I
Che sie felicità o 'n che consista
racolto ho el dir di più filosofanti:
più son che l'han descritto in stil facondo,
dicendo che virtù perfetta acquista
quella operando tutti gli animanti
nella felicità di questo mondo;
ma ben che si concluda el greve pondo
nell'opra di virtù sòl rimanere.
Qual questa virtù sie nissuno sprime
nelle moral suo rime,
che facci a l'uom che l'operi ottenere
el vero stato di felicitate.
O quante in veritate
son le virtù? Ma qual sien le primarie
l'oppinion son varie
con ditti assai, e forse men che liciti,
se tutte, o parte, o qual virtù feliciti.
Se all'infermo dica el mendicante
che l'util cose pigli e l'altre lassi,
or non è vano el dir, se non l'esplichi?
S'alcun conclude che nell'operante
virtù ogni altra vita eccella e passi,
non è confuso el dir, se non li dichi
qual sie quella virtù che 'n ver l'amichi
a questo fin felice ov'el conforta?
Che virtù s'opri la sentenzia è giusta,
ma in quel che non la gusta
cotal parola è più che spenta o morta.
El parlar chiaro l'uom fa più sicuro
che non fa 'l cupo e scuro.
O quante son le vite inique e fède,
ch'in quelle l'uom si crede
virtù seguire, avenga non dimori
virtù se non ne' mondi e gentil cori.
Adunque el dir confuso alcun ne 'nganna,
e forse la più parte, ognun pensando
ch'el viver suo sie 'l viver virtüoso.
Colui ch'è ver civil perché s'affanna
circa le leggi e, quelle ottemperando,
in virtù tiensi d'esser glorïoso.
Molti altri spinti da più spezïoso,
ma forse non sì giusto e buon pensero,
tenendo quel che tenne Marco Attilio,
Santipo e Lucio Emilio,
Marco, Marcello ed Amilcar el fiero,
e li seguaci, che virtute stia
in chi la vita dia
per la suo patria, in non pur difensarla,
ma in cercar di farla
non che vittrice d'un sol principato,
ma singular sopr'ogni monarcato.
Sono alcuni altri fissi in altra parte
che per la patria facci anichilando;
virtute han detto è 'l far sé sol famosi,
lassata ogni altra via per seguir Marte,
Alessandro e Cesare affermando
felici e gli altri simil bellicosi,
dicendo esser color più virtüosi
che colla spada in man crudeli e sevi
san suggiogarsi più province e terre
con lor famose guerre.
Così molti altri, avendo questi levi,
ma confirmando al tutto vizïosa
la vita bellicosa,
ai studî si son dati delle lettere,
credendosi permettere
el tempo in ciò virtù più ch'altri avere,
per la eccellenzia c'ha in sé il sapere.
Così adunque varie oppinïoni
e vari error produce el non chiarire
l'effetto di virtù perfettamente.
Ché se del mal si tolgon le cagioni,
ogni bon'opra all'uom ne de' seguire
per la ragion che sempre al mal dissente.
Di che per illustrar la cieca mente,
che stima esser virtù l'iniquità,
direm che sie virtù, e qual ci mostra
in questa vita nostra
la via del conseguir felicità.
Ha ditto adunque alcuno esser virtù
quella che, il meno e 'l più
da sé rimosso, in mezzo sol si posa
di ciascheduna cosa.
Altri di vita qualità la pone,
sonante in ogni parte alla ragione.
Altri descrive quella uno elettivo
abito, che nel mezzo sol consiste;
e del Filosofo è cotal sentenzia:
se 'l vario dir fa l'uom dubitativo,
pur se s'aducon le parole miste,
al vero aranno infin tal continenzia
che 'n ogni stato, grado overo essenzia,
sol virtù sia di due vizî el mezzo
con ragion piena adoperato in bene.
Or chi adunque tene
felice alcun de' detti? Io già non crezzo
Lucio Metello per conflitti o ardire,
Iulio per sangue spargere,
Platone e gli altri per filosofare
potersi nominare
pur virtüosi per lor vite gremi,
che nette non son state dall'estremi.
L'estremi adunque in tutto relassati,
seguire 'l mezzo a quel convien, che vuole
aver felicità certa e spedita.
O quanti sono stati l'ingannati,
che si son cresi andar più su ch'el sole,
che poi lor luce in ombra è convertita!
