IL COLOR DI MODA OSSIA L'ARIA SENTIMENTALE
Donne mie care, non bisogna darla
Una parola; ma se uscì di bocca
Più rimedio non c'è di ritirarla:
Cantar promisi, ed a cantar mi tocca.
V'ho dato il NASO, v'ho data la CODA,
E poi la CIARLA. Ecco il COLOR DI MODA.
Già voi, che siete furbe per natura,
Qual sia questo color v'immaginate;
Dall'altra parte, poi, chi m'assicura
Che tutte veramente lo sappiate?
Sicché sul dubbio, o istrutte o non istrutte,
Credo ben fallo di mostrarlo a tutte.
In questo mondo eh? come van le cose!
Un viso rosso in pria bel si stimava,
Ed ognuna di voi, Donne amorose,
Se non l'aveva, se lo procurava;
Ora un pallido viso e più giocondo:
Eh? come van le cose in questo mondo!
Darvi però, mie care, non ardisco
La taccia di volubili e leggiere;
Povere donne! anzi vi compatisco
Se cangiate alle volte di parere;
Si sa; per chi ha del genio nella zucca,
Quel sempre, sempre una sol cosa, stucca!
Il mutar piace a tutti; e o questa e bella!
Se riesce simpatico anche a noi
Ora il viso di questa, ed or di quella;
Perché riprese esser dovrete voi
Se, col più fino accorgimento e scaltro,
Preferite quel d'uno a quel d'un altro?
Il pallore in sostanza è spesso indizio
Di persona galante, e cor sensibile;
E dico che mostrate del giudizio
Reputandolo al rosso preferibile;
Un viso rosso è un viso da osteria,
E non è un viso di galanteria.
Parrà strana la massima, ma è vera.
E non sarei di pronunziare ardito
Che si conoscon gli uomini alla cera,
Se non avessi co' miei orecchi udito
Dir di talun, che ho per signor tenuto,
Guarda che cera di villan cornutto!
Pallida vergin ( nuova non vi giunga )
Chiede ... e che cosa? Chiede all'uomo affetto.
Caspita! Ovidio la sapeva lunga!
Ed in fatti un bel viso pallidetto
In una donna, parmi un di quei volti
Da far far dei spropositi, e dimolti!
E in un uom? Non miriam con calda brama
Certe donne, che strappansi di mano
Un tal, perché di sentimento ha fama?
Buon per lui che non perde il tempo in vano!
Entra pezzente, ed esce da costoro
Con giubba nuova e con sigilli d'oro!
E donde avvien, che a un'aria, a una cadenza,
Ad una sinfonia fugge l'inedia,
E proviamo un'interna compiacenza
Che non si può star fermi sulla sedia,
E accompagnamo il suon col movimento?
Donde vien, se non vien dal sentimento?
Ah sì col sentimento ciascun nasce;
Il sentimento al mondo ci ha condutti;
Chi di piacer, chi di dolor si pasce;
Dunque, chi più chi men, l'abbiamo tutti:
E se mal dal color non giudicai,
Mi par che ancora voi ne abbiate assai.
L'opinïon di quei mi muove a riso,
Che dicon che l'estate dee rincrescere
Perché fa diventar pallido il viso.
Anzi per questo debbe il gusto crescere:
Se è nell'estate che possiam vedere
Certi visi affilati, ch'è un piacere!
E se questa anche a voi rechi contento
Lo dican quei passeggi in vario metro;
Quell'andar, per esempio, a passo lento
Per aspellar chi vi pedina dietro;
O andargli innanzi, e poi volgendo il viso
Säettarlo d'un guardo e d'un sorriso.
È ver che può sembrar civetteria
A chi alle antiche regole s'attiene;
Ma per me dico ch'è galanteria,
E più d'un vi dirà che fate bene
A divertivi molto in gioveantù,
Se no, da vecchie non riesce più.
Ma, badate, esser giusto poi mi piace:
Non ogni pallidezza è mal d'amore.
Può ben esser la regola fallace:
Non sempre il frutto corrisponde al fiore.
Talvolta l'apparir di color privo
Può derivar da qualche altro motivo.
Onde se v' imbattete, o Donne care,
Prima ch'entrin le ferie, in un Dottore,
O incontrate di maggio uno Scolare
Divenuti di pallido colore,
Non ne formale cattivo preludio:
È il troppo studio, Donne, è il troppo studio!
Ma potrà sempre un tal discorso reggere,
Dice talun, se giallo ancor fu visto
Qualche Signor che cincischiava a leggere,
E non fe' nulla mai ? - Taccia quel tristo.
Volle il ciel che tra noi fratelli fossimo,
E non dobbiamo pensar mal del prossimo.
