III.
Offeso un giorno Amore
Da un mal accorto amante
Giurò a la madre innante
Che avrìa dell'offensore
Dato un esempio eterno;
Indi scese all'inferno.
Olà monarca immite
Del tenebroso Dite,
Se di teneri affetti
E d'ignoti diletti
Ti fui largo una volta,
Oggi tu pur m'ascolta.
Fra le crudeli pene
Che la tua chiostra tiene,
Qual cagiona più pianti
A i delicati amanti?
Qual è che più li coce,
E qual è la più atroce?
Or quella a me concedi
Per punire un mortale.
Amor, ciò che tu chiedi
Si faccia nel mio regno,
Disse il prence infernale;
E con la man die' segno.
Ecco per l'ombre oscure
Tosto venir le cure
A cruciar destinate
L'anime innamorate.
V'è il rigore indiscreto,
V'è il capriccio inquieto,
Lo sdegno minacciante,
Lo scherno umilíante,
La dubbiosa incostanza,
L'ansiosa lontananza,
Il rifiuto ostinato,
Il bando disperato.
Sull'adunata schiera
Incerto Amor pendea:
E far la barba nera
Plutone sorridea;
E così gli dicea:
Ben abile tu sei,
Domator de gli Dei,
A scegliere i piaceri
Più graditi a i viventi;
Ma non sai fra i tormenti
Conoscere i più fieri.
Non vedi, fra i tormenti
Che la mia chiostra tiene,
Con tranquilla apparenza
La fredda indifferenza?
Quella è il maggior cimento
De gli animi costanti;
Quella è il peggior tormento
De i delicati amanti.
Ahimè! l'irato Dio
Prese quel mostro rio;
E con mano sdegnata
Ad abitar lo pose
Ne le luci vezzose
De la fanciulla amata.
Lo sventurato amante
Sofferto avrìa costante
Il rigore indiscreto,
Il capriccio inquieto,
Lo sdegno minacciante
Lo scherno umilíante,
La dubbiosa incostanza,
L'ansiosa lontananza,
Il rifiuto ostinato,
Il bando disperato;
Ma non pote' soffrire
La tranquilla apparenza;
E lo fece morire
La fredda indifferenza.