II
Regna dentro al mio cor per una donna
Amor con tal potenza
ch'io non posso a' suoi colpi far difesa,
ché chi fu per vendetta d'Ansïonna
tolta a Menelao, senza
immaginar la gran futura impresa,
non fu di tal beltà, quale è compresa
questa vaga, gentile,
accorta, onesta e umìle,
graziosa, benigna, onorata e pia.
Qual alto stil, qual nuova fantasia
negli uman troverebbesi simìle
al trattar degne lode di costei,
che 'l mondo adorna e tien lieti gli dei?
Entran li razzi suoi per quei di Febo
e falli sottoposti
a sé, come quei fanno delle stelle.
Né più delle sorelle — a Deifebo
sì parle ove s'accosti
questa, che toglie fama all'altre belle.
De gli occhi suoi si vede uscir fiammelle
e vivi spiritelli
con dardi e con quadrelli,
che Amor, come gli piace, quindi manda;
e chi come sia ver questo domanda
per pruova il saprà se va a vedelli,
ché non so cor sì duro o sì spiatato
ch'a lei mirar non vegna innamorato.
Quando riguardo alcuna volta fiso
questa fulgente luce,
dico fra me: «Che maraviglia è questa?
Or che debb'esser dunque il paradiso,
o quel che lei conduce
fra noi sì gaia, altiera, lieta, onesta?»
O divina bontà, se mortal vesta
cuopre quest'alma diva,
chi sarà che discriva
qual essa ne parrà, quando immortale
si farà il corpo coll'alma eternale
nel sommo gaudio della vita viva?
ché, essend'ella or mortal, cosa incredibile
n'appar la sua bellezza a noi visibile.
Io non so più che dir, ma te Amor priego
che quant'io l'amo e onoro
le facci manifesto e quant'io ardo,
perché, signor, a cui mie voglie spiego,
tu sai ben ch'io mi moro
per la virtù del tuo amoroso dardo.
Deh, caro mio signor, abbi riguardo
al mio servir fedele,
e non esser crudele
a me, che sotto il tuo segno mi guido!
Mettile al cuor chi già mettesti a Dido
nel grembo per Ascanio, sanza il fèle
che a lei seguì, ma di me falla umìle,
ché crudeltà non fé mai cuor gentile!
Memento mei, o canzonetta mia:
ben sai lo stato mio;
non m'obliar, se mai ti truovi in loco
dove sia quella che 'l mio cor desia.
Ma con dolce atto e pio
mi racomanda a lei, ché a poco a poco
son già consunto in amoroso foco
e al fin corro forte
della mia aspra morte,
se sol la sua pietà non mi soccorre.
Di' ch'io son suo, né mi potre' mai tôrre
da lei servir per alcun'altra sorte
ch'ell'è modesta, saggia e pellegrina,
di virtù fonte e di beltà reina.