II
Già fiammeggiava presso a l'aurea Aurora
il pianeta maggior nell'orïente,
inargentando i nuviletti d'oro:
quand'io, ch'avea col fischio e con la verga
scorta mia greggia a i rugiadosi paschi,
posto a seder sott'una antica quercia,
notava intento il dilettevol suono,
che d'intorno facean le pecorelle
tondendo il verde de l'erboso suolo.
Ed ecco l'armonia d'una zampogna
sonar non lunge. Io da le dolci note
tratto, e lasciando il mio maggior pensiero,
in piè risorto, cheto, passo passo,
ver là mi mossi, e vidi a piè d'un faggio
sedersi un solo. E quanto gli occhi miei
scorger potero in quella incerta luce
mi parve Mopso; Mopso a cui le selve
son testimonie quanto a l'alme Muse,
e quanto ei sia ad Amor fedele amico.
E quale in pria mi parve, tal la voce
e 'l chiaro giorno poi mostrolmi aperto.
Quivi vago d'udir suoi dolci accenti
dietro una macchia stretto mi raccolsi.
E egli omai spuntando il primo raggio
del novo giorno, al dir la lingua mosse,
accompagnando il suon con tai parole:
Sorgi omai chiaro sole, e 'l ciel aprendo
l'aer rischiara; e 'l mare intorno imbianca;
la terra alluma; e 'l desiato giorno
riporta a gli animali e ai pastori.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
Se non hai sole e se colei non ave
cosa simil, ben posso dir di voi,
che tu se' a lei, ed ella a te simile.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
Solo se' sol, ch'in tutti gli alti giri
lume non è ch'al tuo lume s'aguagli,
né lassù fuoco v'ha che t'assimigli.
E sola è sol in acque, in selve e in monti:
la bella ninfa mia, ch'è così sola,
che beltà non si mira a lei sembiante.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
Quando cinto di raggi il capo biondo
a noi ti mostri, fugge d'ogni intorno
la cieca notte da l'ombrosa terra:
e s'allegrano in piani, in poggi e in boschi
le solitarie fiere, i vaghi augelli,
e con gli armenti, pecore e bifolchi.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
E quando 'l lampeggiar del divo lume
a me si scopre, del mio tristo core
si scuote intorno il tenebroso velo:
gioiscon gli occhi miei: l'anima mia
tutta s'allegra e seco i miei pensieri;
e meco gode il mio cornuto armento.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
Poi come le montagne d'occidente
ingombran la tua luce, e tu t'invii
al tuo riposo là nei bassi liti,
la fosca notte entro a l'oscuro manto
involve 'l cielo, e involve gli animali,
tenendo il mondo in tenebre sepolto.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
E come del mio sol l'amata vista
da me si parte, al dipartir di lei
a me in un punto ogni mia luce è tolta.
Il giorno mio sen va verso l'occaso
e son sepolti in tenebrosa notte
i miei pensier, il cor, l'animo e l'alma.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
Da che tolta è dal ciel tua ardente fiamma,
perché 'l superno chiostro intorno splenda
di mille ardori, non però ritorna
il giorno al mondo infin che non ritorni
tu, la cui luce ogni altra luce asconde.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
E da ch'io de' begli occhi ho gli occhi privi
perché da mille belle e vaghe ninfe
cinto mi vegga, non però s'aggiorna
dentro al mio cor fin che colei non riede
il cui bel lume ogni altro lume adombra.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
Qualor avvien ch'a la tua accesa face
occhio mortal s'arrischi alzar i rai
per ritrar forse l'alma tua figura.
