II

By Filippo Lapaccini

L'eccelsa fama tua pel mondo sparsa,

milite glorïoso, al dir m'induce

parte di tue virtute alte e supreme,

ben ch'ogni penna serìa stanca e scarsa,

ed ogni mente a contemplar la luce

che 'n te resplende ed ogni ingegno teme.

Benedetto sia 'l seme

ch'al mondo pose così dolce frutto,

per far felice tutto

el secul nostro e d'oro ancor l'etade!

O fior di nobiltade,

qual chiama ogn'om con verbe alte e leggiadre:

gloria del mondo e de la patria padre!

Quale al mondo fu mai che 'n teneri anni

meritasse quel nome, el quale acquisti

per mantener la gran virtù paterna?

Chi mai sostenne per la patria affanni

quanto el tuo degno padre? E signi visti

ne son per la sua fama tanto eterna;

in lui par si discerna

nome di degno, e l'opra corrisponde.

Tu drieto alle sue onde

reten l'opre laudabile e' costumi,

non per posarsi in piumi,

ma per degno essercizio in tempo verde,

sì che 'l tuo nome mai fama non perde.

Ne' boni accrescon le virtù laudate,

perché parte è del premio che s'aspetta,

quantunque debol sia a tanto volo;

e le debite laude a te sol date

ti faranno con voglia alta e perfetta

pronto l'occhio fermare a l'alto polo,

famoso al mondo solo,

vago, leggiadro, bel, fermo e costante;

opre degne, alme e sante

sempre hai seguite e segui, tal ch'al mondo

avrai già mai secondo,

temuto, amato ed onorato tanto

che darsi alcun già mai potrà tal vanto.

Onde 'l summo Pastor, di Pietro erede,

per confirmarti e crescer nel domìno,

per l'opre tue iustissime e virili,

cognosciuto l'amor, l'intiera fede,

la qual ti porta el popul pelegrino,

ogn'altro move degli usati stili.

Così sempre gli umìli

sono essaltati, e gli alteri e potenti

son tra le basse genti

messi e deposti de le sedie loro.

Però questo tesoro

de l'umiltà da te non si scompagni,

ché là sta ben, nei cor gentili e magni.

Nova progenie è giù dal ciel discesa,

el secul si renova e son le legge

già di Saturno retornate in terra.

Più tua patria non teme al mondo offesa,

ma come Scipïon salvò sua gregge,

tu la tua salvarai da morte e guerra.

E so ben che non erra

chi dice el nome tuo star sempre vivo,

magno, reale e divo,

gratissimo a colui che con suo zelo

ti segue in caldo e 'n gelo

con fede intègra, o uom sanz'altro equale,

più ch'Alessandro o Cesar liberale.

Però, spirti gentil, ch'in tante carte

poetezzando avete e tanto scritto,

movetevi a cantar d'un tanto viro,

divo più in terra che 'n ciel Giove e Marte,

ché l'uom più degno fa, più degno è ditto.

Però nessun di dir sazi el disiro;

novo roman Papiro,

anzi Muzio novel col gran coltello,

o 'l gran Fabio o Marcello

ci parra' ancor per tempo in gioventute,

certa fida salute,

colonna vera del tuo popul degno,

tal che tanto non merta el mondan regno.

E come 'l gran tesor lassò Fabrizio

per acquistare onor, che mai fia spento,

e per la patria sua tenere in pace,

così per la virtù lassato hai 'l vizio,

sendo a l'onor più ch'al tesoro intento,

amando el ben comun che tanto piace,

Cato giusto e verace,

robusto al falso, al bon pietoso Enea,

fidele a Citerea,

ispecchio e lume al viver d'i mortali,

che con le tue sante ali

hai fatto tra i viventi molte prove

da volare al tuo fine in grembo a Giove.

— Canzone, el tuo parlar pien di giustizia

farà da molti amarti e tener cara,

ch'assai è da piacer chi parla el vero.

Però t'invia innanzi a sua milizia

e genuflesso a lui parla e dechiara

quanto in sua gentilezza sempre spero,

e con l'animo intiero

dirai: «El mio fattor, che mi ti manda,

a te, che tanto pòi, si racomanda».