Il fior di granadiglia
O de l'Indo odorato
Misterioso fiore,
Tu qual libro animato
Stampato sei dal Crocifisso Amore,
Dipinto sei dal Redentor trafitto,
Di sangue impresso e di flagelli scritto.
Tu fra linee sì belle,
Via più bel di Giacinto
Hai del Re de le stelle
L'amaro caso istoriato e pinto,
E fra trofei misteriosi e degni,
Mille d'alma pietà memorie insegni.
Tu germoglio pietoso
Di fioriti flagelli,
Tu ricamo odoroso
Di bei trapunti e di ritorti anelli,
Vai tra profili et intagliati nodi
Fiorendo lancie e pullulando chiodi.
Tu qual tragica scena,
Spieghi istoria funesta
Di salute e di pena
Nel teatro di Flora in flebil vesta,
E fai con atti di pietoso essempio
Del trafitto Amor mio noto lo scempio.
Tu da caldo ruscello
Per sanguigno canale
Irrigato, sì bello
Avesti al mondo il tuo primier natale,
E mostri aver, miracoloso stelo,
La cima in terra e la radice in cielo.
Narran l'opre di Dio
Con silenzio facondo
Dentro il notturno oblio,
Vive lingue del ciel, le stelle al mondo;
E fan con mute e taciturne note
Le grandezze di lui palesi e note.
Tu con muta favella,
Ch'in silenzio distingue
Voce tremola e bella,
Puoi, senza lingua, articolar più lingue,
Spiegando al ciel con immortal memoria
De l'eterno Fattor l'immensa gloria.
Fu con provida cura
In ciascuna sua parte
De la bella Natura
Imitatrice, emulatrice l'arte;
In te, mistica pianta e pellegrina,
La Natura imitò l'arte divina.
Sparsa d'umide stille
Gira Clizia stellante
Le sue bionde pupille
A la luce del sol, gelosa amante;
Tu, volto al ciel, con pargoletta sfera
Vagheggi il Sol che non tramonta a sera.
Ebbe morte Narciso
Presso un limpido fonte,
E perdendo il bel viso,
Ne la forma d'un fior mutò la fronte;
Tu ne la fonte ond'è la gloria uscita,
Vagheggiandoti ognor, trovi la vita.
Mostra Aiace dolente
Con funereo successo,
Sospiroso languente,
In bianche foglie il suo dolore impresso;
Tu con l'odor ch'evaporando spiri
Del trafitto Giesù segni i martiri.
Fu dal piede ferito
De la bella Ciprigna
Di rubin colorito
La rosa aspersa, tepida e sanguigna;
Tu da l'Amor, che crocifisso langue,
Hai più belle di lui stampe di sangue.
Volino api celesti
D'Amorini volanti,
E solleciti e presti,
Traggan solo da te manne stillanti,
Libando ognor con mormorii soavi
Dagli amari martiri i dolci favi.
Ti sieno aure e rugiade
Lagrimette e sospiri,
Da l'eteree contrade
T'inchini il sol con riverenti giri;
E mentre arrida a te Pomona e Flora,
De le porpore tue s'orni l'Aurora.
Stilli angelica mano
Lieve e placido nembo,
E dolcissimo e piano
Il bel latte del ciel piova in tuo grembo;
E contemplando i tuoi funesti orrori,
Devoti a l'ombra tua posino i cori.