III

By Niccolò Cieco

Ave, Padre santissimo, salve, ave,

pastor di quelle pecorelle vere

per le quai portò Idio pondo sì grave!

Per quella utilità, per quel potere

che hai da quel che può quanto che vòle,

de profundis te precor, miserere.

Amor, pietà m'induce a dir parole

di te, che per divina providenzia,

non voglia o possa di mondana prole,

eletto fusti a tanta preminenzia,

quant'è riempir l'apostolica sede,

dignissima d'onore e reverenzia.

O successor di Pietro e giusto erede,

unico, singular, padre e monarca

della salubre e cattolica fede,

custode della rete e della barca,

per qual lassò la sua Pietro ed Andrea,

che d'uomin corre e non di pesci carca,

pescando uomini ignoti e gente rea,

per dirizzarli a porto di salute,

seguendo quel che 'l Maestro volea.

Padre santo e signor, quella virtute,

mansuetudo, largità e prudenza,

che da' primi anni in te fur conosciute

con la vittorïosa sapienza

ch'al fin vince ogni orgoglio, ogni malizia,

sperando il ben che non può esser senza,

Padre e signor, la tua retta giustizia

dorme nel sen di quel che sempre veglia,

che 'ndugia a gastigar l'altrui nequizia.

El ver sie noto, ché, s'ella si sveglia,

ristorerà con frutto il tempo gito,

ché 'nnanzi dorrà il dente che la breglia.

Nella tua elezion, quant'era unito

lo stato della chiesa militante

tornato al porto del suo primo sito!

I frutti acerbi delle fredde piante,

punti e sugati dai golosi uccelli,

torser la via delle sue forme sante.

Quanti di buon figliuol fatti ribelli,

versando il latte della santa matre,

balia e nutrice d'assai più che quelli,

del tuo propinquo anticessor, che patre

fu già sedente al loco ove tu siedi,

ch'anullò spilunche erme, aspere e atre!

Della tua santità dinanzi a' piedi,

Padre, qual sia con le ginocchia flette,

saresti ancor benigno a dir: «Che chiedi?»

Non solo Architofel, colui che dette

el doloroso consiglio agl'insennati,

che 'l figlio incontro al padre in prelio mette,

tu pati pena degli altrui peccati,

ma le tue spalle umili e pazienti

son forti al peso di molti mal nati.

Quante ruine e diversi accidenti

ti sono occorse per mandarti al fondo;

e tu pur fermo a vincer pioggia e venti!

Eugenio quarto, anzi Giobbo secondo,

chi ama e teme Iddio tanto mal plora

quanto ti porge a torta parte il mondo.

Che si può dir? Non son tre dì ancora

esser vicario di Dio sopra terra,

sanza aver parte di riposo un'ora.

L'or di tua santa sposa ti fa guerra,

l'anime prese all'amo dell'errore:

tal frutti fa chi non de' errare ed erra.

Qual altro fusse mai vero pastore

da Piero in qua, tu se' l'un veramente,

ché con giusta ragion meriti onore.

In te non ebbe il mondo a far nïente

nella tua creazion, ché del tuo stato

nulla menzion di te facea la gente.

Non ti fallì, ché Dio t'avia serbato

fino ab initio nel divin concetto,

e per divin valor dal ciel chiamato.

O felice colui, ch'è benedetto

dalla tua santa boce innanzi morte,

nel numer degli eletti in vita eletto!

Tu apri e serri le superne porte

sotto 'l vigor del santissimo amanto,

che tien le chiavi d'una e d'altra corte.

Poi fusti, Padre, innanzi al tempio santo

di Pier con tanta gloria coronato

non ne potrebbe lingua esprimer tanto,

del segno masculin certificato,

per rimembrare i masculin sembianti,

che in sesso feminin resse il papato.

Tutte le cirimonie e gli atti santi,

che si ricerca a sì gran dignitade,

ver testimon di te son tutti quanti.

