I

By Niccolò de' Ricci

Poi che Fortuna, Destino ed Amore

m'hanno condotto al doloroso punto

ove il vero è dispunto,

ché giunto è 'l sezzo punto — a mezzo il core,

piangendo priego e priego te, Signore,

anzi che' sensi miei sien tutti ispersi,

ch'io possa dir per versi

quel che drento nel cor per me si sente,

acciò ch'a tutta gente

sia manifesto poi, quand' io son morto,

ch'una donna m'ancise e femmi torto.

Quando da prima quella gran beltade

vidi in colei, ove tutto s'accolse,

quantunque al mondo tolse

aver di sue bellezze e di bontade,

né mi pensai nella primera etade

finisse in me per lei la mente afflitta,

che Venere trafitta

dal figlio m'assembrò, sì bella parse.

Ella avie tutte isparse

all'alto Appollo le sue trezze bionde,

che fan parer quando un nugol s'asconde.

Oh, con quanta dolcezza e gran disio

d'una fiammetta soave e vivace

portai quel tempo in pace,

mentre piacque a colei ch'ebbe il cor mio!

Or d'ora in ora alla morte m'invio

e già veggio quel punto esser presente

che dal corpo dolente

partir convienmi e d'esta vita rea,

pel poter d'una iddea,

alla qual lungo tempo servo giacqui.

Da lei mi tolse Amore, ond'io le spiacqui.

Lasso! ché quando di due parti l'una

presi, poi ch'io fu' preso, la più acerba,

per virtù di Minerva

si fé la donna mia di piatà ignuna,

di poi, più volte volto il sul, la luna,

costei ognor ver me più incrudelita:

però manca la vita,

ché Morte alle mie membra ha stese l'ale.

Però lascio il mortale

corpo per terra e le voci meschine,

e sono al punto ove sarà mia fine.

Qui finirò tutti li miei martiri

omai, ché i membri son da Morte tolti;

però ciascun m'ascolti,

mentre che potrò dire, o donne e viri,

che l'aier piange già de' miei martiri.

Giunta è la vita ove rimarrà spenta;

ogni persona il senta

ch'io moro a torto; e questo è ben palese,

ché, se Vener mi prese

da quella iddea e femmi altro seguire,

non fallai io, ché mi convien morire.

— Canzone, come l'anima dal corpo

vedi partita, non ristar già mai,

ed a que' tai — n'andrai

ch'amor di donna non ebbe in lor corpo.

Dirai come a gran torto

due celesti occhi stanno anzi al mio core.

O servitor d'Amore,

se bene intendi tutto quel ch'i' scrivo,

piglia essemplo di me, che non son vivo!