Ma questo mezzo a vertù c'invita,
in prudenzia, fortezza e temperanzia
ancor iustizia e più virtù, le quali
si chiaman cardinali.
Ma osta in ciò la non già parva ostanzia
de' loro estremi, in che virtù s'avizia;
perché tale iniustizia
sotto ombra di iustizia far potrebbe,
ché quella poi serebbe
viziosità, iustizia ancor sì lenta
che la virtù sarebbe al tutto spenta.
Ma tre son quelle a cui è buon l'estremo
retto del più, ché il meno a loro è rio:
fede, speranza e carità la sezza,
però che, quanto in Dio più fede avemo
o più speriam, vie tanto el sommo Dio
del farci ben felici ha gran vaghezza.
Omai si vede quanta è la ciechezza
de l'uom c'ha abandonate le vie rette
e' torti calli segue dell'antiqui,
che 'n queste fùr iniqui.
Nissuno nega di più virtuti elette
quella esser la perfetta per sentenzia,
a cui diè d'eccellenzia
l'estremo suo; e queste tre son quelle,
per li cui razzi eccelle
ne l'uom quel tutto per lo qual salute
di fin felice spera per virtute.
Ma questo appar pur falso, perché molti
han ditto e posto due felicitati:
umana l'una e l'altra supernale.
Ma quei, ch'a questa prima son rivolti,
con Aristotil son suti ingannati,
el qual no 'ntese el supernaturale,
se eccetto che nel suo originale
posar mai possi l'alma, come è certo.
Or come adunque nell'inquisizione,
over contemplazione
delle sustanzie seperate aperto
felicità conclude, adunque sona
non esser duo, ma una:
cioè la supernal, perch'è uno stato
perfetto. É approvato
esser felicità in gaudi pleni
con aggregazïon di ciascun beni.
Se pur ch'elle sien due alcuno agogni,
vediamo ancor se questa uman dovriano
chiamar felicità o cosa fella.
Se avere el sommo ben convien, s'aggiogni
di virtù l'opra a l'alma, e se più siano
qui le virtù, operar secondo quella
che ottima e perfettissima eccella
a tutte l'altre, ed in perfetta vita:
e ciò felicità descrive e mette.
Or chi nega di sette
virtù già dette l'ultima insignita?
La qual non pose el cupo ed ampio fiume,
perché non ebbe lume.
Se dunque a noi sien note le divine,
assurdo è dir che 'l fine
della felicità sien cose esterne,
essendo quella in numer dell'eterne.
Or qui si snoda e scioglie el dir confuso
di que' c'han ditto in questo mondan vado
posser quest'uomo aver felice stato.
Rispondan qui color che l'han concluso
in qual virtù o esser, vita o grado
quest'uom contento viva o riposato.
S'adunque è nel suo intrinseco agitato,
che non si può negar pe' moti infetti,
questa beatitudin mostrin como
regnar possi in quest'omo.
Ancor ch'in Dio ha fissi e suo concetti,
già ratto al ciel nel dolze contemplare,
possendo ancor peccare,
diren costui felice, in carne essendo?
Ma vero arbitrio avendo
infino al fin d'elegger camin novi
peccabile è perfin che 'n ciel si trovi.
Ma forse alcun dirà tal libertà
del più peccar non essere in colui,
nel qual lo Spirto infuso è già disceso,
in quello ancor ch'è posto in carità,
ch'essendo quello in Dio e Dio in lui,
perciò dal più peccar sie quel diffeso.
O quanto è poco lume in quello acceso,
che vogli nel Battista o in Maria
da Dio l'arbitrio liber fusse tolto!
Li merti fanno molto,
ma più l'infusa grazia a toller via
la voglia del peccare e poi l'effetto.
Ma qui ciascuno eletto
peccabile è; che volse Pavol dire:
«Desidero morire».
Se chi è in Spirto Santo sta qui in pene,
adunque è solo in cielo el sommo bene
— Canzon, se sei d'ingegno o stile orbata,
pur stimo nissun dotto mai t'escluda;
di che fa' che concluda
che l'uom felice in carne esser non puote
e che 'n virtù felicità non sente.
Ma ben sieno istrumenti
da farla al fine aver le colpe ammote.
Ma ciò che l'uom virtute al mondo dice,
sol quella el fa felice
ch'al fin perfetto e sommo ben l'arriva:
el che sol fa virtù caritativa.