E non fe' nulla mai! Quando va al ballo;
Al teatro, al caffè mostrasi e al gioco;
E mangia e beve e dorme e va a cavallo,
A voi par che un Signore faccia poco?
Anche lo studio ci dovrebbe entrare?
Sì, per diventar tisici! Vi pare!
Bisogna esaminar lo complessioni:
E non tutti i Signori, in fondo in fondo,
Hanno per istudiar buoni polmoni.
Ma molti ne conosco in questo mondo
Che studiano, e che son fior di virtù:
Sicché mi quieto, e non ne parlo più.
E passo a dir di quei che stanno in dieta,
Che, cioè, per parer sentimentali
Lascian la colazione consueta:
Guardate voi che capi originali!
Che la lasci un poeta, son d'accordo:
Ma chi ha da farla, e non la fa, è un balordo.
E di te che dirò, stuolo felice,
Ch'ogni mattina, onde mutar d'aspetto,
Ti rechi al loco (che nomar non lice
Per ogni convenevole rispetto)
Le grate a depredar aure odorose?
Scimuniti! si fanno certe cose? -
Ma fuor di questi, un pallido sembiante
La pietra si può dir del paragone
D'ogni più fido e più leale amante:
Un vero amante è sempre in convulsione;
Teme, non dorme, struggesi, non mangia:
Ed ecco come il suo color si cangia.
Ah sì, l'amore è un dolce sentimento;
Ma le più volle ci amareggia il core!
Pur, l'esporsi d'inverno all'acqua, al vento,
Andar dietro alla Bella a tutte l'ore,
Scriver lettere, o farsi venir male,
A me sembra un amor da collegiale.
D'altronde, Donne mie, come si fa?
Entrar subito in casa? non si può:
E dovendo io star qui, voialtre là,
Come esternarvi l'amor mio potrò?
È dunque necessario, oltre il colore,
Mostrar qualche altro segno esterïore.
Esempigrazia: per la via maestra
Far saltellare un cavallin di razza;
Passar col cane sotto alla finestra,
Fa un gran colpo nel cor d'una ragazza!
Mi spiace sol, che trovo in tutt'i lochi
Amanti molti, e sposatori pochi.
Poi, ci vuol qualcos'altro, ci s'intende.
Sospiri, occhiate, tenere parole:
Perché amor che in gentile alma s'accende,
Da gentilezza incominciar si suole.
Infin: sia russo, od italo, o francese
Chi sente, debbe aver gambe all'inglese.
Parrà forse un'idea delle più strambe
Che un uom, dirò così, sentimentale,
Si conosca fra gli altri dalle gambe:
E pur la cosa è tanto naturale!
L'eccessivo sentir dimagra presto:
Comincia dalle polpe, e sale al resto.
Fuggite i grassi, in cui lo stral d'amore
Fra la carne si perde, e al cor non passa.
V'appaghi l'occhio, e vi lusinghi il core
Un mingherlino, e di statura bassa;
Poiché ne' magri e piccoli, è provato
Che il sentimento è più riconcentrato.
Ma badin quei, cui l'amorose voglie
Scaldano il cor, di poi non farne abuso;
Pur troppo, quando abbiamo preso moglie,
S'assottiglian le gambe e allunga il muso,
E ci sentiamo dire o prima o poi:
La moglie, amico mio, non fa per voi! -
E dalle donne ancora all'età nostra
So di buon luogo, che l'interno affetto
Con qualche segno esterïor si mostra:
Colla lente, cioè, col fazzoletto;
Quella fermata a cintola, o pendente,
E questo in mano, o approssimato a un dente.
La cappotta, la borsa, l'ombrellino
Hanno il lor gergo; il gergo suo lo scialle;
E l'andar passeggiando a capo chino,
O aver dritta la testa in sulle spalle;
E in casa poi con furberia disposte
Piegar le tende, o accomodar le imposte.
E le persiane, schermo al solar raggio,
Son telegrafi adesso diventate;
Ché additano agli amanti in lor linguaggio
Or aperte, or socchiuse, or mezzo alzate,
Meglio dei geroglifici egiziani,
I mariti or vicini, ed or lontani.
E ciò vi ho detto per servire all'estro;
Giacché di certe cose non ho pratica,
Né d'amorosa scuola fo il maestro:
Appena faccio quello di grammatica,
Ed insegno che amo è coniugabile,
E cornu in singolare indeclinabile.
E questo è quanto. Or non vorrei che alcuno
Credesse che a dir mal dei rossi io venga:
Dio guardi! non offendo mai nessuno;
Per me chi ha il viso rosso se lo tenga;
Vien da natura, e, o bene o mal, si sa
Che pigliarlo convien come lo dà.
