Il Natale di Bacco
Già sentiva maturo
Nel suo fianco divino
L'amato parto il regnator tonante:
Da l'Olimpo stellante
Mosse furtivo il piè tra nubi ascoso,
Et in un bosco, per grand'ombre oscuro,
Venne in Tebe a produr l'autor del vino.
Rise l'antro gioioso,
E de l'infante a lo spuntar giocondo,
D'allegrezza vestito, apparse il mondo.
Tosto a la luce uscito
Il bambino ridente,
In braccio accolto fu di belle Ninfe;
Poi tra purgate linfe
Ebbe dolce lavacro in mezzo al fiume:
Querulo ai gridi suoi sonando il lito,
Non pianse, non vagìo mesto e dolente,
Ma baldanzoso nume,
Sopra il tenero labbro e in mezzo al viso,
Coronato di rosa, aperse il riso.
Giovinetta amorosa
Portò col primo latte
Il soave alimento al dio vermiglio:
Candide come un giglio,
O qual falda di neve in cima ai colli,
Offerse al labbro di purpurea rosa,
Quando fame tenea, due poppe intatte;
Poppe tenere e molli,
In cui tanto è l'amor ch'arde e sfavilla,
Ch'in due rivi di latte il cor distilla.
Una bianca mammella
Tenea fra' labbri accolta,
Timido un'altra poi tenea ristretta
Con la man pargoletta,
Ch'era del latte istesso emula ardita.
Ridea de l'atto suo la balia ancella,
E spiritosa al fanciullin rivolta,
Nunzi di lieta vita,
Dolci, soavi, placidi e tenaci,
Facea sul volto suo scoccare i baci.
Mille scherzi e trastulli,
Mascherati i sembianti,
Faceano inanzi a lui gli alati Amori.
Pioggie di vari fiori
Spargeano a gloria sua Fauni e Silvani.
Di qua, di là tumultuosi erranti
Gìano seco a trescar lieti i fanciulli,
E dai colli tebani
Gli portavano poi, giocondi e belli,
Grilli, fragole, fior, poma et augelli.
Cuna molle et agiata,
Seminata di rose
Per letto al sonno ei ritrovò soave:
Questa in forma di nave,
Senza partir giamai, scorrea gioconda,
E dal remo del piè mossa e guidata,
A le bell'aure del silenzio ombrose,
Per l'invisibil onda
Prendea con lento moto in spazio corto
De la pace tranquilla il dolce porto.
Per allettarlo il giorno,
Qualor querulo stava,
O stanco, riposar pigro volea,
La bella Clio scendea
Cortese a lui da l'eliconia riva,
E vaga al letto suo sedendo intorno,
L'arpa, ch'in seno avea, dolce temprava;
E con voce sì viva,
E con sì dolce armonioso incanto,
Che 'l figlio a Pasitea togliea col canto.
Torelli, argiva musa
In tal favola insegna
Quanto al re de le viti il canto piace:
Con armonica pace
Gode insieme di star Bacco et Apollo,
E senza il suo licor cantar non s'usa.
Or tu prendi la cetra allegra e degna,
Che sospesa al tuo collo
Fia d'immortalità nobil trofeo,
Se fra musici eroi canti Lieo.