II

By Veronica Franco

S'esser del vostro amor potessi certa

per quel che mostran le parole e 'l volto,

che spesso tengon varia alma coperta;

se quel, che tien la mente in sé raccolto,

mostrasson le vestige esterne in guisa,

ch'altri non fosse spesso in frode còlto,

quella tèma da me fôra divisa,

di cui quando perciò m'assicurassi,

semplice e sciocca, ne sarei derisa:

«a un luogo stesso per molte vie vassi»,

dice il proverbio; né sicuro è punto

rivolger dietro a l'apparenzie i passi.

Dal battuto camin non sia disgiunto

chiunque cerca gir a buona stanza,

pria che sia da la notte sopraggiunto.

Non è dritto il sentier de la speranza,

che spesse volte, e le più volte, falle

con falsi detti e con finta sembianza:

quello de la certezza è destro calle,

che sempre mena a riposato albergo

e refugio ha dal lato e da le spalle;

a questo gli occhi del mio pensier ergo,

e da parole e da vezzi delusa,

tutti i lor vani indizi lascio a tergo.

Questa con voi sia legitima scusa,

con la qual di non creder a parole,

né a vostri gesti, fuori esca d'accusa.

E, se invero m'amate, assai mi duole

che con effetti non vi discopriate,

come, chi veramente ama, far suole:

mi duol che da l'un canto voi patiate,

e da l'altro il desio, c'ho d'esser grata

al vostro vero amor, m'interrompiate.

Poi ch'io non crederò d'esser amata,

né 'l debbo creder, né ricompensarvi

per l'arra, che fin qui m'avete data,

dagli effetti, signor, fate stimarvi:

con questi in prova venite, s'anch'io

il mio amor con effetti ho da mostrarvi;

ma, s'avete di favole desio,

mentre anderete voi favoleggiando,

favoloso sarà l'accetto mio;

e, di favole stanco e sazio, quando

l'amor mi mostrerete con effetto,

non men del mio v'andrò certificando.

Aperto il cor vi mostrerò nel petto,

allor che 'l vostro non mi celerete,

e sarà di piacervi il mio diletto;

e, s'a Febo sì grata mi tenete

per lo compor, ne l'opere amorose

grata a Venere più mi troverete.

Certe proprietati in me nascose

vi scovrirò d'infinita dolcezza,

che prosa o verso altrui mai non espose,

con questo, che mi diate la certezza

del vostro amor con altro che con lodi,

ch'esser da tai delusa io sono avezza:

più mi giovi con fatti, e men mi lodi,

e, dov'è in ciò la vostra cortesia

soverchia, si comparta in altri modi.

Vi par che buono il mio discorso sia,

o ch'io m'inganni pur per aventura,

non bene esperta de la dritta via?

Signor, l'esser beffato è cosa dura,

massime ne l'amor; e chi nol crede

ei stesso la ragion metta in figura.

Io son per caminar col vostro piede,

ed amerovvi indubitatamente,

sì com'al vostro merito richiede.

Se foco avrete in sen d'amor cocente,

io 'l sentirò, perch'accostata a voi

d'ardermi il cor egli sarà possente:

non si ponno schivar i colpi suoi,

e chi si sente amato da dovero

convien l'amante suo ridamar poi;

ma 'l dimostrar il bianco per lo nero

è un certo non so che, che spiace a tutti,

a quei, ch'anco han giudicio non intiero.

Dunque da voi mi sian mostrati i frutti

del portatomi amor, ché de le fronde

dal piacer sono i vani uomini indutti.

Ben per quanto or da me vi si risponde,

avara non vorrei che mi stimaste,

ché tal vizio nel sen non mi s'asconde;

ma piaceriami che di me pensaste

che ne l'amar le mie voglie cortesi

si studian d'esser caute, se non caste:

né così tosto d'alcun uom compresi

che fosse valoroso e che m'amasse,

che 'l cambio con usura ancor gli resi.

Ma chi per questo poi s'argomentasse

di volermi ingannar, beffa se stesso;

e tale il potria dir, chi 'l domandasse.

E però quel, che da voi cerco adesso,

non è che con argento over con oro

il vostro amor voi mi facciate espresso;

perché si disconvien troppo al decoro

di chi non sia più che venal, far patto

con uom gentil per trarne anco un tesoro.

