre cose ch'a dir non bisogna,
perché sarebon lunghe mie novelle.
Ma pure el mio intelletto sì agogna
di dire alcune cose c'ho lasciate,
per non aver da chi ode vergogna.
In questa sala è molte panche agiate,
fatte di legno con discrezïone,
ove posson seder molte brigate.
Èvi una sedia di bella fazione,
alta sopra ciascun ben tre scalini,
dove siede meser con gran razione.
Or vo' che 'ntenda bene e mie latini:
e' v'è formato fuor sopra la strada
un bel lavoro ch'è di marmi fini,
el qual si chiama una balconada,
ch'è sporta fuori e vede sopra 'l mare
e co·molte figure è llavorada
che di belleza non si può stimare;
tant'è ben fatta e con ingegno e arte
ch'al mondo credo che non abia pare,
che chi nol crede dal ver si diparte.