III

By Pietro Metastasio

Giusti dèi, che sarà! Qual si nasconde

Oggi nella mia cetra

Genio maligno? Inutilmente io sudo

Già lung'ora a temprarla. In van le corde

Cangio, vibro e rallento: esse ritrose

Sempre alla man, sempre all'orecchio infide

Rendono un suon che mi confonde e stride.

Ma dono vostro, o Muse,

Fu questa cetra. Ah, se in un dì sì grande

Mi lascia in abbandono,

Ripigliate, io nol curo, il vostro dono.

Quella cetra ah pur tu sei

Che addolcì gli affanni miei,

Che d'ogni alma a suo talento

D'ogni cor la via s'aprì.

Ah sei tu, tu sei pur quella

Che nel sen della mia bella

Tante volte, io lo rammento

La fierezza intenerì.

Di quanto, o cetra ingrata,

Debitrice mi sei! Per farti ognora

Più illustre, più sonora, a te d'intorno

I dì, le notti impallidii; me stesso

Posi in oblio per te; fra le più care

Tenere cure mie tal luogo avesti,

Che Nice istessa a ingelosir giungesti.

Ed oggi... oh tradimento!... ed oggi... oh dèi!

Nel bisogno più grande... Ah vanne al suolo

Inutile stromento:

Te calpesti l'armento;

Te insulti ogni pastor; sua fragil tela

Nel tuo sen polveroso Aracne ordisca;

Né dell'onore antico

Orma restando in te... Folle, che dico!

Tutta la colpa è mia. Punisce il Cielo

Un temerario ardir. Perdono, Augusta:

Errai; mi pento; io tacerò. Soggetto

Sia questo dì felice

A più degno cantor. Sarà più saggio

In avvenir chi nel cimento apprese

Col suo valore a misurar le imprese.

Non vada un picciol legno

A contrastar col vento,

A provocar lo sdegno

D'un procelloso mar.

Sia nobil suo cimento

L'andar dei salsi umori

Ai muti abitatori

La pace a disturbar.