IL MIO ABITO

By Antonio Guadagnoli

Mio pover'Abito,

Mio dolce amico,

È ver, sei lacero,

È ver, se' antico;

Ma t'ebbi al prospero

Tempo, ed al rio,

Indivisibile

Compagno mio;

E di te memore,

T'amo, e non posso

Mio pover'Abito,

Trarti di dosso.

Quei che volubili

Seguon l'usanza,

Vengano, e ammirino

La mia costanza.

Io son per pratica

Pur troppo istrutto,

Che in questo secolo

L'abito d tutto!

Vedi quel nobile

Che tien cucito

Un nastro serico

Sopra il Vestito?

Se togli l'abito,

Alle maniere

Chi può distinguerlo

Per cavaliere?

Dov'è la grazia,

La cortesìa,

Dove il magnanimo

Tenor di pria ?

Pria difendevansi

Le donne oppresse:

Or si bastonano

Le mogli istesse!

Altri va in collera,

Mena rumore,

Se non gli dicono

« Signor Dottore. »

Ma quei che titolo

Tale si arroga,

Si può conoscere

Senza la toga?

Il volgo ignobile,

Lo credereste?

S'umilia, inchinasi,

A chi? a una veste!

Così a quell'asino,

Che indosso avea

La ricca immagine

Di Citerèa,

Mentre la tumida

Bestia passava,

Devoto il popolo

S'inginocchiava. -

O mia carissima

Veste, non mai

Per fasto inutile

Io ti portai;

Né mai per debito

Fosti tirata,

Poiché, sei lacera,

Ma t'ho pagata

Col frutto lecito

De' miei sudori,

Ché un'alma nobile

Non vende amori;

Però la solita

Sorte non ha

Di quei che trovano

Chi glie ne fa.

Sotto, le maniche

Mostran la corda;

Ma la mia gloria

Ciò mi ricorda,

Ché consumavale

Dall'estro invaso,

Per Voi, mie Femmine,

Scrivendo il NASO.

Per troppo volgermi

In qua, e in là,

Vedete? il bavero

Consunto è già.

Pur, ciò non recami

Doglia, o martìr,

Anzi è il più tenero

Mio sovvenir!

Poiché rammemoro

Que' giorni gai4

Che di una giovine

M'innamorai!

Spesso nell'essere

Tra madre e figlia,

Per il buon ordine

Della famiglia,

Con la politica

Più fina e bella,

Tenevo a chiacchiera

Or questa, or quella.

Ma se alla giovane

Piano all'orecchia

Volea discorrere,

L'accorta vecchia

Che c'è? ( col gomito

Urtando il mio )

Che c'è? (dicevami)

Vo' udire anch' io!

Ed io rispondere

Soleva: eh nulla!

E rivolgevami

Alla fanciulla.

Ma quel continuo

Girar di collo

Fu pel mio bavero

Un gran tracollo!

Pur, ciò non recami

Doglia, o martìr,

Anzi è il più tenero

Mio sovvenir!

Eh! se alle femmine

Siedo vicino,

Non fo la statua,

Sono Aretino!

E vo' discorrere,

Voglio adocchiare,

E mi vo' muovere

Quanto mi pare;

E se il mio bavero

Ne soffrirà,

Pazienza! il bavero

Si rifarà. -

Qui, dove l'Abito

Si sovrappone

Presso allo stomaco,

Manca un bottone.

Di dieci, ch'erano,

Rimangon nove:

È il vostro numero

Figlie di Giove!

D'argento cupida

Spesso la mano

Porto alle misere

Tasche, ma invano!

Pur questo deficit

Non mi dà pena,

Anzi più m'eccita

L'attica vena;

Sicché gli OPUSCOLI

Cangio in moneta.

Oh che delizia

L'esser poeta!

Tutti si firmano

Per amicizia;

E tutti pagano!

Oh che delizia!

Dunque, o mio lacero

Abito antico,

Mio fedelissimo

Compagno, e amico,

Che meco all'inclita

Roma sei stato,

E meco all'epoca

Del Dottorato,

(Talché lasciandoti

Avrei temenza

Di teco perdere

Mezza la scienza );

Soave ed unica

Cagion tu sei

De' felicissimi

Contenti miei!

Per te m'è il vivere

Giocondo e caro,

Poiché a conoscere

Gli uomini imparo.

Quando eri celebre

Per l'elegante

Gusto, nel frivolo

Mondo galante,

E avevi il merito

Dell'esser bello,

Tutti si tolsero

A me il cappello;

Per le anticamere,

Dovunque andassi,

M'udia ripetere:

Oh passi! passi!

Meco parlarono

I gran Signori,

Ebbi il Lustrissimo

Dai servitori;

Caro alle femmine

Vissi, ma ohimè!

Gli onor, le grazie

Venìano a te!

E or che non ecciti

Facil diletto

Con quel tuo squallido

Informe aspetto,

Al ballo, al circolo

M'odo intuonare: « Con cotest'Abito

Non può passare ».

E se a far visita

Vado a taluno,

Mi fa rispondere:

« Non c'è e nessuno ».

Ciascuno evitami,

Ché teme, scaltro!

Ch'io chiegga imprestiti

Per farne un'altro. -

Mio pover'Abito

Or vedi, se

Gli onòr, le grazie

Veniano a te!

Pur teco il vivere

M'è grato e caro,

Poiché a conoscere

Gli uomini imparo.

Pèra l'inutile

Fasto, né s'oda

Più dai fanatici

Vantar la Moda,

Funesta origine

D'ozio, e di noja;

Fra spoglie misere

Vive la gioja!