II

By Pietro Metastasio

Silenzio, o Muse. Ognuno esalta, è vero,

D'Augusta i pregi in questo dì felice,

E a voi lo vieta Augusta, e a voi non lice.

È ver, dura è la legge; è ver, potreste

Lagnarvene a ragion: ma chi frattanto,

Chi ragion vi farà? Gli dèi? Son tutti

Dichiarati per lei. Gli uomini? E dove

Trovar chi non l'adori? In vostro danno,

Qualunque in terra o in cielo

L'arbitro sia, ricaderan le accuse.

Ah conviene ubbidir; silenzio, o Muse.

Non provate, io vel consiglio,

Quanto possa in su quel ciglio

Uno sdegno passeggier:

Su quel ciglio onde il coraggio

De' più intrepidi dipende,

Che l'arbitrio o toglie o rende

Di parlare o di tacer.

Consolatevi al fine: al fin vi toglie

Il divieto d'Augusta a un gran cimento.

Che direste di lei? Chi può dir tanto

Che al ver s'appressi? E chi può dir sì poco

Ch'ella il sopporti? O in questa guisa o in quella

Voi parreste, in narrando i suoi trofei,

Maligne agli altri, o adulatrici a lei.

Può degnamente ognuno

Lodarla ed ubbidir. Chi di Teresa

L'invitto esprime sol nome sublime,

Eseguisce il comando, e tutto esprime.

A dir di quanti allori

S'ornin l'auguste chiome,

A far che ognun l'adori

Quel nome basterà:

Nome che in sé comprende

Più di qualunque lode;

Nome che altera rende

Questa felice età.