IL CHOLÈRA

By Giuseppe Giusti

Nina, risolviti,

non far l'austera:

eh, via sbrighiamoci!

viene il cholèra.

Per controstimolo

spargendo il male

la morte, in tonaca

ministeriale,

sgomenta i popoli,

giova a i sovrani:

possiamo andarcene

d'oggi in domani.

Dunque che scrupolo

ti salta in testa

di far la stitica,

di far l'onesta?

Pensare all'anima

è una chimera:

Nina, ramméntati,

viene il cholèra.

Invano il principe

e monsignore

prescrivon tridui

e quarant'ore:

il male, ah! credilo,

idolo mio,

ci vien dagli Uomini

non vien da Dio;

sicché superflua

è la preghiera:

Nina, rassegnati,

viene il cholèra.

Pure il pericolo

me non rattrista:

son buon cattolico,

son fatalista:

morir di vomiti,

morir di stento,

è la medesima:

non mi sgomento:

il mondo è un carcere,

è una galera:

dunque finiamola,

viene il cholèra.

Poi sull'articolo

dei giorni scorsi,

parlando libero,

non ho rimorsi:

ho fatto i calcoli

e nel totale

non trovo deficit

di capitale.

Le somme tornano,

e per lo più

fra il danno e l'utile

è un su per giù.

Però mettendomi

fra i casi rari

di quei che muoiono

coi conti in pari,

io, dando al secolo

la buona sera,

volentierissimo

prendo il cholèra.

Ma se s'accomoda

fra noi la lite,

che possa metterti

fra le partite,

vederti docile,

stringerti al seno,

io vado al diavolo

col sacco pieno.