In Dio si fida e nella tua bontade

chi sa le tue laudabil opre rette,

ché i prieghi tuoi faran più che le spade.

Tu fuggi le perfidie e le vendette;

misericordia, pace e perdonanza

ti stan dinanzi per figlie dilette.

E 'l basso mondo rio pien d'ignoranza

come non ti conosce a farti onore,

respetto avendo alla tua gran possanza?

Tu puoi dar gloria e pena al peccatore

e sciogliere e legar come ti piace;

non pensa a questo lo 'ngannato core.

Tu scrivi e cassi nostra contumace

per quell'arbitrio, utilità e balìa

che sotto il piè della voglia ti giace.

Chi lascia la tua lustra e santa via

entra per tenebroso e scuro calle,

né sa né vede dove vada o stia

su per la sponda della infernal valle,

né s'accorge di lei fino al cadere,

perché a la luce ha voltate le spalle.

Quant'è da venerare e da temere,

Padre, il tuo nome e quanto porta peso!

Chi nol conosce ha smarrito il sapere.

Tu se' in vece di Dio, lui t'ha difeso,

ancor permetterà che tu dirai:

«Pietoso son di chi più m'have offeso».

Giudizio d'ogni fallo non vorrai,

ché la tua santità porta tal fama:

clemente fusti e clemente sarai.

Così fa il tener padre al figliuol ch'ama:

correggel con lusinghe e non con busse,

s'è presto all'ubidir, quando a sé 'l chiama.

Sie benedetto chi pria si ridusse

ad abitar tua patria e chi ne nacque!

Liquor sì grazïoso al mondo indusse.

E benedetto sia la terra e l'acque,

che fùr sì grate ai primi abitatori,

e l'aier santo suo tanto lor piacque!

E benedetti sien tutti gli onori

ricevuti per lei, ch'ancor si crede

in te far frutto i santissimi fiori.

Fruisca diligenzia onde procede,

e chi per mal voler nel cuor ti porta

gli venga sete della tua mercede.

Tu puoi risuscitar l'anima morta

mentre è nel secol sotto la tua frusta,

se Morte a morte ria non la trasporta.

Beato il penitente ad ora giusta,

venendosi a contrir la creatura,

prima che sia giustizia in Dio robusta!

Alcuna volta dorme la natura

oppressata dal mal che gliel consente,

poi si disveglia e torna a dirittura,

ricevuta da Dio benignamente;

e così ricreato l'intelletto,

quïeta l'alma e lesïon non sente.

Padre, nuovo disio nel mio concetto

nat'è, che non credea che mai nascesse;

e se giusto non è, sie per non detto:

s'avesse Iddio permesso ch'io vedesse

un aprir d'occhi la tua santa faccia,

poi pur ne' termin miei mi rimanesse,

quelle pietose sante aperte braccia

della tua mente umil, benigna e grata,

ch'alletta il peccator, Padre, e nol caccia.

Sana l'anima mia, ch'è maculata

nel peso de la colpa nera e lorda,

in podestà delle mortal peccata,

dormente già nel vizio, cieca e sorda,

che, quando il criminal peso l'abbonda,

né di Dio né di sé non si ricorda.

In prima che pervenga alla nera onda,

ostendi, Padre, la tua santa mano,

asperges me, del delitto mi monda!

Retifica il cor nostro e fallo sano;

s'egli è in essilio del superno dono,

trallo di man dell'infimo profano.

L'anima, che consente all'angel bono,

faccia refugio suo la tua clemenza:

Padre, peccavi e tu largo al perdono.

Ritorni la perfetta coscïenza

agl'indurati cuor, ché gli rimova;

non si dia luogo all'ultima sentenza.

La tua benignità sempre è più nova;

in ogni amaritudine o dolcezza

misericordia in te, Padre, si trova,

pur ch'al presto ben far non sia lentezza.