II (188)
Poiché più che 'l mio corso all'aure sciolto
Per l'insolito calle ardito muove,
Spirto immortale in me non prima accolto
Più avvien che mia virtù cangi e rinnuove,
Ed ecco già che, colà il guardo vòlto,
Cose vegg'io, cui par non vidi altrove,
Che ciò che in sé di grande ha il Cielo accolto
Svela ed apre ad altrui bellezze nuove.
Quindi non così mai, se 'l Sole imprime
Del forte lume suo terren vapore,
Che per quell'ampie vie s'erga e sublime,
Desta il fatale incognito splendore
Occhio mortal, come a quell'alte cime
Oggi nuova lo trae luce migliore.