IL BIFOLCHETTO

By Giacomo Leopardi

Eunice mi schernì, mentre parlarle

Dolcemente io voleva, e con rimbrotti

Via mi cacciò: «lungi di qua, bifolco,»

Mi disse acerbamente; «e che? presumi

Forse d'innamorarmi? o miserello,

Sprezzo rustici amori, io non conosco

Che vezzi di città. Nemmeno in sogno

Tu mi possederai. Che rozzo sguardo,

Che villano parlar; che vili scherzi!

Hai bella voce in ver, gentil favella,

Morbida e delicata chioma.

Che nere mani, che deformi labbra!

Certo tu l'hai malate. Oh qual d'intorno

Hai tristo odor! Via via. Non ammorbarmi.»

Sì disse, e si sputò tre volte in seno.

Da capo a piè squadrommi, e biascicava

Intanto fra le labbra e obliquamente

Volgeami l'occhio bieco. Ingalluzzossi,

Fiera di sua beltade, e a denti aperti,

Un riso beffator mi fe' sul volto.

Allor bollimmi il sangue. Io per la rabbia

Rosso in faccia mi fei qual fresca rosa.

Ella mi volse il tergo, ed io nel core

Serbo atroce rancor per quella infame

Che me così leggiadro ha preso a scherno.

Pastori, dite il ver, non son io bello?

Che forse qualche Dio mi fece a un tratto

Da quel di pria diverso? A me sul volto

Fioria beltà, com'edera sul tronco,

E ornavami la barba. Eran le chiome

Sparse, qual appio, alle mie tempia intorno;

Bianca fronte splendea su ciglia nere;

Più di quei di Minerva erano i lumi

Vivi e sereni, e più d'una giuncata

Soave era la bocca, onde scorrea

D'un cereo favo il ragionar più dolce.

Grato è pure il mio canto, e grato il suono

che sulla canna io so, sulla sampogna,

Sul piffero destar, sulla traversa.

Bello mi dice, e m'ama ogni fanciulla

Della montagna. Eppur negommi amore,

Perchè pastor son io, la cittadina,

E mi fuggì, nè dar mi volle orecchio.

Certo ella non sapea che il bel Dionisio

Pasce egli pur ne' prati una vitella,

Nè che per un bifolco arse Ciprigna,

E al pasco i buoi menò sui Frigi monti.

Ch'Adone amò nelle foreste, e morto

Nelle foreste il pianse. Endimione

Non fu bifolco anch'egli? e non amollo

Cintia così bifolco, e dall'Olimpo

Non discendea per lui di Latmo al bosco,

E seco non dormia? Per un bifolco

Tu pur vai mesta, o Rea. Tu stesso errando

Per un giovin bifolco andasti, o Giove,

Sola i bifolchi amar disdegna Eunìce,

Di Venere maggior, di Cintia, e Rea.

Ciprigna, or tu più non amare alcuno

Nè in cittade, nè in monte, e sola omai

Poi che disparve il dì, vanne al riposo.