Il Tempo

By Torquato Tasso

Donne, voi che superbe

di giovinezza e di beltà n' andate,

voi che l' arme sprezzate

di Venere e d' Amore,

voi sempre invitte e sempre vincitrici,

voi vinte pur sarete

da 'l mio sommo potere.

I gran vanti, le glorie,

le corone e le palme,

le spoglie di tant' alme,

ond' i vostri trionfi adorni or vanno,

pur mia preda saranno:

e sarà preda insieme

questa vostra bellezza e quest' orgoglio,

che 'l mondo onora e teme.

Il Tempo io sono, il Tempo

vostro nemico e vostro

domatore e signore;

ché posso con la fuga

via più contro di voi,

ch' Amor non può con tante faci ed armi,

con tante squadre e tanti assalti suoi.

Ed or, mentre ch' io parlo,

la mia tacita forza

entra negli occhi vostri e ne le chiome,

e le spoglia e disarma.

Quinci rallenta i nodi,

quinci le faci ammorza,

quinci rintuzza i dardi

degli amorosi sguardi:

e quinci a poco a poco

l' alta beltà disgombra,

il cui raggio e il cui foco

tosto alfin diverran cenere ed ombra.

I' fuggo, i' corro, i' volo,

né voi vedete, ahi cieche!

la fuga, il corso, il volo.

Né men vedete come

ne porti il vostro onore e il vostro nome,

e come co' miei passi

ogni cosa mortal fugga e trapassi.

Ma forse par che stia

qui neghittoso a bada.

Folli! deh che vi giova

lusingar voi medesme

con volontario inganno,

s' aperto il vostro danno

vedrete alfin con dolorosa prova?

Tosto verrà quell' ora

che con piena vittoria

trionferò di voi.

Scaccerò in bando allora

Amor da l' alto seggio,

che ne' vostri occhi ei tiene,

ed in quel loco poi

dispiegherà le insegne

la Vecchiezza e l' Onore.

Torrò di man lo scettro

de' vostri empi pensieri

a l' Alterezza, che ne 'l vostro petto

quasi reina or siede;

e poscia in quella sede

porrò la Penitenza,

la qual con la memoria

de' beni andati e de l' andata gloria,

quasi continuo verme,

mai sempre roderà le menti inferme.

Farovvi a mio volere,

come a vinte, cangiar legge e costumi:

lasciar il canto, le parole e il riso,

i nuovi abiti adorni;

e quante spiega in voi superbe pompe

ricchezza, arte ed ingegno,

farò deporvi in segno

di vostra servitute,

qual uom ch' in dura sorte abito mute.

Queste cose or v' annunzio,

perché tra voi pensando

come la beltà vostra si dilegua,

e quel che poi ne segua,

cessi quel vostro orgoglio

pieno di feritate,

che di servirvi amando

ogni cosa mortale indegna stima.

Ma di voi stesse fate,

come pietà vi detta

e ragion vi consiglia:

ch' io con l' istessa fretta

n' andrò seguendo il mio viaggio eterno.

Su, su, Stagioni, omai,

su, Giorno, Notte ed Ore,

mia veloce famiglia,

che con moto superno

ab eterno creò l' alto Fattore:

seguite il corso antiquo

de le vostre vittorie

per lo calle de 'l ciel lungo ed obliquo.