IL FIORE, ID. VI

By Ugo Foscolo

Nel suo giardino Fillide

Era a diporto, allor

Che presso a siepe ombrifera

Vide sbocciato un fior.

Fra guancia e labbro un ilare

Sorriso a lei spuntò,

E a lui vicina, il latteo

Viso su lui piegò.

Mentr'ella odor soavissimo

Suggea dal fiorellin;

Egli lambiva il morbido

Suo labbro corallin.

Quanto diss'io t'invidio!

E .su le guance allor

Mi corse fiamma vivida,

Di non so quale ardor.

Partì la Ninfa tenera,

Corsi alla siepe, e là

Stendea la man, che cupida

Quel fior rapìa di già.

E come no? l'ingenuo

Fragrante fiorellin

Toccato avea di Fillide

II labbro corallin.

Ah! che il suo odor, io fervido

Dicea, fia grato a me,

Più che su l'alba l'umida

Rugiada ai fior non è.

Ma perché a lei quel lucido

Fiore dovrò rapir?

Ah! per lei resti e vivasi;

Fra me ripresi a dir:

Viva; del seno candido

Egli l'onor sarà,

Di lui il profumo al roseo

Sembiante salirà.

E salirà qual d'arabo

Incenso nube appar

Quando alla Dea più amabile

Ardon i sacri aitar.