IL CADETTO MILITARE. A Nerina.
Uno scherzo di natura,
Un uom senza architettura,
Che vestiva l'uniforme
Di soldato, a proprie spese,
Per sembrar meno deforme
Alle donne del paese,
S'invaghi d'una donzella
Tanto amabil, quanto bella.
Scioccarello! vanarello!
Senza punto di cervello!
Vogliàm dir, che quell'amabile
Angioletta incomparabile
Si potesse innamorare
Di quel brutto militare?
E che sì ch'ei si credea
Un Narciso, un Adoncello,
Né frattanto s'avvedea
Vanarello! scioccarello!
Ch'era un uom dalla natura
Fatto senza architettura!
Questo nostro don Chisciotte,
Fosse giorno, fosse notte,
Facea sempre sentinella
Alla casa della bella.
Se vedeste come intronfia!
Come bolle! come gonfia!
Pare un gallo d'India, un sacco
Pien di vento; tosse, sputa,
Alto parla, alto starnuta,
Batte l'uno e l'altro tacco,
E trascina lo squadrone,
Quasi dica col fracasso:
Bella, affacciati al balcone
Che son'io che per te passo!
Chi lo sente, e non lo vede,
Dio lo sa che cosa il crede!
Ma guardandolo poi fiso,
Quel che sia lo dice il viso.
Nuovo Proteo lo diresti:
Che com'ei di forme ognora,
Cangia questi - ognor di vesti,
Per piacere alla signora.
E oh quanti abiti si fa!
Quanti ei n'abbia, non lo sa
Che il mercante, che a sua gloria
Ne registra la memoria!
Ora tutto attillatino
Segue il gusto parigino;
Or con abito all'inglese,
E con passo saltellante,
Imitar di quel paese
Vuol l'usanza stravagante;
Quasi (a dirlo mi vergogno)
Gl'Italiani abbian bisogno
D'imparare - a camminare
Da chi viene d'oltre-mare!
Or qual femmina ristretto
Dentro al busto e colmo il petto,
Si fa ligio del grottesco
Militar genio tedesco. -
Bella Italia! i grandi eroi,
Che vi fur prima di noi,
Non con veste, che imbottita,
Senza grinze il fianco serra,
E più snella fa la vita,
Difendean la patria terra;
Ma col braccio, ma col core
Pien d'italico valore;
Le nostre alme or sono avvezze
A espugnare altre fortezze!
S'ella poi di casa uscìa
Con la madre, o con la zia,
Or faceste da vanguardia,
Or servìa di retroguardia,
Or la segue, or la precorre,
Or si ferma, ed ora corre;
Era insomma un di quei tali
( Come tanti se ne danno )
Che l'amor consister fanno
Nel consumo de' stivali. -
E se alcun la salutava
Mentrech'ei di lì passava,
Volea fare, volea dire,
Disfidare, far morire...
Ma trovando resistenza
Poi, fuggiva per prudenza.
Chi potria ridir con vario
Stil dolcissimo le occhiate,
O le lettere inviate
Dall'amante immaginario?
Ma infelice! a farla apposta
Mai non giunse la risposta!
Stanco alfin di consumare
Il bel fior di gioventù
Nel passare e ripassare,
Senza frutto, in giù e in su,
E arrostirsi al solleone
Nella fervida stagione,
E d'inverno ogni momento
Star esposto all'acqua e al vento;
Reso ardito dall'amore
Che bollivagli nel core,
Va dal padre della bella,
E in tal guisa gli favella
« - Ah! Signore, ella non sa
Perché son venuto qua;
Ma l'affare che mi ha mosso,
È un'affare grosso, grosso!
Amo assai la sua ragazza,
E son solo di famiglia;
Per non spengere la razza
Dunque a lei chieggo la figlia.
Fin dal dì che la mirai,
Lo sa il ciel se desiai
Di vederla meco unita
Come moglie, e moglie a vita.
