I
Se a' prieghi umani il quinto sentimento
porgesse quella in cui pietà non regna
e che alcun non degna
per sangue, per virtù né per ricchezze,
l'animo, ch'al voler sempre s'ingegna,
faria con gli umil prieghi tal concento
ch'egli faria attenta
ogni turbato cor in grande asprezza.
Ma costei, che non ha in sé fermezza,
prieghi non cura, equità né ragione;
segue il volubil corso suo veloce,
però ch'errò la voce
a pregar lei con questa oppinione
di viver sopportando in speranza,
ché suo male o suo ben non ha costanza.
Vedi il turbato mar con qual rumore,
con tempestose e con terribili onde,
che talvolta nasconde
alto navilio e par sotto sommerso,
e poi la furia sua vince e confonde
e 'l grido abassa e dell'onde il tumore
e sanza alcun furore
chiaro e quïeto sta per ogni verso.
Però, se 'l tempo io ho ora traverso,
spera d'averlo ancor chiaro e quïeto
e veder fine a sì gravosi affanni,
già durati molti anni;
e con questo sperar mi vivo lieto,
per non perir nel pelago notando,
e suo male e suo ben poco curando.
Raguarda il ciel che volgendo si move
or chiaro, or turbo in un picciol momento,
ed ora acqua ed or vento,
or caldo, or freddo e quando è temperato.
Così di questa nostra vita sento,
come ogni dì si vede vere prove
sanza cercare altrove,
volubil essere ogni nostro stato,
però che la natura ha ordinato
agli stati mondan le stelle guida,
che son volte dal ciel sanza fermezza.
E però chi disprezza
questa fallace, ed in lei non si fida,
vive contento, perché può sperare
che suo male e suo ben non pò durare.
Nullo in perpetuo può perpetuo dare,
e però il mondo corrotto e cattivo,
di perpetuo privo,
perpetuo non dà stato o ricchezza.
Alcuno stenta per fin ch'egli è vivo,
perché attende sempre a cumulare,
né mai crede mancare
e manca e lascia a om che non l'aprezza;
e, caduto in superbia per vaghezza,
spende, consuma e non pensa onde viene,
sì ch'è in povertà presto caduto.
Ed umil divenuto,
con umiltà fa roba e più la tiene;
e così transmutando, s' tu pon cura,
il suo male e 'l suo ben poco ci dura.
Affaticansi e più per esser ricchi,
chi per stato e chi per signorie,
e con diverse vie
cerca ciascuno al suo pensier venire
con poca coscïenza e con bugie:
nïun si cura benché 'l petto picchi.
Fa' pur ch'io tiri a micchi
e passi il mio voler a pien finire,
e però vedi tu ed odi dire
che spesse volte la ragione è vinta
dall'altrui forze, ond'ella è occupata.
Ed alcuna fïata
la forza è dall'ingegno morta e spenta;
così l'un l'altro ognor rubando provi
che suo male o suo ben fermo non trovi.
Benché sian duri e colpi di Fortuna,
con picciol arme gli fai resistenza,
scudo di pazïenza
leve al portare e forte al sostenere,
sperando sempre in la divina essenzia,
dove non è volubilezza alcuna.
Etterna ell'è sol una,
da cui si può etternità avere.
E questo mondo e l'altro godere
sol sa colui che s'accorda col tempo
con pazïenza quando il mal gli vene
e gode, s'egli ha bene,
tardo che venga o venga pur per tempo,
e pone amore alle cose superne,
dove è ogni bontà, e sono etterne.
— Canzon, tu cercherai li malcontenti,
perché da lor ti sarà pórta fede;
di' a chiunque, ti crede
che chi vuol riparare a' crudi venti
della Fortuna e non curare un fio,
ami pur sopra tutto e temi Dio.