I
Quelli or veggiàn che si dierono in sorte
per eredi di Dio in santa via
e poi tornâro indietro per la morte.
La divina virtù, benigna e pia,
per introdur la nova e vera legge
incarnò el santo Verbo di Maria.
Questo divino agnel fé la sua gregge
in summa povertà di virtù tanta
che pari alcuna a questa non si legge.
Poi, raguardando a la fragile pianta
de l'umana natura quanto è inferma,
che in povertà non sapia viver santa,
perché sua buona Chiesa stesse ferma,
né per questa lassasse el divin culto,
tant' òr gli diè che da lei ben si scherma.
È 'l tôrne, più dicendo, insano e stulto;
e questo in lor figura la corona,
che fa di pochi crin lor capo culto.
La mirabile vita, santa e buona,
perseverò insin che fu confitto
quel mendace sermon, che ancor rinsona,
che Cesar Costantin l'amplo profitto
desse del magno dona a santa Madre,
pel qual n'ha oggi il ciel quasi in dispitto;
per che da poi l'estituzion leggiadre
sempre son state strette da la soga
de' temporali e lor opere ladre.
Diventata è la nova sinagoga
madre di fornicar, Babilon magna,
che fra' miseri avar ciechi s'afoga.
Puttaneggia costei, bramosa cagna,
oggi co' regi e l'idolàtria face,
che disfé degli Ebrei sì gran compagna.
Per por rimedio a tale ardente face,
la divina giustizia Ambrosio santo
e me mandò a ricordar la pace
già predicata nel suo primo canto
con Girolamo pio, che ta' ricordi
per far con voi durò fatica tanto.
Ma poco valse, ché più vi son sordi
e su tratti da' dolci ben terreni,
nei qua', lassando Idio, son vissi ingordi.
Né c'è valuto e mandati sereni
per quel che tutto arse di caritate,
che ancor Dio fé per spenger tal veleni;
né del consorte suo pien di pietate,
tutto divin, sarafico Francesco
che volson rinovar la prima etate,
ché quasi ciascun oggi lieto e fresco
cheric'ha non per Dio né per virtute,
ma per d'oro e d'argento aver gran desco.
Questi son tratti da catene acute
d'oro infocato, che gli tiran dietro,
dimenticando l'eternal salute;
e ciascuno è giboso, claudo e tetro
da putrida caligine; or rimira
la turba che sospira tristo metro.
Onde io vidi color, qual divina ira
gastiga, indrieto venir forte tratti
e curvi come l'arco che si tira.
Gridavan tutti gl'infelici capti:
«Mal di Gereboan la via seguimmo
e di Giezi, per ch'or siàn sì disfatti!
E mal dietro a color miseri gimmo,
che vendevan nel tempio le colombe,
né 'l santo minister di Dio udimmo!
Ché queste eran le voglie torte e gombe
di chi el Santo Spirito aliena,
cacciati fuor de' tempi e sante tombe».
Guardando e zoppi stretti a la gran pena,
vidi un che fatto avea di sé tal arco,
qual mai fesse delfin de la sua schena;
onde, dicendo a lui, mi feci al varco:
«Che t'è cagion di così duro pianto
e di pena crudel e grave incarco?»
Respuose: «Perché volsi el Spirto Santo
per simonia, per che ancor con forza
mi rivisti' del gran papale amanto.
Questa eretica specie, ch'oggi sforza
quasi ogni reo prelato, ancor mi trasse,
poi che presi le chiave e la gran forza,
che ogni spiritual grazia alienasse,
preponendo e cattivi agli uomin santi,
che le plebi di Dio mal governasse»,
Io cominciai con così aspri canti:
«Scelerati, quanto è giusto el giudicio,
che vi tien stretti a così duri pianti!
Ché 'l povero, mirabil, santo inizio
pien di zel, di virtù contemplativo,
colle ricchezze volto avete in vizio.
Non seguitate el primo padre divo,
ch'a Simon disse: ‘Teco in perdizione
sia la pecunia e di Dio tu sia privo’.
Del crucifisso fatto gonfalone
avete e delle chiavi e de la croce
a ogni ruberia ed estorsione.
Né la vostra ambizione a color nòce
che siena eversi a la legge di Cristo,
ma sol fidel cristian percote e coce.
Con pianta di fervor di Dio amisto,
feron Clemente, Lino e Ciprïano
e Marcellino e 'l venerabil Sisto
l'alto divin principio, e non umano,
umeli perseguiti in nei martiri,
volendo sol del cielo el regno in mano.
E voi, superbi, fier tiranni diri,
cercate sol del mondo el tristo regno.
Ahi, iusticia di Dio, ché non t'adiri?
Ché quei che dovrian esser padre e segno
e direttivi de l'umana vita
a porre inverso el cielo ogni suo ingegno,
seguire il mondo cieco ognun c'invita,
in ogni gran lussuria disonesti,
sì che ogni via di Dio hanno smarita.
Digiuni e scalzi e primi padri onesti
fùr con vestiri umìli; voi elati
tirate di scarlatto le gran vesti,
da molti servi a portarle aiutati,
sì che più bestie aiutano una grande,
onde se' primi fùr santi e beati,
di pan pasciuti e di povare ghiande,
voi in ogni lasciva sète involti,
servi di Bacco e di molte vivande,
sì che' servi di Dio non son or molti.
E quei che son devoti, onesti e miti,
voi isfrenati reputate stolti,
perché non seguon vostri bestial riti
di lussurie, rapine e varie pompe,
de le qual siete mal cinti e vestiti.
Quanto gli essempli vostri mal corrompe
la sciacca plebe, poveri idioti,
che guardan quanto mal per voi si rompe
nelle ricchezze e 'n questi mortal loti,
de' quai son quei che vengono legati
en legazion con lor pazzie non noti!
Entran per le città superbi e 'nfiati
con gran cavalleria, con vestimenti
lor di scarlatto e cava' covertati.
Fansi far ciel di ricchi coprimenti,
che portan sopra 'l capo, quando vanno,
sì che di sé fan idolo a le genti
credule, pie, che contra mal gli vanno.
Non fé così quel benedetto agnello,
che venne a tôr la colpa e 'l nostro danno,
che, sedendo umil sopra d'uno asello,
al popol venne suo divoto e pio
pover vestito d'inconsutil vello,
sì che ben si mostrò figliuol di Dio.