IN MORTE DI ABBONDIO CHIALIVA

By Emilio Praga

Era canuto e amava il crine biondo,

la gioventù d'Arte e d'Onor vestita;

avea lottato come pochi al mondo,

senza odiar mai la vita.

Era il pugilatore e il patriarca;

rassomigliava a Spartaco e ad Abramo,

all'uom che pugna e il campo orribil varca

dicendo intorno: “V'amo”.

D'alte vicende altamente cercate,

di prepotenti affetti e di visioni

nell'invocato Avvenir divinate

o in le sante illusioni,

la bella fronte rifulgea. Non disse

parola mai blandissima o feroce...

vedeano il Ver le sue pupille fisse

nel tenebror precoce!

Oh! il focolar dove accogliea gli amici,

dove erravan su noi, poveri illusi,

come in un tempio l'onde ammaliatrici

dei profumi diffusi,

le care istorie degli anni passati!...

Ai piè dell'Alpi, oltre il mare, avventure

fortunose, poesie... casi ignorati

di sogni e di congiure,

epopea di cui rapsode avvilita

è l'età che noi giovani viviamo!...

Ma parmi udir, da questa tomba uscita,

una parola: “Io v'amo!”.

Amor sia dunque il motto, Amor di tutto

che fu culto di lui ch'oggi si plora!...

Certo egli or geme di vederci in lutto,

ma ci sorride ancora.