II
Le crude querce per piatà io faccio
piangere e i duri sassi sospirare,
e tutte valli io sento tormentare,
circustanti alle mura dov'io giaccio.
Pe' duri afanni c'ho, io mi disfaccio,
tal che non può lungamente durare
nel miser corpo l'alma, né più stare
in questo caldo foco e 'n freddo ghiaccio.
Poi le 'nsensibil cose hanno piatade
del mio grieve tormento e duro pianto,
tu, che corona porti di biltade,
com'esser può che, veggendomi afranto,
non ti venga di me qualche piatade,
ché sai ch'io t'amo sopra ogni altra tanto?