III
Lasso, il regno d’Amor fugace e frale
come ha il diletto, e ’l dolor lungo e forte,
come presso a la vita ognihor vien morte,
com’ a pena apre un ben, che ’l chiude un male!
Non così tosto il mio bel sol fatale
ver me si gira, e par che mi conforte,
che le mie gioie ancide ombrate e corte
di fredda tema aspro venen mortale.
D’hor in hor par che ’l mare, il sole e ’l vento
s’innamori di quella, ond’Amor tiemmi
arso e prigion, beltà soave e ria;
anzi più temo allhor, quando soviemmi
d’Amimone, di Daphne e d’Orithia.
Hor quando hebbe mai cor simil tormento?