II

By Antonio degli Agli

Solo e pensoso un dì fra l'erba e' fiori

stando, m'aparve l'ombra di colui

che move 'l mondo, gli elementi e' cuori;

ond'io, di stupor pien, mi mossi a lui

per riguardar sua forma e sua bellezza,

ma tal lume spargevan li occhi sui

e 'l volto e 'l viso, ch'ogni mia fortezza

mancò, e caddi in terra come morto

o come vinto suol per debilezza.

Ma lui, del caso mio subito accorto,

a una donna lì, del sol più bella,

commise ogni mia cura, ogni conforto.

Il perché pronta, obedïente e snella

me sollevato con aspetto pio

e santo amor, così ver me favella:

«Figliuol, prendi speranza, però ch'io

vengo mandata qui da quel signore,

che co' suo lumi te 'nanzi ferìo,

e qui, fra 'l tuo vedere e 'l suo splendore

posta, tempero i raggi del suo volto,

perch'oda e veggia alquanto il suo valore.

Levati dunque su, piglia conforto,

guarda e domanda me, ch'i' son mandata

per lasciarti d'errori e dubî sciolto!»

Ripreso animo, «Adunque, alma beata,

— dissi — se non t'è grave, alquanto parla

di questa immagin qui da me scontrata».

Ed ella, come nota in la mia spalla

posta la man, disse: «Quest'è l'Amore,

che col suo fiato il mondo accende e 'ngialla.

Questi ha quattro saette d'un colore,

ma varie sì che, quelle saettando,

ferisce, lega e toglie ogni vigore,

e con la quarta uccide; e forse, quando

Semelè ne' suo doni arse e perìo,

sentì del primo amor l'ultimo bando.

Quinci, come la morte, l'amor pio

prova esser forte chi, da tal saetta

ferito, a Lete scende con disio,

ove vagando va l'alma soletta

per boschi e selve, fin che giugne al fonte

che Narciss' al morir chiama ed afretta.

Alza, figliuolo, alquanto, alza la fronte,

guarda la forma e bellezza 'nfinita,

alli occhi tuoi offerta impressamente!»

Levai le ciglia, poi ch'essa m'invita,

e, di nuovo vigore afflato, vidi

quella detta per sé bellezza e vita.

E ferito nel cor da' raggi fidi,

legato, aflitto e 'n un punto mancato,

per sommo ben lì sentito, me vidi.

Allor la donna mia, che m'era allato,

tale accidente conosciuto, disse:

«Or ti sarà 'l mio dire aperto e lato».

E, detto ciò, nel ciel tutta s'affisse,

e, come donna innamorata, un canto

tal cominciò, qual mai più non si scrisse:

- O sommo ben, che spandi in ogni canto

la tua virtù, e con libero amore,

quant'è ciascun, te stesso infondi tanto,

anzi di tua natura el tuo vigore

prestando, fai a te simil coloro,

che fissi in te a te danno 'l suo core;

però che, come in fiamma splende l'oro

dall'igneo vigor pien e 'nformato

così di tua bontà splendon costoro,

e tanto è ciaschedun cortese e grato,

quant' egli è buono, e tanto ancor migliore

quant' è nel sommo ben più trasformato.

El qual per sua natura, el suo valore

ed ogni suo tesoro in altri infonde,

quant'è di chi riceve amplo 'l vigore.

Quindi, adunque, informate e fatte monde,

l'anime generose son costrette

d'infonder sé com'altri in lor s'infonde.

Quinci li strali e l'acute saette

della vera amicizia e santo amore

sono al cor di costor sempre dirette.

E però pon della sua legge fore

el sapiente d'amor chi non accende

l'affetto e 'l cor nel divino splendore,

dove l'amar per sé tutto s'estende

e tutto sé diffonde nell'amato,

se nïente su' atto o moto offende.

A torto adunque è amico chiamato

chi per amore al sommo ben coniunto

non è, dove l'amar vero è 'nsegnato.

Chi ben non tiene e 'ntende questo punto

muterà nome, overo alterno dice

essere e l'amicizia e l'amor giunto.

Ma 'l suo principio e la vera radice

è fissa 'n ciel, dove chi è salito

sempr'è nel suo amor iusto e felice,

perché affetto, su nell'infinito

bene e amore eccede ogni misura,

dove l'umano amor sempr'è perduto.

