III
«Negli occhi tuoi il sol sue rote gira;
dentro vi veggio Amor, che l'arco tira.
Onde non posso, donna, rimirare
l'oltra mirabil bello e vago viso,
solo perché mi noia il penetrare
de' rilucenti raggi, il mirar fiso.
Ancor maggior paura Amor m'ha miso
del suo vago figliuol, che 'l cor m'amira.
Negli occhi tuoi il sol sue rote gira;
dentro vi veggio Amor, che l'arco tira.
Miro l'avanzo delle tue bellezze:
in te puose suo sforzo Giove e Amore.
Quante al parlar son oggi lingue avezze,
di racontarle non avrien valore.
Porgimi alquanto del tuo gran splendore,
e mia mente conforta con tua lira.
Negli occhi tuoi il sol sue rote gira;
dentro vi veggio Amor, che l'arco tira.
Ne l'Impireo seder potresti in sedia,
se, come bella se', fussi piatosa;
donna, ché puoi, al mio dolor rimedia:
nello 'nferno trarrai l'alma penosa.
Muovi ver me la faccia luminosa
e tieni un poco quel che mi martira.
Negli occhi tuoi il sol sue rote gira;
dentro vi veggio Amor, che l'arco tira».
«Vago giovine, bello e acostumato,
dello renduto onor che m'hai, Iddio
del ciel ne lodo, e tu ben meritato
serai del tuo cortese e alto disio;
sta' sicuro, o cor del corpo mio:
confortar vo' tua mente, che sospira.
Negli occhi tuoi il sol sue rote gira;
dentro vi veggio Amor, che l'arco tira».
«Ballata, va' da parte di noi due,
passa montagne, colli e verdi prati,
città e castella quante mai ne fue,
cerca se truovi due amanti infiammati
quanto siam noi, ne' canti contentati,
perché il regno amoroso ognun disira.
Negli occhi tuoi il sol sue rote gira;
dentro vi veggio Amor, che l'arco tira».