I

By Bonaccorso Pitti

O Giudice maggior, vieni alla banca

e porta nelle braccia la tuo croce,

sonando quella voce

che nelle turbe farà tanti tristi!

Non indugiar, ché 'l nome tuo ci manca

tanto ch'al gran pastor più ch'altri nuoce,

e non c'è uom veloce

che si ricordi che per lui moristi.

Qui non è più profeti né salmisti,

che cercar voglin tuo parole vere;

qui non è cavaliere

che più l'arme si vesta per la fé.

Or dove son que' re,

che feron di giustizia lor colonna

e sopra tutto la tenien per donna?

Dov'è la gran giustizia di Cambisse?

dov'è quella di Bruto? ch'a suo rede

diè morte, perché fede

rompevon del comun le suo mascella.

Dov'è quel buon Gualenzo, il qual si misse

a trarsi de' duo l'un, come si vede?

Dov'è Traian, che diede

il suo figliuolo a quella vedovella?

Dov'è Torquato? Quando vidde fella

l'operazion del figlio nello stato,

d'offizio il fé privato,

perché del reggimento mai non fosse.

Ah, quante schiere grosse

potrei nomar di re e 'mperadori,

che per giustizia si feron signori!

Dov'è la gran prudenza dello imperio

che si solea dottar per tutto 'l mondo?

Dov'è Cesar giocondo,

che disse a' cavalier sempre: «Venite»?

Ov'è Pirro? ov'è Cirro? ov'è Cornelio?

Ov'è colui che sostenne il gran pondo,

che l'aria, l'acqua e 'l mondo

volle veder de' pesci la lor lite?

Codro dov'è, che volse le ferite

mortal, perché i suo fussin vincenti?

Dove son que' possenti

Roman, che del morir non si curorno?

Dov'è 'l campione addorno,

il qual fece de' Greci tanto strazio

che 'l fondo dello abisso ne fu sazio?

Dov'è giustizia? dov'è temperanza?

ov'è prudenza? ov'è carità?

dov'è la castità?

Lucrezia non è più, né Iscipione.

Dov'è Nasarco ch'ebbe tal costanza?

dov'è Platon, monarca di bontà?

dov'è l'antichità

di Socrate, Lissandro e di Zenone?

Ah, quanto ben facesti, Salamone,

a non ti ritrovar fra questa greggia,

però che coccoveggia

saresti oggi tenuto da più d'uno!

El mondo n'è digiuno

di questi arditi, prodi e buon cristiani;

però non t'indugiar: mena le mani!

— Canzon, cantando no, ma con istrida

passa de' sette ciel l'ultima spera

e con piatosa cera

ritrova il Creator; sappi se dorme

e di' che le suo torme

son tutte scompigliate e sanza guida,

e di suo piaghe par ciascun si rida.