IL MIO NUOVO AMICO
Ho un amico nel paese
che sostiene a faccia tosta
aver fatto un crimenlese:
io lo credo; e a farlo apposta,
se lo trovo all'osteria,
pago il conto e vado via.
Lo conobbi non so come,
e mi disse che per Pisa
era celebre il mio nome:
stetti cheto: ma le risa
a ripieghi sì balordi
mi strapparono i precordi.
Porta un nastro tricolore,
e dal trenta al trentadue
e' si è fatto molto onore:
io lo credo; e non son bue
da far sì che al trentatré
s'immortali anco per me.
È sciancato; allo spedale
sette mesi ha tribolato
per la causa liberale:
io l'ascolto; e son tentato
di passargli un tanto al giorno
per levarmelo d'intorno.
Se mi vede di lontano,
mi raggiunge come il vento
e mi prende per la mano:
io vo seco; e sul momento,
affettando indifferenza,
fo l'esame di coscienza.
Di profetiche scappate
mi lardella, e fa man bassa
sulle teste coronate:
io lo scanso; e quando passa,
di fuggirlo ho per sistema,
quasi avesse il diadema.
Mille cose mi domanda,
mi ragiona di progresso
e de fide propaganda:
io l'ascolto; e gli confesso
colla massima modestia
che su ciò sono una bestia.
Parla forte, e si protesta
che si ride del bargello
e non teme della testa:
io lo credo; ma bel bello,
quando a caso a lui m'imbatto,
cangio tuono e fo l'astratto.
Dice cose ereticali
del pontefice Gregorio
e di tutti i cardinali:
io l'ascolto; ma mi glorio
seco lui d'esser cristiano
apostolico romano.
Ma fra i piedi mi si mette,
mi conduce per i vicoli
e mi legge le gazzette:
io l'ascolto; e fra gli articoli
solamente lodo quelli
del balì Samminiatelli.