Prego anzi che sia nato a buona luna,
E apparisca gentil, galante e bello,
Facendo con le femmine fortuna;
E non gli accada ciò che accadde a quello,
La cui storia a narrarvi ora m'induco,
Se a me porgete delle orecchie il buco.
Dico dunque che vive in Lombardia
Una bizzarra e giovinetta Dama,
A cui piace dimolto l'allegria:
Ma se vi avessi a dir come si chiama,
sS'è maritata, o no, non lo saprei;
E anco il sapessi, non ve lo direi.
Quello che posso dirvi, e che dirò
A onore e gloria della verità,
(Ed intanto giustizia renderò
A questa Dama, se mi leggerà)
È, che al solo vederla, è cosa certa
Che bisogna restare a bocca aperta.
È la sua casa piena zeppa ognora
Di persone col fiocco, e senza fiocco;
Molti van per Madama, molti ancora
E per Madama, e per mangiare a scrocco:
Gli uni e gli altri però le fan piacere,
E più che n'ha, più ne vorrebbe avere.
Or mentre a lei venivan forestieri
D'Inghilterra, d'America, di Spagna,
Di Parigi, di Napoli, d'Algeri,
Di Norvegia, di Svezia e d'Alemagna;
Accadde che giungesse in quelle bande
Un Marchese straniero, un uomo grande.
E giacché son della chiarezza amico,
Credo che d'avvertir sia cosa buona:
Che ogni qual volta un uomo grande io dico
Non intendo già grande di persona,
Ma di borsa; perché sono i quattrini
Che distinguono i grandi dai piccini.
Fu una sera alla Dama presentato,
E fuori che un Marchese, in quel momento
Ella avrebbe qualunque rigettato
Siccome reo di leso sentimento.
Mi burlate! avea un viso, che a ragione
L'avreste preso per un peperone!
Pur ci vuol del riguardo ai pezzi grossi,
E massime a un Marchese oltremontano!
Appena dunque al circolo accostossi,
E alla Dama baciata ebbe la mano,
Incurvate le spalle, e a testa china
Disse: com' state voi doman mattina?
Essa di franche e libere maniere
Divertir tutti, e farsi amar sapea;
Sicché il Marchese presevi piacere,
E spesso spesso a lei tornar solea;
Ma fu un tornar, che il povero merlotto
Ne venne alfine innamorato cotto.
Ma per quanto a rïamarlo la pregasse
Con lettere e con umili parole,
Non si sa che la Dama gli badasse,
Perché rossi d'intorno non ne vuole.
In questo poi, che ci volete fare?
Ha ognun la sua maniera di pensare.
Egli allor, che ne' medici credea,
Tre subito ne volle consultare;
E siccome per tutto si sapea
Ch'era un Marchese che potea pagare,
Ogni Dottor colà giunse affannato. -
Quando capita un pollo, eh va pelato!
Dopo aver fatto dei color gl'istorici,
E mostrato che il giallo e degl'itterici;
Che il rosso-cupo è proprio dei pletorici;
Che proprio è il giallo-rosso dei collerici;
Concluser, che poteva esser possibile
Che il pallor fosse proprio del sensibile.
Perché i pallidi insegna l'esperienza
Che han la cute finissima e distesa;
E la fibra dei nervi in conseguenza
Più facilmente a ogni leggiera offesa,
Ad ogni locco, ad ogni soffiamento
S'irrita, e di qui nasce il sentimento.
E che annunziando il rosso suo colore
Nel sistema dei vasi universale
Troppa rapidità, forza e vigore;
Ei comparir potea sentimentale
Presso la Dama coi colori esterni,
Scemo il vigore degli agenti interni.
Che facil n'era il mezzo o speditissimo:
Purganti, dïuretici, salassi,
Poco o nulla mangiar, bever pochissimo,
Così il color del sentimento fassi;
Quindi il consulto col pagar finì,
Ed in tutte le cose va così.
Dopo otto giorni e più di questa cura,
Mal reggendosi in piè, con una faccia
Che parea un morto fuor di sepoltura,
Vuol provar se alla Dama adesso piaccia;
Quando la crede sola va da lei:
Ma, figurarsi! era con cinque o sei!
Un tal fantasma entrar visto ad un tratto,
Disse la Dama, e quei ch'eran presenti:
Marchese mio, che così avete fatto? -
Ei disperato allora i suoi tormenti
Disvelò per destar la compassione ...
Ma fece rider la conversazione.
Del che tanto s'afflisse, e s'ebbe a male,
Che preso un giorno da malinconia
Fe' del suo donazione a uno spedale,
E andò a farsi romito a Scarperia:
Là stelle un mese; indi emigrò in Siberia,
Ove morì di freddo e di miseria.
