II (285)
Ma qual folle desio mia mente induce
A porger dono di vietata lode
A Lui, che sua virtù tanto più gode
Porre in silenzio, quanto più riluce?
Forse che a tal divieto il Cielo è duce,
Che nostri carmi volentier non ode,
Perché ingegno mortal, quantunque prode,
Non ha stil che risponda a tanta luce.
E come umana mente in van pretende
Formar sembianza di quei pregi immensi,
Che per lungo pensar non ben comprende,
Tal né al Canto, né all'Arti ornar conviensi
La virtù, che sì viva in lui risplende,
Che turba la ragion, confonde i sensi.