III
Spenta veggio merzé sopra la terra,
e gl'intelletti nostri, infimi e bassi,
d'amore e carità tutti esser cassi,
ché morte saria pace e fin di guerra;
el giusto esser punito da chi erra,
chi vuol usar virtù non è chi lassi,
veggio cupidità c'ha preso i passi
e nostra coscïenza accieca e serra.
E veggio carità discara e rasa
e la nimica sua posseder tutto,
sicché del suo fetor put'ogni casa.
E veggio il fonte di pietà sì asciutto,
che, se alcuna virtù c'è più rimasa,
regna in sì pochi che tardi fa frutto.