III (172)

By Auteur inconnu

Mentre la gloriosa ed immortale

Donna d'Etruria il sacro suo splendore

Mi tolse e, sciolta dal suo laccio frale,

Fé per sempre ritorno al suo Fattore.

Quindi come terren, cui gielo assale,

Perde talora il suo natio vigore,

Così, lungi da lei, d'orror mortale

Sparsa in me langue ogni virtù migliore;

Onde d'invido obblio preda sicura

Già d'esser parmi, e di vigor discinta

Egra giacere in notte orrida e scura,

Quasi pianta dal vento a terra spinta

In cupa valle alla stagion più dura,

Sterile, inferma, e di pallor dipinta.