III
Il dì che nacque la mia Donna al mondo,
dal lavoro immortal stupida sorse
la Madre delle cose, e 'l guardo torse
a mirar lo spettacolo giocondo.
Indi, volgendo il grave ciglio a tondo,
fisò le luci nell'età trascorse:
di poi, sorpresa e di sè stessa in forse,
fin del suo centro le calò nel fondo.
Poi disse: — E qual sì nobile fattura
dell'antiche bellezze e delle nove
gl'illustri pregi alteramente oscura?
E di qual parte sì gran Donna move,
che coll'alta beltà vince Natura?
Se nel Ciel non è fatta, i' non so dove. —