I
Di qui volse Dio il vero
Se per cantar più alto ancor mi lice
parlar di te, signore, e di tua gesta,
piglia con gioia e festa
quella tua prima prole che t'è nata,
ché 'l grande Iddio a chi non si disdice
cosa ch'el faccia, non t'ha data questa
perché ti sia molesta,
ché non senza cagion te l'ha creata.
Ché se tu guardi ben quanto ella è grata
l'alta signoria tua per tue virtute,
tu per nostra salute
troverai nato e conservato in terra,
per tôr via quella guerra
intestina, civil di Lombardia.
Così credi che sia
nata tua figlia pur a grandi effetti,
che son secreti e da Dio benedetti.
Nobile, grande e necessario al mondo
è veramente il sesso feminile,
benché pure il virile
conforta i padri più che l'altra erede;
ma volsi sempre mai pigliar iocondo
il primo parto e non l'avere a vile
con l'animo gentile
che vince tutto e serra ogni mercede.
Questo sempre fra noi si tocca e vede,
che 'l mondo si conserva per quel sesso
e ch'el nasce per esso
cesari, antisti e maggior dittatori
e gran duca e signori
e quanto in terra sia trïunfo altero.
Di qui volse Dio il vero
mandare al mondo suo figliol benegno.
Or vedi quanto questo sesso è degno.
In tre parti è divisa questa terra,
ch'è posta sotto il globo della luna
e 'l nome di ciascuna
è feminil, come tu pòi vedere.
Asia, che maggior paese serra
ed è più sotto il sol, questa sì è l'una;
e drieto a lei s'aduna
Africa, che fé giù Roma temere.
Ecco la terza drieto nel venere,
Europa, che pur feminil sona.
To' la torrida zona,
to' Roma, to' Ravenna, to' Cartagine.
Quante senza contagine
son state al mondo femine virile,
potente e signorile
in arme, in senno, oneste e virtuose,
e per loro opre ancora son famose!
Nacque Minerva greca giovinetta,
che per le sue virtù venne sì grande
che per tutto si spande
esser lei vera dea di scïenzia.
Isis d'Inaco figlia garzonetta
diede in Egitto prima le vivande,
assai miglior che ghiande,
di lettere, di senno e di prudenzia.
E quella che a voi diede sapienzia
Carmenta fu, del re Evandro madre,
antico latin padre.
E Saphos greca tanti libri scrisse
che per molti si disse
lei superare ogni poetica arte.
Pantasilea con Marte
nella guerra di Troia que' magnalia
fece del corpo, e Camilla in Italia.
Nacque di Elettra figlia di Atalante
Dardano, capo del regno troiano,
e Teucro del romano
radice prima dette ad altri regni.
E Manto giovinetta, navigante
drieto alla guerra del regno tebano
per lo mare adriano,
con grande astrologia e grandi ingegni,
doppo i mortali ed orribil disdegni
degli due re, che son figlioli e frati
di Iocasta creati,
venne in Italia e Galatea costrusse
e Mantua, che indusse
per proprio nome, quasi che Mantua
per la fortezza sua
tegnesse, ché fuggiva ogni tempesta,
vergine data a pudicizia e Vesta.
Vegna Lavina, figlia di Latino,
di cui discese tanti siri albani
e principi romani.
Vegnan con essa le donne sabine,
e Clelia, natando Tiberino
colle polcelle uscite delle mani
dei nemici profani.
Facciasi innanti l'alte Sibilline,
con le scïenzie profonde e divine
da lor discese. E poi vegna Lucrezia,
la quale il mondo aprezia,
in questo sesso vera pudicizia,
perché di sé iustizia
fece del sangue suo e di sua vita,
consumata e finita
in la presenzia de' cari parenti:
del padre, del marito e d'altre genti.
Chi è colui, che sia mezzanamente
dotto in istorie, che dubiti mai
di donne terre assai
esser fondate e gran regno costrutto?
Ecco Semiramìs, che molta gente
in Asia dominò, se cercarai;
e anche troverai
che Babilonia dilatò per tutto.
Ecco da Dido il gran reame strutto
onde discese poi il fiero Anniballe,
che si fé dar le spalle
per tutta Italia sedeci anni e mesi.
Altri molti paesi,
molte famiglie e molte signorie,
senza dirti bugie,
te potria racontar, signore, adesso,
che precedute son da questo sesso.
Io lasso star tua ava e la tua madre,
per non mostrare altrui vender parole;
ma dica chi dir vòle
la gran virtù di loro e la gran fama.
L'una dimostra ch'è 'l tuo caro padre,
che fu nel mondo secondario sole;
e l'altra te sua prole
ingenerò, di che il mondo avea brama.
Per questo ciaschuna che si chiama
nel numero de l'altre valorose
illustre e virtuose
quanto si sa chi sopra lor si stima?
E però nostra rima
ormai qui faccia fine, o signor mio,
e ricevi da Dio
questa figliola, che Agnese t'ha sciolta,
e valla a ritrovare alcuna volta.
Tu sai, canzon, quant'io sia fedel servo
di quel signor, a cui tu t'apresenti,
e sai ben gli argumenti
ed anche la cagion che così sia.
La quale una altra volta mi riservo
a farne con altrui ragionamenti,
ché' miglior sentimenti
son non parlarne e tacer vilania.
Ma va' dinanzi alla sua signoria
e confortal che torni spesso al fonte,
ché le nature pronte
già sono a conservar la gran famiglia,
che mo' da lui si piglia,
perché tornando li, troverai poi
fare a li popul suoi
un buon servizio ad acquistare un figlio,
che sia nel regno a fortezza e consiglio.