I

By Filippo da Massa

Che sie felicità o 'n che consista

racolto ho el dir di più filosofanti:

più son che l'han descritto in stil facondo,

dicendo che virtù perfetta acquista

quella operando tutti gli animanti

nella felicità di questo mondo;

ma ben che si concluda el greve pondo

nell'opra di virtù sòl rimanere.

Qual questa virtù sie nissuno sprime

nelle moral suo rime,

che facci a l'uom che l'operi ottenere

el vero stato di felicitate.

O quante in veritate

son le virtù? Ma qual sien le primarie

l'oppinion son varie

con ditti assai, e forse men che liciti,

se tutte, o parte, o qual virtù feliciti.

Se all'infermo dica el mendicante

che l'util cose pigli e l'altre lassi,

or non è vano el dir, se non l'esplichi?

S'alcun conclude che nell'operante

virtù ogni altra vita eccella e passi,

non è confuso el dir, se non li dichi

qual sie quella virtù che 'n ver l'amichi

a questo fin felice ov'el conforta?

Che virtù s'opri la sentenzia è giusta,

ma in quel che non la gusta

cotal parola è più che spenta o morta.

El parlar chiaro l'uom fa più sicuro

che non fa 'l cupo e scuro.

O quante son le vite inique e fède,

ch'in quelle l'uom si crede

virtù seguire, avenga non dimori

virtù se non ne' mondi e gentil cori.

Adunque el dir confuso alcun ne 'nganna,

e forse la più parte, ognun pensando

ch'el viver suo sie 'l viver virtüoso.

Colui ch'è ver civil perché s'affanna

circa le leggi e, quelle ottemperando,

in virtù tiensi d'esser glorïoso.

Molti altri spinti da più spezïoso,

ma forse non sì giusto e buon pensero,

tenendo quel che tenne Marco Attilio,

Santipo e Lucio Emilio,

Marco, Marcello ed Amilcar el fiero,

e li seguaci, che virtute stia

in chi la vita dia

per la suo patria, in non pur difensarla,

ma in cercar di farla

non che vittrice d'un sol principato,

ma singular sopr'ogni monarcato.

Sono alcuni altri fissi in altra parte

che per la patria facci anichilando;

virtute han detto è 'l far sé sol famosi,

lassata ogni altra via per seguir Marte,

Alessandro e Cesare affermando

felici e gli altri simil bellicosi,

dicendo esser color più virtüosi

che colla spada in man crudeli e sevi

san suggiogarsi più province e terre

con lor famose guerre.

Così molti altri, avendo questi levi,

ma confirmando al tutto vizïosa

la vita bellicosa,

ai studî si son dati delle lettere,

credendosi permettere

el tempo in ciò virtù più ch'altri avere,

per la eccellenzia c'ha in sé il sapere.

Così adunque varie oppinïoni

e vari error produce el non chiarire

l'effetto di virtù perfettamente.

Ché se del mal si tolgon le cagioni,

ogni bon'opra all'uom ne de' seguire

per la ragion che sempre al mal dissente.

Di che per illustrar la cieca mente,

che stima esser virtù l'iniquità,

direm che sie virtù, e qual ci mostra

in questa vita nostra

la via del conseguir felicità.

Ha ditto adunque alcuno esser virtù

quella che, il meno e 'l più

da sé rimosso, in mezzo sol si posa

di ciascheduna cosa.

Altri di vita qualità la pone,

sonante in ogni parte alla ragione.

Altri descrive quella uno elettivo

abito, che nel mezzo sol consiste;

e del Filosofo è cotal sentenzia:

se 'l vario dir fa l'uom dubitativo,

pur se s'aducon le parole miste,

al vero aranno infin tal continenzia

che 'n ogni stato, grado overo essenzia,

sol virtù sia di due vizî el mezzo

con ragion piena adoperato in bene.

Or chi adunque tene

felice alcun de' detti? Io già non crezzo

Lucio Metello per conflitti o ardire,

Iulio per sangue spargere,

Platone e gli altri per filosofare

potersi nominare

pur virtüosi per lor vite gremi,

che nette non son state dall'estremi.

L'estremi adunque in tutto relassati,

seguire 'l mezzo a quel convien, che vuole

aver felicità certa e spedita.

O quanti sono stati l'ingannati,

che si son cresi andar più su ch'el sole,

che poi lor luce in ombra è convertita!

