I

By Bernardo Roselli

Se a' prieghi umani il quinto sentimento

porgesse quella in cui pietà non regna

e che alcun non degna

per sangue, per virtù né per ricchezze,

l'animo, ch'al voler sempre s'ingegna,

faria con gli umil prieghi tal concento

ch'egli faria attenta

ogni turbato cor in grande asprezza.

Ma costei, che non ha in sé fermezza,

prieghi non cura, equità né ragione;

segue il volubil corso suo veloce,

però ch'errò la voce

a pregar lei con questa oppinione

di viver sopportando in speranza,

ché suo male o suo ben non ha costanza.

Vedi il turbato mar con qual rumore,

con tempestose e con terribili onde,

che talvolta nasconde

alto navilio e par sotto sommerso,

e poi la furia sua vince e confonde

e 'l grido abassa e dell'onde il tumore

e sanza alcun furore

chiaro e quïeto sta per ogni verso.

Però, se 'l tempo io ho ora traverso,

spera d'averlo ancor chiaro e quïeto

e veder fine a sì gravosi affanni,

già durati molti anni;

e con questo sperar mi vivo lieto,

per non perir nel pelago notando,

e suo male e suo ben poco curando.

Raguarda il ciel che volgendo si move

or chiaro, or turbo in un picciol momento,

ed ora acqua ed or vento,

or caldo, or freddo e quando è temperato.

Così di questa nostra vita sento,

come ogni dì si vede vere prove

sanza cercare altrove,

volubil essere ogni nostro stato,

però che la natura ha ordinato

agli stati mondan le stelle guida,

che son volte dal ciel sanza fermezza.

E però chi disprezza

questa fallace, ed in lei non si fida,

vive contento, perché può sperare

che suo male e suo ben non pò durare.

Nullo in perpetuo può perpetuo dare,

e però il mondo corrotto e cattivo,

di perpetuo privo,

perpetuo non dà stato o ricchezza.

Alcuno stenta per fin ch'egli è vivo,

perché attende sempre a cumulare,

né mai crede mancare

e manca e lascia a om che non l'aprezza;

e, caduto in superbia per vaghezza,

spende, consuma e non pensa onde viene,

sì ch'è in povertà presto caduto.

Ed umil divenuto,

con umiltà fa roba e più la tiene;

e così transmutando, s' tu pon cura,

il suo male e 'l suo ben poco ci dura.

Affaticansi e più per esser ricchi,

chi per stato e chi per signorie,

e con diverse vie

cerca ciascuno al suo pensier venire

con poca coscïenza e con bugie:

nïun si cura benché 'l petto picchi.

Fa' pur ch'io tiri a micchi

e passi il mio voler a pien finire,

e però vedi tu ed odi dire

che spesse volte la ragione è vinta

dall'altrui forze, ond'ella è occupata.

Ed alcuna fïata

la forza è dall'ingegno morta e spenta;

così l'un l'altro ognor rubando provi

che suo male o suo ben fermo non trovi.

Benché sian duri e colpi di Fortuna,

con picciol arme gli fai resistenza,

scudo di pazïenza

leve al portare e forte al sostenere,

sperando sempre in la divina essenzia,

dove non è volubilezza alcuna.

Etterna ell'è sol una,

da cui si può etternità avere.

E questo mondo e l'altro godere

sol sa colui che s'accorda col tempo

con pazïenza quando il mal gli vene

e gode, s'egli ha bene,

tardo che venga o venga pur per tempo,

e pone amore alle cose superne,

dove è ogni bontà, e sono etterne.

— Canzon, tu cercherai li malcontenti,

perché da lor ti sarà pórta fede;

di' a chiunque, ti crede

che chi vuol riparare a' crudi venti

della Fortuna e non curare un fio,

ami pur sopra tutto e temi Dio.