IL MIO NUOVO AMICO

By Giuseppe Giusti

Ho un amico nel paese

che sostiene a faccia tosta

aver fatto un crimenlese:

io lo credo; e a farlo apposta,

se lo trovo all'osteria,

pago il conto e vado via.

Lo conobbi non so come,

e mi disse che per Pisa

era celebre il mio nome:

stetti cheto: ma le risa

a ripieghi sì balordi

mi strapparono i precordi.

Porta un nastro tricolore,

e dal trenta al trentadue

e' si è fatto molto onore:

io lo credo; e non son bue

da far sì che al trentatré

s'immortali anco per me.

È sciancato; allo spedale

sette mesi ha tribolato

per la causa liberale:

io l'ascolto; e son tentato

di passargli un tanto al giorno

per levarmelo d'intorno.

Se mi vede di lontano,

mi raggiunge come il vento

e mi prende per la mano:

io vo seco; e sul momento,

affettando indifferenza,

fo l'esame di coscienza.

Di profetiche scappate

mi lardella, e fa man bassa

sulle teste coronate:

io lo scanso; e quando passa,

di fuggirlo ho per sistema,

quasi avesse il diadema.

Mille cose mi domanda,

mi ragiona di progresso

e de fide propaganda:

io l'ascolto; e gli confesso

colla massima modestia

che su ciò sono una bestia.

Parla forte, e si protesta

che si ride del bargello

e non teme della testa:

io lo credo; ma bel bello,

quando a caso a lui m'imbatto,

cangio tuono e fo l'astratto.

Dice cose ereticali

del pontefice Gregorio

e di tutti i cardinali:

io l'ascolto; ma mi glorio

seco lui d'esser cristiano

apostolico romano.

Ma fra i piedi mi si mette,

mi conduce per i vicoli

e mi legge le gazzette:

io l'ascolto; e fra gli articoli

solamente lodo quelli

del balì Samminiatelli.