IL DOVERE

By Giovanni Pascoli

Udii nel cuore un grido, alto... Nel lume

del sole era silenzio, era soltanto

sempre più forte il murmure d'un fiume:

dell'immortale fiume Xanto.

Vivi di quella sola ansia del luogo

gli eroi pareano, stando già sui cocchi,

e i lor cavalli, torvi sotto il giogo

nell'immobilità degli occhi.

Gli occhi eran volti là nel mezzo al ringhio

del Sauro figlio dell'Arpia Podarghe,

a cui fremeano sopra il bianco cinghio

dei denti le narici larghe.

Parlava, il Sauro. Erano lancie in alto,

in alto sferze tremolando appena:

e il Baio frenando nei garretti il salto

scavava accanto a lui la rena.

Curvo dal cocchio sino al giogo Achille

udia da presso la vocal sua fiera.

Si riflettean tra loro le pupille

di tra la chioma e la criniera.

E la sua fiera gli dicea che infranto

gli era il ritorno. E tutti i cuori invase

l'amor lontano e il subito rimpianto

dei figli e delle eccelse case.

E in cuore alcuno lontanò sul mare,

né più le briglie, ma reggea le scotte,

col vento in poppa, e già vedea brillare

dei fuochi nell'azzurra notte.

Parlava ancora, ma l'Erinni al Sauro

ruppe la voce, che finì in nitrito

quale il nitrito umano d'un centauro

che in guato fu da un dio ferito.

Rispose Achille: e il Sauro a lui la testa

volse e l'orecchio acuto come strale,

come se gli narrasse una tempesta

suo padre, il Vento occidentale.

LO SO, rispose. E un raggio di tramonto

tacitamente per le bronzee file

passò, mentre sonò dall'Ellesponto

un ululato femminile.

Allora il grido sopra l'ululato

levò, che scosse al grande Ilio le porte

e d'uno sbalzo avventò contro il fato

i due cavalli della morte.