I
Poi che Fortuna, Destino ed Amore
m'hanno condotto al doloroso punto
ove il vero è dispunto,
ché giunto è 'l sezzo punto — a mezzo il core,
piangendo priego e priego te, Signore,
anzi che' sensi miei sien tutti ispersi,
ch'io possa dir per versi
quel che drento nel cor per me si sente,
acciò ch'a tutta gente
sia manifesto poi, quand' io son morto,
ch'una donna m'ancise e femmi torto.
Quando da prima quella gran beltade
vidi in colei, ove tutto s'accolse,
quantunque al mondo tolse
aver di sue bellezze e di bontade,
né mi pensai nella primera etade
finisse in me per lei la mente afflitta,
che Venere trafitta
dal figlio m'assembrò, sì bella parse.
Ella avie tutte isparse
all'alto Appollo le sue trezze bionde,
che fan parer quando un nugol s'asconde.
Oh, con quanta dolcezza e gran disio
d'una fiammetta soave e vivace
portai quel tempo in pace,
mentre piacque a colei ch'ebbe il cor mio!
Or d'ora in ora alla morte m'invio
e già veggio quel punto esser presente
che dal corpo dolente
partir convienmi e d'esta vita rea,
pel poter d'una iddea,
alla qual lungo tempo servo giacqui.
Da lei mi tolse Amore, ond'io le spiacqui.
Lasso! ché quando di due parti l'una
presi, poi ch'io fu' preso, la più acerba,
per virtù di Minerva
si fé la donna mia di piatà ignuna,
di poi, più volte volto il sul, la luna,
costei ognor ver me più incrudelita:
però manca la vita,
ché Morte alle mie membra ha stese l'ale.
Però lascio il mortale
corpo per terra e le voci meschine,
e sono al punto ove sarà mia fine.
Qui finirò tutti li miei martiri
omai, ché i membri son da Morte tolti;
però ciascun m'ascolti,
mentre che potrò dire, o donne e viri,
che l'aier piange già de' miei martiri.
Giunta è la vita ove rimarrà spenta;
ogni persona il senta
ch'io moro a torto; e questo è ben palese,
ché, se Vener mi prese
da quella iddea e femmi altro seguire,
non fallai io, ché mi convien morire.
— Canzone, come l'anima dal corpo
vedi partita, non ristar già mai,
ed a que' tai — n'andrai
ch'amor di donna non ebbe in lor corpo.
Dirai come a gran torto
due celesti occhi stanno anzi al mio core.
O servitor d'Amore,
se bene intendi tutto quel ch'i' scrivo,
piglia essemplo di me, che non son vivo!