II

By Leonardo Bruni

O Venere formosa, o sacro lume,

o salutar fulgore, o alma stella

bella sopra ogni bella,

che dal sublime cielo amor diffondi,

qual lingua, o quale stilo, o qual volume,

quale eloquenzia prisca over novella

può con mortal favella

gl'immortal don contar, che ne fecondi?

Da te provengon tutti e ben giocondi;

tu 'l cielo illustri con tua chiara lampa,

e giù nel mondo avampa

ogni animante, sì che tua potenza

perpetüar costrigne lor semenza.

Quando prim'entra il luminar del cielo

in quella regïon, la qual disegna

l'aurata sopransegna

del trïangol celeste, allor s'esplìca

la tua virtù e scaccia vento e gelo.

Voluttà, gioia e amicizia regna,

e la terra si degna

di fior vestirsi e diventar aprica;

il mar pon giù la guerra sua antica

e placido si fa ed a te ride,

e gli augeletti stride,

percossi da tua forza, gittan fuore,

e tutto il mondo grida: «Amore, amore!»

Non monti eccelsi, non rapaci fiumi,

non valli tenebrose o selva scura

ostan, ché sanza cura

trapassan, quando sprona il tuo impero.

Tu, dea, permuti gli antichi costumi

e fai placido tal che prima fura,

e l'armi tue secura

rendono ogn'alma e di coraggio altero.

Per ogni bosco e per ogni sentero

pace, amicizia e concordia si vede,

e l'uno all'altro crede

placido sanza fraude ed in fé pura,

e per questa salute il mondo dura.

D'esta virtù ch'io t'ho mostrato e veggio

nasce l'amore. O insensata turba,

certo chi 'n lui si turba

degno è che in estremo odio al mondo gema!

L'alma gentil, che su nell'alto seggio

vidde beltade vera sanza turba,

poi giù quando s'inurba

se simil vede a quella alta e suprema,

attonita la guata, e pare scema

d'ogni altro senso, e propinquar disia.

E questa fantasia

distrugge l'alma, o dio! mirabil cosa,

ché fuor di sé la mente in altri posa.

Chi amor crede biasimare il loda,

quando insano e furente in suo dir chiama

colui che fervente ama,

perché divin furor è ben perfetto.

La Sibilla non mai il vero isnoda

se non quand'è furente, matta e grama,

e la divina trama

cerne il commosso e non il sano petto,

e gli vaticinanti, c'han predetto,

furenti vider; sì che non è rio

il furor che da Dio

discende nella mente, e così amore

da Vener nasce ed è divin furore.

Essa beata cogli occhi ridenti

su del colmo del ciel guarda nostre opre

e dintorno la cuopre

l'auriga con le sue dorate spalle.

Le picciole Virgilïe lucenti

alli suo piè festeggiano, e di sopre

dal destro omero scopre

Perseo armato con sue stelle gialle;

con l'altra mano in sul sinistro calle

la fiera coma d'Orïon minaccia,

e quei si rimbonaccia

e pon giù l'ira e l'armi, e tale aspetto

spande nel mondo un fiume di diletto.

— Questo inno a tuo onor, Ciprigna bella,

ha fatto un'alma che su nel ciel forse

dentro a tue rote corse,

dove improntata fu della tua grazia;

però di te lodar non fie mai sazia.