Ma questo mezzo a vertù c'invita,

in prudenzia, fortezza e temperanzia

ancor iustizia e più virtù, le quali

si chiaman cardinali.

Ma osta in ciò la non già parva ostanzia

de' loro estremi, in che virtù s'avizia;

perché tale iniustizia

sotto ombra di iustizia far potrebbe,

ché quella poi serebbe

viziosità, iustizia ancor sì lenta

che la virtù sarebbe al tutto spenta.

Ma tre son quelle a cui è buon l'estremo

retto del più, ché il meno a loro è rio:

fede, speranza e carità la sezza,

però che, quanto in Dio più fede avemo

o più speriam, vie tanto el sommo Dio

del farci ben felici ha gran vaghezza.

Omai si vede quanta è la ciechezza

de l'uom c'ha abandonate le vie rette

e' torti calli segue dell'antiqui,

che 'n queste fùr iniqui.

Nissuno nega di più virtuti elette

quella esser la perfetta per sentenzia,

a cui diè d'eccellenzia

l'estremo suo; e queste tre son quelle,

per li cui razzi eccelle

ne l'uom quel tutto per lo qual salute

di fin felice spera per virtute.

Ma questo appar pur falso, perché molti

han ditto e posto due felicitati:

umana l'una e l'altra supernale.

Ma quei, ch'a questa prima son rivolti,

con Aristotil son suti ingannati,

el qual no 'ntese el supernaturale,

se eccetto che nel suo originale

posar mai possi l'alma, come è certo.

Or come adunque nell'inquisizione,

over contemplazione

delle sustanzie seperate aperto

felicità conclude, adunque sona

non esser duo, ma una:

cioè la supernal, perch'è uno stato

perfetto. É approvato

esser felicità in gaudi pleni

con aggregazïon di ciascun beni.

Se pur ch'elle sien due alcuno agogni,

vediamo ancor se questa uman dovriano

chiamar felicità o cosa fella.

Se avere el sommo ben convien, s'aggiogni

di virtù l'opra a l'alma, e se più siano

qui le virtù, operar secondo quella

che ottima e perfettissima eccella

a tutte l'altre, ed in perfetta vita:

e ciò felicità descrive e mette.

Or chi nega di sette

virtù già dette l'ultima insignita?

La qual non pose el cupo ed ampio fiume,

perché non ebbe lume.

Se dunque a noi sien note le divine,

assurdo è dir che 'l fine

della felicità sien cose esterne,

essendo quella in numer dell'eterne.

Or qui si snoda e scioglie el dir confuso

di que' c'han ditto in questo mondan vado

posser quest'uomo aver felice stato.

Rispondan qui color che l'han concluso

in qual virtù o esser, vita o grado

quest'uom contento viva o riposato.

S'adunque è nel suo intrinseco agitato,

che non si può negar pe' moti infetti,

questa beatitudin mostrin como

regnar possi in quest'omo.

Ancor ch'in Dio ha fissi e suo concetti,

già ratto al ciel nel dolze contemplare,

possendo ancor peccare,

diren costui felice, in carne essendo?

Ma vero arbitrio avendo

infino al fin d'elegger camin novi

peccabile è perfin che 'n ciel si trovi.

Ma forse alcun dirà tal libertà

del più peccar non essere in colui,

nel qual lo Spirto infuso è già disceso,

in quello ancor ch'è posto in carità,

ch'essendo quello in Dio e Dio in lui,

perciò dal più peccar sie quel diffeso.

O quanto è poco lume in quello acceso,

che vogli nel Battista o in Maria

da Dio l'arbitrio liber fusse tolto!

Li merti fanno molto,

ma più l'infusa grazia a toller via

la voglia del peccare e poi l'effetto.

Ma qui ciascuno eletto

peccabile è; che volse Pavol dire:

«Desidero morire».

Se chi è in Spirto Santo sta qui in pene,

adunque è solo in cielo el sommo bene

— Canzon, se sei d'ingegno o stile orbata,

pur stimo nissun dotto mai t'escluda;

di che fa' che concluda

che l'uom felice in carne esser non puote

e che 'n virtù felicità non sente.

Ma ben sieno istrumenti

da farla al fine aver le colpe ammote.

Ma ciò che l'uom virtute al mondo dice,

sol quella el fa felice

ch'al fin perfetto e sommo ben l'arriva:

el che sol fa virtù caritativa.