IN MORTE DI MASSIMO D'AZEGLIO
By Emilio Praga
Quando muore un poeta il ciel sorride;
quel sorriso lo sente il volgo umano,
e si guardano in faccia, e li conquide
uno sgomento arcano.
Veggono il genio allor nell'interezza,
veggon Dio che all'azzurro il riconduce,
lasciando ai vivi un po' più di tristezza,
e un po' meno di luce.
Volgo io non son; né attenderò giammai
che il cimiter si schiuda alle canzoni
per amarle e sposare a' vacui lai
le balde ammirazioni.
Però nel giorno che un tonfo di bara
scote il torpore del mio suol natìo,
fra i tardi inchini della folla avara
posso prostrarmi anch'io!
Eravam giovinetti, eravam belli;
il frutto della vita era ancor fiore
che si schiudea fra l'oro dei capelli
e le perle del core;
non si sapea di patria, eppur s'amava
qual della Musa asilo e della gloria,
ch'ora, ironie dell'esistenza schiava,
piangon nella memoria.
Albe, concenti, aureole svanite,
in cui fu il mio bambino animo assorto,
voi siete un'altra volta oggi partite
col poeta ch'è morto!
Tu l'avevi abbracciato, Arte divina,
col più fecondo de' tuoi casti amplessi;
tutti i tesori della tua dottrina
li avevi a lui concessi.
Il desiderio delle ignote vie,
i connubii dei versi e dei colori,
l'alte superbie, e le malinconie,
e i prepotenti amori!
Ed Ei brillava come un bardo antico
dei mercatanti fra l'ignobil greggie,
che stupito il vedea, del plettro amico,
a passeggiar le reggie.
Mia madre intanto, imagin benedetta,
nella sua sala profumata e fosca,
mi dicea di Fiorenza e di Barletta,
Fanfulla e Fieramosca...
Né per mutar d'affetti e d'ideale,
né per lotte indurate ad altro intento,
oblierò quel fascino geniale
che mi fe' allora attento!
Voi l'obliaste, per viltà grifagna,
vecchi poeti in legulei mutati;
ed oh! come il mordeste alle calcagna,
coi ceffi imparruccati,
quando un pensier che non è vostro il tenne,
e alla fucina delle vostre chiose
la sua fronte magnanima e solenne
arditamente espose!
E vivo ancora fu chiamato estinto...
or per la terra, da cui van fuggendo
le caste Muse che la Prosa ha vinto,
risuscitò morendo.
Monti, verzure del suo dolce lago,
limpidezze, bisbigli, alta quiete
che un desio di sparir trepido e vago
sull'anime piovete,
oh già da tempo al vecchio avventuroso
detto avevate che di tutte al mondo
le vicende che il fan gaio o doglioso
la migliore sta in fondo:
infranti i ceppi delle forme prave,
come una goccia cader nel tuo seno,
morte, tranquillo oceano, soave
plenilunio sereno!