Di mia profession non è tal atto;

ma ben fuor di parole, io 'l dico chiaro,

voglio veder il vostro amor in fatto.

Voi ben sapete quel che m'è più caro:

seguite in ciò com'io v'ho detto ancora,

ché mi sarete amante unico e raro.

De le virtuti il mio cor s'innamora,

e voi, che possedete di lor tanto,

ch'ogni più bel saver con voi dimora,

non mi negate l'opra vostra in tanto,

che con tal mezzo vi vegga bramoso

d'acquistar meco d'amador il vanto:

siate in ciò diligente e studioso,

e per gradirmi ne la mia richiesta

non sia 'l gentil vostro ozio unqua ozioso.

A voi poca fatica sarà questa,

perch'al vostro valor ciascuna impresa,

per difficil che sia, facil vi resta

E, se sì picciol carico vi pesa,

pensate ch'alto vola il ferro e 'l sasso,

che sia sospinto da la fiamma accesa:

quel che la sua natura inchina al basso,

più che con altro, col furor del foco

rivolge in su dal centro al cerchio il passo;

onde non ha 'l mio amor dentro a voi loco,

poi ch'ei non ha virtù di farvi fare

quel ch'anco senz'amor vi saria poco.

E poi da me volete farvi amare?

quasi credendo che, così d'un salto,

di voi mi debba a un tratto innamorare?

Per questo non mi glorio e non m'essalto;

ma, per contarvi il ver, volar senz'ale

vorreste, e in un momento andar troppo alto:

a la possa il desir abbiate eguale,

benché potreste agevolmente alzarvi

dov'altri con fatica ancor non sale.

Io bramo aver cagion vera d'amarvi,

e questa ne l'arbitrio vostro è posta,

sì che in ciò non potete lamentarvi.

Dal merto la mercé non fia discosta,

se mi darete quel che, benché vaglia

al mio giudicio assai, nulla a voi costa:

questo farà che voli e non pur saglia

il vostro premio meco a quell'altezza,

che la speranza col desire agguaglia.

E, qual ella si sia, la mia bellezza,

quella che di lodar non sète stanco,

spenderò poscia in vostra contentezza:

dolcemente congiunta al vostro fianco,

le delizie d'amor farò gustarvi,

quand'egli è ben appreso al lato manco;

e 'n ciò potrei tal diletto recarvi,

che chiamar vi potreste pur contento,

e d'avantaggio appresso innamorarvi.

Così dolce e gustevole divento,

quando mi trovo con persona in letto,

da cui amata e gradita mi sento,

che quel mio piacer vince ogni diletto,

sì che quel, che strettissimo parea,

nodo de l'altrui amor divien più stretto.

Febo, che serve a l'amorosa dea,

e in dolce guiderdon da lei ottiene

quel che via più, che l'esser dio, il bea,

a rivelar nel mio pensier ne viene

quei modi, che con lui Venere adopra,

mentre in soavi abbracciamenti il tiene;

ond'io instrutta a questi so dar opra

sì ben nel letto, che d'Apollo a l'arte

questa ne va d'assai spazio di sopra,

e 'l mio cantar e 'l mio scriver in carte

s'oblia da chi mi prova in quella guisa,

ch'a' suoi seguaci Venere comparte.

è'avete del mio amor l'alma conquisa,

procurate d'avermi in dolce modo,

via più che la mia penna non divisa.

Il valor vostro è quel tenace nodo

che me vi può tirar nel grembo, unita

via più ch'affisso in fermo legno chiodo:

farvi signor vi può de la mia vita,

che tanto amar mostrate, la virtute,

che 'n voi per gran miracolo s'addita.

Fate che sian da me di lei vedute

quell'opre ch'io desio, ché poi saranno

le mie dolcezze a pien da voi godute;

e le vostre da me si goderanno

per quello ch'un amor mutuo comporte,

dove i diletti senza noia s'hanno.

Aver cagion d'amarvi io bramo forte:

prendete quel partito che vi piace,

poi che in vostro voler tutta è la sorte.

Altro non voglio dir: restate in pace.