II
I' veggio ben che 'l giovinetto amante
a' tuo begli occhi più ch'ogn'altro piace,
e veggio ben che fuor della tuo pace
rimane il servo tuo con pene tante.
E veggio ben che dal capo alle piante
a torto Amor m'ha messo in contumace
e di tuo grazia fuor, che mi disface,
sendo qual suto son fermo e costante.
Or po' ch'a te rinata è nuova voglia
di lasciar la via vecchia per la nuova,
non veggio al viver mio alcun soccorso.
D'ogni speranza amor di te mi spoglia,
né più pregare o lamentar mi giova,
essendo in tanta passïon trascorso.
Non so qual tigre o orso
fusse ma' più di te fuor di merzede:
così il possa provar chi non mel crede.