II

By Niccolò Cieco

Ave, pastor della tua santa madre

e cattolico tempio al nostro mondo,

ave, suppremo a noi pastore e padre,

ave, di Pietro successor giocondo,

unico, singular, sanza simìle

apostolico ver padre fecondo,

grande di dignità, di mente umìle,

padre, e non genitor, di tanti figli

quanti son quei del gesuano ovile!

Tu non se' pur pe' moderni consigli

ma per divina providenzia eletto,

dalla qual la possanza e 'l nome pigli.

O padre, quanto spiritual diletto

considerando te, quanta letizia

si de' trovar nel tuo santo concetto!

In te misericordia, in te giustizia,

a te è aperta l'una e l'altra via:

punire e perdonar nostra malizia.

O grande, inistimabil signoria!

Di sopra è dato quanto in terra dai:

adunque il cielo e 'l mondo è in tua balìa.

Chi serve Dio non se ne pente mai

e chi invece di lui ti serve in terra

tenga fermo il disio, c'ha fatto assai.

Fra Dio e 'l peccatore ogni gran guerra,

pur che ti piaccia, si converte in pace;

così chi serve te, padre, non erra.

La superna bontà, quando ti piace

benignamente a noi perdonar, prieghi

a trarre il peccator di contumace.

Divin precetti son tutti i tuo prieghi,

sempre sta Dio al tuo voler parato:

chi sciogli è sciolto e legato è chi leghi.

Tu se' l'asperges me d'ogni peccato,

tu non dai solamente il ben terreno:

chi ricorre a' tuoi piè sarà salvato.

Padre, di tanta preminenza èi pieno

che se' tu solo e puoi dar quello a tutti,

che tutti gli altri a te dar non potrièno.

Alla sant'ombra tua si son ridutti

i bon fedel, ch'eran fuor del camino,

nel scismatico tempio al mal condutti;

el dì preclar del confessor Martino

si ricreò l'apostolica corte:

quel santo dì pigliasti il gran domino.

Tu se' quella colonna giusta e forte,

candida, sanza macula, sincera,

che puoi al peccator dar vita e morte.

A te si può ben dir colonna vera,

fortezza, firmamento e dirittura,

sostegno di chi grazia in Cristo spera.

O mirabil potenza alta e sicura,

qual maraviglia a dir che 'l Creatore

faccia la voglia della creatura!

Quest'è detto a te, padre e signore;

quel che tu vuoi di noi quel vuole Iddio,

tanto t'è dato in cielo e 'n terra onore.

Tu se' vero avversario d'ogni rio,

de' buoni albergo, refugio e conforto

robusto, ove bisogna, e giusto e pio;

tu fai ch'ogni foresta pare un orto

e le spilonche hai fatte ad oratorî:

ragion trïunfa, abbattendo ogni torto.

I venenosi spin son fatti fiori,

nascosi i ladri, abbattuti i superbi,

che nol fêr pria a te gli altri pastori.

Ove sono i crudeli animi acerbi?

Tu gli ha' sì da lunge dilungati

ch'a lor dai notte e per te il giorno serbi.

Beato se' fra tutti gli altri nati.

Parliamo un poco de' preteriti anni,

quando venien per grazia e battezzati.

Per temenza de' furti e degl'inganni

si facien forti nel terren romano

a cento, a mille, per fuggir lor danni,

con buone scorte e con armata mano.

Or chi vorria mal far se ne coruccia

o fugge mille miglia da lontano.

E se ci viene una vil feminuccia

dovunque si fa notte si riposa

e porta per ispada una cannuccia.

Come trovasti la tua santa sposa

quasi scura, usurpata e poverella!

E tu l'hai fatta diva e luminosa.

Padre, a' giudizî tuoi non si sapella;

beato è quel che 'n tua grazia si trova:

tu se' ver possessor d'ogni favella,

armario della legge vecchia e nuova,

e se 'l giudeo e 'l pagan non han fede

a dir che non sien tuoi nessun si mova.

Tu possiedi chi crede e chi non crede

Iddio in carne, e quei son in errore

per incredulità prendon mercede.

E terrò fermo come torre el core,

ché si parte dal ver chiunque vuol dire

che tu non sia d'ogni anima signore.

E tengo fé che, essendo per morire

un giudeo, un pagan, ch'ognuno aspetta

giungere a quel che non si può fuggire,

redur volendo l'anima mal retta

ch'ella si salveria se tu dicessi:

»Va', che da Dio e me sia benedetta«.

Né credo ch'altramenti esser potessi,

e, se mi fusse ragion domandata,

eccola qui, chi contradir volessi:

temporal puoi di potenzia ordinata,

spiritual di potenzia assoluta,

padre, tanta balìa dal ciel t'è data.

Non è né minuita né cresciuta

l'autorità ch'a Pier fu posta in mano,

perché infinitamente è conceduta.

Se 'l pregar di Grigor salvò Traiano,

leggendo la sua vita virtüosa,

che si tiene esser salvo, e fu pagano,

a te è piccolina ogni gran cosa:

tu tien le chiavi de l'eternal vita,

quel che per te si vuol negar non s'osa.

Come la santa tua parola uscita

alle divine orecchie s'apresenta,

è sanz'altra eccezion da Dio essaudita.

El ciel della tua voglia si contenta,

l'anima apresso nel tuo arbitrio posta;

chi vuol ben amar lui del tuo amor senta.

Quella che tanto vale e non ti costa,

cioè misericordia e perdonanza,

porgine, padre, a l'alma ben disposta,

la quale, avendo in te ferma speranza,

può dir d'averla in Dio, per quello effetto

che 'n te riluce della sua possanza.

Ma 'l nostro basso e fragile intelletto,

per non vederne più, più non ci pensa:

quest'è da reputar nostro difetto.

Tu se' il ministro per cui si dispensa

quello angelico pan, che l'alma civa

di maggior frutto e di più grazia immensa,

che vero spera in eterno esser viva,

se questo prende e fedelmente crede

l'attiva vita e la contemplativa.

Padre, chi a te s'aumilia e perdon chiede,

remessa ogni follia, tanto sie prava,

se tua clemenza el perdonar concede,

ogni criminal peso in noi disgrava.

Adunque, padre, la tua man beata

per grazia ostendi e le mie colpe lava.

Quella mi da' ch'è tanto disïata

poi che se' in terra in persona di Dio,

sendo uomo e, come noi, cosa formata.

Sol fammi croce, padre e signor mio,

e sarò apresso a Dio fra gli altri suoi,

bench'i' sia peccator misero e rio,

poi che nel grado se' che far lo puoi.

Per la tua santità giusta e famosa

Dio ti diè grazia salvar te e' tuoi.

Amen e così sia come 'l dir chiosa.