Sua qualità, suo modo e sua figura

trabocca nell'amante in ogni gesto,

parlare e stato e sollicita cura.

Quivi il lento vedrai volvere in presto,

e con voce d'amor gridar colui

che tace, e lieto star chi era mesto.

D'enfiammate saette li occhi sui,

moti e parole ed ogn'atto vedrai

di divina potenzia ardere in lui.

E se stolto non se', intenderai

quel tal patir non far per tal cagione,

che uomo esser non può né fu già mai.

Per questo è detto Iove genitore,

di che l'uman vigor passa e trascende,

del cielo e terra e 'nferno vincitore.

E quest'a ciascun ricco sparge e stende

el suo affetto, e, per tutti giovare,

tutto 'l suo e se stesso all'amor vende.

Quinci con gran periglio ire e tornare

el giusto Ercole vedi, e, per amore

del mondo, i mostri sudando domare;

duo Decî e Codro e Regol forse muore

per amor della patria; il buon Ligurgo

per fermar le sue leggi e lor rigore

della patria si priva e d'ogni burgo;

e Scipïon, la sua Roma lasciando,

l'interne legge alla sua invidia purgo,

e minor nell'essilio diventando

la fede, l'amicizia il fa maggiore,

più chiaro e glorioso assai che quando

fu giusto di sua patria difensore;

questi e molt'altri alcun grado tenere

parvon dell'amicizia e sacro amore.

Ma l'opre lor già mai furono 'ntere,

perché non discendean da quella vena,

che quelle e l'altre fa giuste e sincere.

Non è mai l'amicizia in alcun piena,

che 'l suo amico all'ottimo non trae,

se può, benché per morte è grave pena.

Quel che fecion costoro ed esso fae

alcune volte, e talora 'l contrario,

perch'a l'ottimo sempre intende e vae.

Qui, per la morte di sua figlia, Ilario

prega, ed una matrona con letizia

guarda 'l martir de' figli orrendo e vario,

per quel dolor non sentendo trestizia,

ché 'l corpo affligge, ma l'alma vittrice

pon glorïosa ove niun' è mestizia.

Quinci stimò ne' tormenti filice

el suo padre Origène, e al morire

conforta lui, ch'è di vita radice.

Or, chi non vuol la legge preterire

della ver'amicizia per amore,

tutto e' si volga e 'nfiammi il suo disire.

E 'nteso ch'ogni bene, ogni dolzore,

ogni felicità, letizia e festa

in l'uon concessa, ogni gaudio, ogn'onore

v'è, è sodo, riposto e fisso in questa,

sicché niente all'amico suol dare,

ché gli dà altri ben che questi, o 'mpresta.

E quinci 'l vero amico vedrà stare

in ogni affanno ed a morir parato,

per poter dov'è sé altrui menare.

E niente paregli adoperato

aver pel suo amico insino a tanto

che l'ha al sommo ben giunto e legato;

e, per quivi menarlo, in lutto e 'n pianto

talora el lascia lui con odio, amando,

come chiaro dimostra il testo santo.

Quest'amicizia intende 'l modo e 'l quando

del beneficio, l'ordine e 'l tenore,

e quanto si procede e come, amando.

Quinci l'altrui agguaglia al proprio amore,

e, dello amor tenendo equal misura,

a tempo e luogo par meno e maggiore.

Quinci talor vedrai la pietà dura

e la clemenzia cruda diventare

e spesso amor variar sua figura.

Non in più forme si solea mutare

Proteo che colui che senza fraude

e senza adulazion usa l'amare.

Quinci come saette over bombarde

fulminar le parole dell'amante

vedrai, e talor esser fredde e tarde;

piangerà 'l pianto alcuno e, poco stante,

ridere a lutto e nel dolor far festa,

de' somm'amici en più modi mutante

el volto e' gesti, per aver podesta

più pronta e vera all'uso e la salute

de l'amata persona, a sua richiesta.

Quinci vedrai le lingue fatte mute

de' veri amici, e sordo e cieco e stolto

altri fatti vedrai, per dar compiute

l'opere all'amicizia, e quelle 'l volto

mutare e simil farsi anche all'amato,

finché dal proprio mal lo vede sciolto.

Vidi dolere alcun più che 'l penato

ed infermar con lo 'nfermo, e a morire

per l'altrui miglior vita esser parato.