Sì, son unico rampollo,
E mi vo' rompere il collo;
Ed il collo non saprei
Romper meglio che con lei.
Ah! Signore, io brucio, avvampo,
E per me non v'è più scampo.
O l'ottengo per consorte,
O la morte... « Ma che morte?
Alto là, signor gradasso!
Meno strepito! men chiasso!
( Quel buon padre a dir gli prese
Con un'aria imperïosa,
Ché chi fosse ben comprese,
E alle spalle di quel pazzo
Volea prendersi sollazzo )
So ogni cosa! so ogni cosa!
E mi desta meraviglia
Che così sfrontatamente
Mi chiediate ora la figlia
Dopo aver... - Che ho fatto? - « Eh niente!
Andar dietro a tutte l'ore
A mia figlia in ogni loco,
Come un can da cacciatore
Fa alla lepre, eh! vi par poco?
Scriver fogli a una fanciulla
Di soppiatto, eh? non è nulla?
La maniera è forse questa
Di trattar con gente onesta?
Eh? - « Signor le chiedo scusa... »
« Non c'è scusa, il fatto accusa;
Già con uom che tratta l'armi,
Io non bramo imparentarmi;
Sempre morte! sempre attacchi!
E ruine e stragi e sacchi!
E chi ha il cor sì inferocito
Non può esser buon marito ». -
« Ah! Signor, se alzai la voce,
Non mi creda un uom feroce;
Glielo giuro, la mia mano
Mai non sparse sangue umano;
Anzi, al nome sol di guerra,
Mi vedrà cadere in terra;
È di guerra il nome orribile
Per un'anima sensibile!
E l'acciaro che pendente
Tengo sempre alla cintura,
Ce lo tengo per figura;
E, a me credalo, è innocente;
O se qualche macchia egli ha,
Sol di ruggine sarà ». -
« Tanto peggio! Alme sì basse,
Son babbei di prima classe.
Alle corte, padron mio,
Potet'irvene con Dio,
Ché mia figlia è già promessa;
Anzi in questa sera istessa
Qui lo sposo arrivar de'. » -
« Qui? oh l'avrà da far con me!
Giuro al ciel con questo ferro,
Se qui giunge il mio rivale,
Io lo fulmino, l'atterro,
E lo fo giù per le scale
Rotolar come un gomitolo;
Lo sminuzzolo, lo stritolo,
Lo divoro in un boccone... »
« Sì? davvero? gran buffone!
(Dietro a un tratto dir si ascolta );
Sicché indietro si rivolta,
E rimira a sé d'appresso
Alto giovin, ben complesso,
Che allo sguardo fulminante,
Al terribile sembiante,
Ed al tuono minaccioso,
Riconosce per lo sposo.
A tal colpo inaspettato,
Ei rimase senza fiato
Senza moto, e la parola
Gli restò giù per la gola.
Svergognato in questa guisa,
Fra gli scherni, e tra le risa,
Col timor scolpito in fronte
Questo nostro Rodomonte,
Colto il tempo, se n'andò,
Ed a casa ritornò.
E alla sposa ripensando,
E al sofferto disonore,
In sé stesso volge il brando
E passar si vuole il core...
Ma la punta giunta al petto
Per l'occhiello del corpetto,
Ei sentendosi forare,
La ritrasse e lasciò stare;
E gittando lo squadrone,
Pien di collera, in disparte,
V'era un gatto in un cantone,
E il passò da parte a parte.
Di quel sangue allo spettacolo
S'ei non cadde, tu un miracolo!
Ah! il suo genio tutelare
Certo vennelo a salvare;
Che chi è più sciocco e tondo,
Deve stare in questo mondo!
O Donzelletta più leggiadra e pura
Di candida colomba o tortorella;
Dolce delizia della madre e cura;
Emulatrice di gentil sorella;
Se accada un giorno che per sua ventura,
Colto dai modi o dalla faccia bella,
Per Te sospiri qualche giovinetto,
Bada che non somigli al mio Cadetto.