E buona notte a lui. Qui faccio pausa:
Ché se la Donna non lo volle amare
Pel viso rosso, o per qualche altra causa,
In certe cose non vi voglio entrare
Perché non son sofistico, e perché
In ciò potete fare scuola a me.
Credo però che la ragion sia questa,
Che pallido volete il cavaliere;
Perché vi siete fitte nella testa
Che molto sentimento debba avere:
E in un amico, che sta sempre accanto,
Aver gran sentimento oh vuol dir tanto!
Segue infatti in famiglia un qualche intrico?
L'amico entra di mezzo, e il tutto appiana.
Vien male alla Signora? ecco l'amico
Che con la sua presenza la risana.
Vuol la Dama ire a spasso? a spasso ei va.
Vuol che si resti in casa? e in casa ei sta.
E pur non so capir che diavol sia!
A una persona tanto necessaria
Molti mariti ci hanno dell'ubìa,
E conducon le mogli a mutar aria.
Guardale voi se con le mogli belle
Si può guardare a queste bagattelle!
Allorché offerse nella valle Idèa
Paride il pomo all'alma Dea d'amore,
In ricompensa a lui donò la Dea,
Indovinate? il pallido colore.
Consolatevi dunque, anime tenere,
Questo è il color ch'è più diletto a Venere.
Questo e il color, che avere adesso è moda,
Il color del buon-gusto e del buon-tono:
Dove si può trovar ragion più soda,
E più stabil fra quante ve ne sono?
Era moda una volta l'esser sani;
Or è pregio dei servi e dei villani.
E o cara, o santa, o desiata Igèa
Tu puoi fare il fagotto, ed andar via,
Poiché le donne hanno cangiata idea,
E invocano pietosa malattia
Se il marito è geloso; o un rigiretto
Scuopre l'amante, e piantale di netto.
Viene il Medico allor: -Che c'è di nuovo? -
Ah dottor mio, che scosse!, ohimè che pene,
Che stiramenti per la vita io provo! -
Bene! Si dorme? - Ah poco o nulla; - bene!
Bene un fischio! credeva di morire. -
La non s'inquieti: è un modo mio di dire.
Il polso. È un tantinetto irregolare,
Ma non ci so veder poi tanti guai. -
Eh! che ne dite, morirò? - Uh le pare!
Le belle come lei non muoion mai:
Prenda mattina e sera acqua di vette,
E vedrà che in salute si rimette. -
Intanto vengon visite, e si sa
Che malata di nervi è la Signora:
L'amante il sente dir per la città;
Torna pentito, e più se me innamora:
Parte il marito per non darle affanno,
E lascia andar le cose come vanno.
E lo sapete poi come finisce?
Che il male ogni dì più divien minore;
E l'attacco spasmodico svanisce
Senza merito alcun del professore:
L'estate poi sono ordinati i bagni,
E ci vuol qualchedun che l'accompagni.
Ma si guardi però chi l'accompagna
D'avere il viso rosso, aria ridente:
Che se madonna di star mal si lagna,
Di star mal dee lagnarsi anco il servente;
Ed ai modi, alle gambe, ed all'aspetto,
Dee la moda seguir come v'ho detto.
In quanto a me mi ha il giusto ciel concesso
Lingua che può stordivi tutte quante;
Naso che fa il suo elogio da se stesso,
Ed oltre a questo un colorin galante;
Sicché il mio viso si può dir che sia
Un monumento di galanteria.
Ah sì, questo è il color più buono e bello;
Ma tutte a numerar le lodi sue,
Bisognerebbe avere un gran cervello,
Ci vorrebbe la testa come un bue;
Sicché le lascio a chi verrà da poi
Che avran la testa grande più di noi.
Ecco finito il quarto de' miei Canti. -
Chi sarà il Mecenate? È ver che il loco
Questo non è, che ricercarlo avanti
Dovea; ma o avanti, o dopo, importa poco:
Però, dove trovarlo? è un brutto intrico:
Ci vuole o un Grande, o un Ricco, od un Amico.
Gli Amici dan la lira, e non ne parlo;
Andar da un Grande, a dirla, mi vergogno;
I Ricchi poi vorrebbero accettarlo?
Sanno che son poeta, e che ho bisogno;
E sentendo che reco un libro in dono,
Subito faran dir che non ci sono.
Senza tanto impazzir, tanto girare,
Io lo dedico a voi, Donne galanti;
E a chi meglio lo può dedicare?
Deh! leggetelo voi co' vostri amanti;
Onde se vi sorprende alcun pian, piano,
Vi trovi almen col Guadagnoli in mano!!