II
L'eccelsa fama tua pel mondo sparsa,
milite glorïoso, al dir m'induce
parte di tue virtute alte e supreme,
ben ch'ogni penna serìa stanca e scarsa,
ed ogni mente a contemplar la luce
che 'n te resplende ed ogni ingegno teme.
Benedetto sia 'l seme
ch'al mondo pose così dolce frutto,
per far felice tutto
el secul nostro e d'oro ancor l'etade!
O fior di nobiltade,
qual chiama ogn'om con verbe alte e leggiadre:
gloria del mondo e de la patria padre!
Quale al mondo fu mai che 'n teneri anni
meritasse quel nome, el quale acquisti
per mantener la gran virtù paterna?
Chi mai sostenne per la patria affanni
quanto el tuo degno padre? E signi visti
ne son per la sua fama tanto eterna;
in lui par si discerna
nome di degno, e l'opra corrisponde.
Tu drieto alle sue onde
reten l'opre laudabile e' costumi,
non per posarsi in piumi,
ma per degno essercizio in tempo verde,
sì che 'l tuo nome mai fama non perde.
Ne' boni accrescon le virtù laudate,
perché parte è del premio che s'aspetta,
quantunque debol sia a tanto volo;
e le debite laude a te sol date
ti faranno con voglia alta e perfetta
pronto l'occhio fermare a l'alto polo,
famoso al mondo solo,
vago, leggiadro, bel, fermo e costante;
opre degne, alme e sante
sempre hai seguite e segui, tal ch'al mondo
avrai già mai secondo,
temuto, amato ed onorato tanto
che darsi alcun già mai potrà tal vanto.
Onde 'l summo Pastor, di Pietro erede,
per confirmarti e crescer nel domìno,
per l'opre tue iustissime e virili,
cognosciuto l'amor, l'intiera fede,
la qual ti porta el popul pelegrino,
ogn'altro move degli usati stili.
Così sempre gli umìli
sono essaltati, e gli alteri e potenti
son tra le basse genti
messi e deposti de le sedie loro.
Però questo tesoro
de l'umiltà da te non si scompagni,
ché là sta ben, nei cor gentili e magni.
Nova progenie è giù dal ciel discesa,
el secul si renova e son le legge
già di Saturno retornate in terra.
Più tua patria non teme al mondo offesa,
ma come Scipïon salvò sua gregge,
tu la tua salvarai da morte e guerra.
E so ben che non erra
chi dice el nome tuo star sempre vivo,
magno, reale e divo,
gratissimo a colui che con suo zelo
ti segue in caldo e 'n gelo
con fede intègra, o uom sanz'altro equale,
più ch'Alessandro o Cesar liberale.
Però, spirti gentil, ch'in tante carte
poetezzando avete e tanto scritto,
movetevi a cantar d'un tanto viro,
divo più in terra che 'n ciel Giove e Marte,
ché l'uom più degno fa, più degno è ditto.
Però nessun di dir sazi el disiro;
novo roman Papiro,
anzi Muzio novel col gran coltello,
o 'l gran Fabio o Marcello
ci parra' ancor per tempo in gioventute,
certa fida salute,
colonna vera del tuo popul degno,
tal che tanto non merta el mondan regno.
E come 'l gran tesor lassò Fabrizio
per acquistare onor, che mai fia spento,
e per la patria sua tenere in pace,
così per la virtù lassato hai 'l vizio,
sendo a l'onor più ch'al tesoro intento,
amando el ben comun che tanto piace,
Cato giusto e verace,
robusto al falso, al bon pietoso Enea,
fidele a Citerea,
ispecchio e lume al viver d'i mortali,
che con le tue sante ali
hai fatto tra i viventi molte prove
da volare al tuo fine in grembo a Giove.
— Canzone, el tuo parlar pien di giustizia
farà da molti amarti e tener cara,
ch'assai è da piacer chi parla el vero.
Però t'invia innanzi a sua milizia
e genuflesso a lui parla e dechiara
quanto in sua gentilezza sempre spero,
e con l'animo intiero
dirai: «El mio fattor, che mi ti manda,
a te, che tanto pòi, si racomanda».