III.

By Giuseppe Parini

Offeso un giorno Amore

Da un mal accorto amante

Giurò a la madre innante

Che avrìa dell'offensore

Dato un esempio eterno;

Indi scese all'inferno.

Olà monarca immite

Del tenebroso Dite,

Se di teneri affetti

E d'ignoti diletti

Ti fui largo una volta,

Oggi tu pur m'ascolta.

Fra le crudeli pene

Che la tua chiostra tiene,

Qual cagiona più pianti

A i delicati amanti?

Qual è che più li coce,

E qual è la più atroce?

Or quella a me concedi

Per punire un mortale.

Amor, ciò che tu chiedi

Si faccia nel mio regno,

Disse il prence infernale;

E con la man die' segno.

Ecco per l'ombre oscure

Tosto venir le cure

A cruciar destinate

L'anime innamorate.

V'è il rigore indiscreto,

V'è il capriccio inquieto,

Lo sdegno minacciante,

Lo scherno umilíante,

La dubbiosa incostanza,

L'ansiosa lontananza,

Il rifiuto ostinato,

Il bando disperato.

Sull'adunata schiera

Incerto Amor pendea:

E far la barba nera

Plutone sorridea;

E così gli dicea:

Ben abile tu sei,

Domator de gli Dei,

A scegliere i piaceri

Più graditi a i viventi;

Ma non sai fra i tormenti

Conoscere i più fieri.

Non vedi, fra i tormenti

Che la mia chiostra tiene,

Con tranquilla apparenza

La fredda indifferenza?

Quella è il maggior cimento

De gli animi costanti;

Quella è il peggior tormento

De i delicati amanti.

Ahimè! l'irato Dio

Prese quel mostro rio;

E con mano sdegnata

Ad abitar lo pose

Ne le luci vezzose

De la fanciulla amata.

Lo sventurato amante

Sofferto avrìa costante

Il rigore indiscreto,

Il capriccio inquieto,

Lo sdegno minacciante

Lo scherno umilíante,

La dubbiosa incostanza,

L'ansiosa lontananza,

Il rifiuto ostinato,

Il bando disperato;

Ma non pote' soffrire

La tranquilla apparenza;

E lo fece morire

La fredda indifferenza.