Truovasi chi pe' suoi volle morire

e dal libro esser raso ov'era scritto

da chi li amici suoi volle punire.

Contento era del cielo esser prescritto

per li amati fratelli, ver cultore

dell'amicizia: è vero amor, non fitto.

Non è contento a morir per amore

una volta, se 'l cielo è regolato,

formato ed ordinato al suo favore;

e quinci in varie morti esercitato,

in pericoli grandi, fame e sete,

e mille mali afflitto e lacerato,

senza respitto alcun, senza quïete,

si glorïav' alcuno, e per l'amato

mond'uscir mai non vuol di cotal rete.

Quinci vedi l'amico trasformato

ne li amati fratelli, e l'universo

abracciar, quasi sé dimenticato.

O sacro amor, con quale stilo averso

potrà alcun la tua lode esplicare,

over quelle far note all'universo?

Ma chi intender potrà che 'l ver amare

si privi dell'amato, e quel che vòle

non voglia per amor di elevare?

Tanto pote l'amante al vero sole

che 'ntenda nell'amare esser felice

chi dal suo bene ed obietto si tòle.

E leggendo esser miser e infelice,

per non perder amor più dolce e caro

che non si crede e più che non si dice,

è nella sua dolcezza tanto amaro,

e nella sua pietà tanto crudele

ch'allo 'nferno trabocca ogni suo caro.

E forse questo lì trasse 'l fedele

Orfeo, la morta sposa seguitando,

e così al padre Enea drizza suo vele,

per fiumi e luoghi perigliosi andando,

tra le tenebr'etterne, ove la morte

pone 'l suo modo, onde la vita ha bando.

Apre del vero amor l'ultime porte

solo a' non sordi alcun, con alta voce

gridando: «Da l'amor vita né morte,

pena, periglio, overo amara croce

divider mi potrà; quinci 'nfiammato,

cerc'un vero amatore in ogni foce,

se ben trovar si può alcun creato

d'amor più dolce, grazïoso e caro».

E poi c'ha tutto assai considerato,

tutto truova molesto, aspro ed amaro

senza amicizia; se tutto 'l tesoro

del cielo e della terra per riparo

del commutato amore e per ristoro

dato gli fosse, in modo che signore

secondo fusse del celeste coro,

lume d'ingegno, scïenza e valore

e quella sapienza, ch'ogni vero

vede, e d'ogni virtù 'l sommo vigore,

niente stima agguagliata al sincero

amor, che tutto abbraccia e tutto dassi,

e ne l'uom presso a lui ved'esse 'ntero.

Nïun frutto fa l'uom, benché si lassi

senza 'l divino amor, perch'ogni obietto

non conducente al primo in terra stassi;

nella legal iustizia è gran difetto,

ogn'equità è morta, ogni virtute,

ogni potenza è vana, ogni intelletto

non cundito d'amore; ogni salute

senza amicizia muore, e le ricchezze

d'esto amor più mai non son compiute.

Quinci svïati, alcun l'alte bellezze

amirando mortali e dall'amore

cieco rapiti, seguon sue dolcezze.

E presi dal vulgato e vecchio errore,

son dalla luce tenera del volto

de' giovani rapiti e dal dolore.

Quinci vedrai del savio farsi stolto

e 'l pudico lascivo diventare,

femmina 'l maschio negli atti e nel volto

fatto, e per luso non si vergognare

la viril dignità, d'una fanciulla

stolta e lasciva amante diventare.

Quinci 'l vecchio vedrai tornare 'n culla

e ridere alle ciance d'una putta,

che come un fante lui talor trastulla.

Queste simulazioni hanno distrutta

ogn'amicizia vera e ogni affetto,

vinta con lunga ed aspra e dura lutta».

E, volta a me, disse: «Guarda nel petto

della presente immagine, e vedrai

l'amicizia e l'amore ivi ristretto».

Alle parole sue le ciglia alzai,

e, mentre ch'io guardava lor bellezza

fisso in un punto, tolto mi trovai

da tanta visïon, da tal dolcezza,

e 'n questi versi poi quella notai,

permendo col mio stilo ogni su' altezza.

E meco dissi: «Niun potre' già mai

con equal maestà tal visione

narrare; Omero, Orfeo ed altri assai,

con Dimostine, Tullio, con Marone,

vinti nasconderebon l'alta tromba

dello stilo alto loro e del sermone,

el qual pel mondo ancor suona e rimbomba».