la soverchia virtù del tuo splendore
sì l'abbarbaglia, che smarrito e vinto
ad ogni aspetto uman si trova infermo.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza
E io qualor a la mia ardente lampa
mi riprovo d'alzar gli occhi e la mente,
per farne poi ne i tronchi alcun disegno,
il divo onor del rilucente oggetto
sì mi confonde, che perduti i sensi
non sento quel, che di me stesso io senta,
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
Poi quando più 'l tuo lume s'avvicina
al mondo nostro, occhio del mondo eterno,
e più drizzi i tuoi raggi sopra noi,
arde la terra, e arde ogni vivente;
e de la sete per colli e per piani
mancar si veggon gli alberi e l'erbette.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
E quando a me 'l mio amato sol s'appressa
(il sol ch'è solo il sol de la mia vita)
e fiammeggiando in me 'l suo lampo vibra,
arde in me 'l cor, ardon miei accesi spirti,
e 'n me s'infiamma un sì caldo disire
ch'a me stesso mi sento venir manco.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
Tu con la tua virtù non solo allumi,
non solo incendi quel che fuor si scorge,
ma dove umana vista non discende,
dentro passando, fai pregno il terreno
di tal semenza ch'i terrestri germi
producon d'ogni intorno e fronde e fiori,
onde si veston le campagne e i poggi.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
E la virtù di lei non sol rischiara,
non sol infiamma la mortal mia scorza,
ma dove altro non passa che 'l suo sguardo,
in me varcando, in me fa tal radice
che poi germoglia in graziosa pianta,
in cui fiorendo i miei gentil concetti
fanno 'l mio col suo nome eterno adorni.
Sorgi sol del mio sol sola sembianza.
Ma che parl'io? che fo? dormo o vaneggio?
sì son col core al mio bel sole intento,
ch'ad alta voce ancor chiamo e richiamo,
e pur or sommi accorto ch'è tant'alto
sorto 'l sol del mio sol sola sembianza.
Oh così fosse ai miei bramosi lumi
sorto il lor sol. Tornato è 'l giorno al mondo
non (lasso) a me, ch'a me non luce il sole,
non s'apre il giorno a me se non si scopre
colei, ch'è sola il sol de l'alma mia.
Oh me infelice sovra ogni vivente!
Sa l'universo, sanno gli elementi,
san le ninfe e i pastor, sanno i bifolchi,
san le fiere e gli augelli, e san le gregge
che da tornare ha il sole e 'l giorno e quando;
e sol io solo senza sole e senza
alcun lume, di giorno in cieca notte
vo brancolando: e non so quando o come
mi ritorni a veder l'amato raggio.
Ahi, lasso me dolente: or fosse almeno
la notte mia tal notte, qual'è quella
ch'al cader del suo sole al mondo sorge,
ch'in quella dolce notte in ogni verso
si posa in pace! Rive, prati e poggi
valli, monti, campagne, selve e fonti
han dolce requie, e i miseri mortali
quetan le stanche membra e ogni affanno,
ogni fatica, mandano in oblio.
Ma non è tal la mia, che cieco e solo
vo intorno errando. E non han pace o tregua
gli occhi miei, non i piedi e non la lingua;
no 'l pensier, no 'l desir, non i sospiri.
E s'alcun è che turbi l'altrui pace,
io son quel desso; che son sol colui
che col continuo suon de' miei lamenti
ho già stancate le campagne e i colli.
Almo mio caro sol, sarà giammai
ch'io ti rivegga un giorno, un giorno intero?
Un giorno che giammai non giunga a sera,
e gli occhi affisi in te quant'io vorrei?
Ahi, lasso me: perché, perché non lice
mostrar aperto il cor? perché disdetto
m'è 'l dir ch'io t'ami, se cotanto t'amo?
Perché, disdetto a te l'amar chi t'ama?
Cotai parole, e altre suspirando
e lagrimando, il doloroso Mopso
spargeva a l'aura; e io che senza scorta
lasciata avea la greggia e tuttavia
sentia montando il sol montar il caldo,
lui lasciai pur dolersi: il dolce canto
fra me stesso membrando, e 'l petto pieno
non di minor pietà che di dolcezza.