IL BORDONE

By Giovanni Pascoli

Si tagliò da una siepe - era un mattino

triste ma dolce - il suo bordone, e, volta

la fronte, mosse per il suo cammino.

Sì: mosse. E quella era la siepe folta

d'un camposanto, ed era il camposanto,

quello, dove sua madre era sepolta.

D'allora ha errato. Seco avea soltanto

il suo bordone. E qua tese la mano,

e qua la porse. E ha gioito e pianto.

E vide il fiume, il mare, il monte, il

tutto: e a tutto era più presso il cuore

di quanto il piede n'era più lontano.

Disperò sui tramonti, e su le aurore

sperò; sì che la via sempre riprese.

Vuoto era il frutto, ma soave il fiore.

Sopra la soglia d'infinite chiese

pregò. Vide infiniti uomini: alcuno,

Raca! gli disse, ed altri, Ave gli rese:

scòrsero i più, come su lago bruno

ombra di nube nera presso nera

ombra di nube. E fu tutto e nessuno.

Sì ch'ora è stanco. Ed è, ora, una sera

triste ma dolce. E sta, come una volta,

presso una siepe. E questa è ancor com'era.

Ché fermo è là, presso la siepe folta

d'un camposanto; e questo camposanto

è quello dove è sua madre sepolta.

Egli è quel ch'era, ma il suo corpo è franto

dall'error lungo; e nel suo cuore è vano

ciò che gioì, ma piange ciò che ha pianto.

E sta, vecchio e canuto, con la mano

sul bordone d'allora. Ed ecco, vede

che da quel giorno radicò pian piano,

il suo bordone, e che visse, e che diede

già fiori e foglie: sotto le sue dita

germinò, radicò sotto il suo piede.

E gli resta una foglia inaridita

che trema. E il vento soffia. E il pellegrino,

curvo sopra la immobile sua vita,

par che muova ora, per il suo cammino.