II
Ora è venuto il tempo, ora è il destino
contra di quello ingrato faragone
nimico di Raspante perugino,
ché gli è dato da Dio per promissione
E per nostra chiarezza ora si vede
il mezzo Monton, che era sulla rota,
per suo mal far si troverà da piede;
se già non fosse una ragione or nota,
perch'e figliuol del Comun fiorentino,
forsi vorranno trarlo della mota;
e perché il Duca gran Conte d'Urbino
s'appella buon figliuol di quel Comuno,
son certo seguirebbe lor dimino.
Se non fia questo, e' converrà che l'uno
manchi suo stato; e credo che 'l Montone
vorria di tal impresa esser digiuno;
e piagneranne ancor quel da Frontone
del tradimento che ordinò da Gobbio,
e 'l c della terra ove è il cordone,
e lasceranno il preso, e non è dubbio,
posto che danno aggia ricevuto;
ma vergogna per lui s'avolse al subbio,
quando comprendo il poco onor c'ha 'vuto,
cacciati fuor, come le meretrici,
da Gobbio; né è da chi non fu veduto.
E questo è de' segnali una radice,
che fia perdente d'ogni suo contese,
siccome per passato era felice.
E perché più non avrà quel paese
col qual sé ricopria dal suo ribello,
e per questo ha acquistato gran paese;
io ho trovato che costui è quello
che lui rimise in casa sua per certo,
e 'l merito che n'ha tu puoi vedello.
Questo è colui che sempre s'era offerto
metter tra 'l gran Pastore e lui concordia
perché lo stato suo non fosse incerto.
Con tutti intorno intorno avia discordia,
fuor che con questo, ma, per suo peccato,
convien che gridi ancor misiricordia;
ché quel che fu cagion di darli stato,
così s'era cagion farlo mendico,
e tal con lui, che non ha colpa al lato;
e ancor seguirà che 'l più amico,
veggendol correr a molto periglio,
convertirassi in suo mortal nimico.
Se volesse scusarsi da tal piglio,
d'aver ragione non porria mostrarlo.
Dirò per trar la gente di bisbiglio:
se 'l Conte gli avea a fare e volie farlo,
de' danar che gli entrò mallevadore
per cavar di pregion il signor Carlo,
e' dovieno a Firenze al gran Pastore
trovarsi insieme, e, così ragionato,
avian fermato l'un l'altro signore;
sì che 'n suo mala fede egli è mancato,
e vuol chiaro mostrar ch'egli è rubello
delle chiavi e del manto del biato.
Ma lassa far, ché sord'è tal drapello,
che converrà che torni a penitenza,
se non vola per l'aier come uccello.
Non è molti anni ch'io vidi Piagenza
con gran trïunfo; vedi quel ch'è ora,
ch'è poco men che troiana sentenza.
Godi Raspante, ché tu se' di fora;
presto ritornerai nel tuo ricetto,
e l'aversario tuo convien che mora,
se non l'aita quel che sopra ho detto.