I

By Matteo Bandello

Di tanti eccelsi e glorïosi Eroi,

e delle belle e sì saggie Eroine,

onor e pompa del gallico Regno,

qual, mia Musa, cantar ora t'inchine,

o qual pria dirai, o qual dapoi,

a tal che ti riesca il tuo disegno?

O questi, o quelle che tu canti, degno

canto sarà, perché di nostr'etate

in lor è 'l pregio ed il perfetto onore,

ché 'n quelli albergan con ben saldo core

quante 'l sol vede doti più lodate.

Ma la divinitate

non t'adeschi dell'alma Margarita,

ch'unica al mondo di bontà s'addita.

Del Re de' Regi la Figliuola dico,

vergine saggia, e d'ogni tempo gloria,

le cui vertuti chi può dir a pieno?

Chi avrà l'ingegno ugual, o la memoria

a tant'altezza, se del tempo antico,

e del nostro verrebbe ogni stil meno?

Quegli, che nacque di Parnaso in seno,

ed Ulisse cantò, e 'l grande Achille,

e quel che a Dite il pio Troian conduce,

di cui la fama ancor sì chiara luce,

ben ch'ogni dir in lor Febo distille,

appena una di mille

spiegar potrian delle virtuti rare

di questa ricca Perla e singolare.

Chi potrà dir del bell'ingegno, quale

la virtù sia, o quanto sia capace;

di ciò che può capir uman sapere?

Chi sarà che si mostri tant'audace,

ch'all'altezza di quel dispieghi l'ale,

e possa il volo dietro a quel tenere?

Qual Icaro costui vedrai cadere,

arso dal fuoco di süa chiarezza,

o qual Fetonte fulminato al basso

con rovina cader e con fracasso,

cieco al splendor della sublime altezza,

la cui chiara vaghezza

abbaglia sì col lume ogni pensiero,

ch'umana lingua non arriva al vero.

Vorrai forse lodar l'altiera e umana

maniera, ch'Ella in ogni cosa mostra,

di maestà servando il bel decoro?

Non vedi come in Lei di pari giostra,

con quel divin favor che l'allontana

da cose basse, d'ogni grazia il coro?

Quai donne al mondo mai famose foro,

tra le più celebrate in Elicona,

u' tant'umanità mai si vedesse,

che 'n lor superbia parte non avesse?

Indarno a Lei s'aguaglia o paragona

qual più famosa suona.

Chi dunque dirla quanto merta sape,

s'umano ingegno il suo valor non cape?

O pensi di cantar la cortesia,

che 'n Lei sfavilla sovr'ogn'altra chiara,

tant'è gentil e liberal, cortese?

Quest'una dote in Lei sì larga e rara

fiorisce, e frutto fa di leggiadrìa,

tanto mai sempr' a farsi chiara attese!

Ma chi può farla col cantar palese,

se l'uno e l'altro stile quest'eccede?

Chi puote il giorno numerar le stelle,

e la virtù narrar a pien di quelle,

esser potrà di tanta grazia erede,

che canti e faccia fede

dell'alta cortesia che 'n questa splende,

sì ch'a adorarla tutto 'l mondo accende.

Or l'accoglienze grazïose e schiette,

d'umiltà piene e piene di grandezze,

ma sempre grate, oneste e signorili,

chi scoprirà con quelle gentilezze,

ch' ivi Natura saggiamente mette,

così leggiadre, vaghe e sì gentili?

Ov'ha Parnaso sì sonori stili,

che possino eguagliar questa virtute

e dirne quanto merta simil grazia?

Quivi il giudicio con mill' occhi spazia

e scerne il tutto con le viste acute,

che fa le lingue mute

di tant'altezza dir la minor parte,

che avanza d'ogni ingegno il dir e l'arte.

Ma la dolce armonia delle parole,

col perfetto parlar e ' saggi modi,

ch'altro qui suonan che mortai concenti,

chi fia, ch'a par del ver, esalti e lodi?

Perché non parla come ogn'altra suole,

ma del ciel spirto ragionar tu senti.

Soavi, ben limati, e cari accenti

empion l'orecchie con sì dolci tuoni,

che fan che 'l suono al corpo l'alma involi

e ch'ella in quelle labbra ratto voli,

ond'escon sì purgati e bei sermoni,

che son pungenti sproni

a trovar la virtù e seguitarla,

di cose così belle e saggie parla.

Chi l'ode, e non le resta servo eterno,

uomo non è, ché quel soave suono

fermar i fiumi può, far gir i monti.

E chi dal ciel acquista tanto dono,

che dinanzi le stia l'estate e 'l verno,

e gusti le parole e i motti pronti,

dirà che d'eloquenza tutti i fonti

sorgono in questa, così freschi e chiari,

che senza par faconda Ella si trova.

Indi forza è che l'uom allor si mova,

e mille cose degne quivi impari;

dolci parlari e cari,

che l'uom dal ben alzate a far il meglio

e sète delle Grazie il vero speglio.

Qual parte dunque, Musa mia, dirai

di tanta Donna eccelsa e glorïosa,

s'ogni in lei parte avanza il nostro dire?

Quel divin spirto forse, dove posa

quanto di buon si vide in terra mai,

cerchi lodar e quanto val scoprire?

Ma chi potrà tant'alto unqua salire?

Chi le virtù di questa s'affatica,

quali elle sono dimostrar al mondo,

vuol questi il largo mar e sì profondo,

in picciol rivo por senza fatica.

Dunque altro non si dica

se non del Re Francesco la Figliuola,

e dirà donna vera, saggia e sola.

Tu n'anderai, canzon, sovra la Senna,

u' l'alma Margarita Francia ammira.

Dille: – un che in riva alla Garonna stassi,

Voi m'invia con riverenti passi,

e vostre lodi indarno dir sospira;

perciocché Dio sì mira

vi fa, che qui l'idea del Valor sète,

'l titol di perfetta possedete –.