II
O Venere formosa, o sacro lume,
o salutar fulgore, o alma stella
bella sopra ogni bella,
che dal sublime cielo amor diffondi,
qual lingua, o quale stilo, o qual volume,
quale eloquenzia prisca over novella
può con mortal favella
gl'immortal don contar, che ne fecondi?
Da te provengon tutti e ben giocondi;
tu 'l cielo illustri con tua chiara lampa,
e giù nel mondo avampa
ogni animante, sì che tua potenza
perpetüar costrigne lor semenza.
Quando prim'entra il luminar del cielo
in quella regïon, la qual disegna
l'aurata sopransegna
del trïangol celeste, allor s'esplìca
la tua virtù e scaccia vento e gelo.
Voluttà, gioia e amicizia regna,
e la terra si degna
di fior vestirsi e diventar aprica;
il mar pon giù la guerra sua antica
e placido si fa ed a te ride,
e gli augeletti stride,
percossi da tua forza, gittan fuore,
e tutto il mondo grida: «Amore, amore!»
Non monti eccelsi, non rapaci fiumi,
non valli tenebrose o selva scura
ostan, ché sanza cura
trapassan, quando sprona il tuo impero.
Tu, dea, permuti gli antichi costumi
e fai placido tal che prima fura,
e l'armi tue secura
rendono ogn'alma e di coraggio altero.
Per ogni bosco e per ogni sentero
pace, amicizia e concordia si vede,
e l'uno all'altro crede
placido sanza fraude ed in fé pura,
e per questa salute il mondo dura.
D'esta virtù ch'io t'ho mostrato e veggio
nasce l'amore. O insensata turba,
certo chi 'n lui si turba
degno è che in estremo odio al mondo gema!
L'alma gentil, che su nell'alto seggio
vidde beltade vera sanza turba,
poi giù quando s'inurba
se simil vede a quella alta e suprema,
attonita la guata, e pare scema
d'ogni altro senso, e propinquar disia.
E questa fantasia
distrugge l'alma, o dio! mirabil cosa,
ché fuor di sé la mente in altri posa.
Chi amor crede biasimare il loda,
quando insano e furente in suo dir chiama
colui che fervente ama,
perché divin furor è ben perfetto.
La Sibilla non mai il vero isnoda
se non quand'è furente, matta e grama,
e la divina trama
cerne il commosso e non il sano petto,
e gli vaticinanti, c'han predetto,
furenti vider; sì che non è rio
il furor che da Dio
discende nella mente, e così amore
da Vener nasce ed è divin furore.
Essa beata cogli occhi ridenti
su del colmo del ciel guarda nostre opre
e dintorno la cuopre
l'auriga con le sue dorate spalle.
Le picciole Virgilïe lucenti
alli suo piè festeggiano, e di sopre
dal destro omero scopre
Perseo armato con sue stelle gialle;
con l'altra mano in sul sinistro calle
la fiera coma d'Orïon minaccia,
e quei si rimbonaccia
e pon giù l'ira e l'armi, e tale aspetto
spande nel mondo un fiume di diletto.
— Questo inno a tuo onor, Ciprigna bella,
ha fatto un'alma che su nel ciel forse
dentro a tue rote corse,
dove improntata fu della tua grazia;
però di te lodar non fie mai sazia.