II (351)
Che per ovunque io muova o muover tente,
Gir non poss'oltra, qual nave, che incaglia;
E non è che m'aite o che mi vaglia
Gridar soccorso alla già altera mente.
Ch'ella, o che sia smarrita, o che pavente
Dell'alto obblio, che sovra me si scaglia,
O che de' danni miei più non le caglia,
O sen tace, o s'arretra, o non mi sente.
E in abbandon non men de' miei pensieri,
Invan per entro me li chiamo e attendo,
Già miei fedel' sì pronti e sì guerrieri;
Onde al nimico mio vinto mi rendo,
Ed a' suoi duri ed esecrati imperi
L'inique leggi d'un vil ozio prendo.