In morte d'un Figliuolo di Giacomo Palma.
‘L'arco, o la falce, ahi che mi vale? il PALMA
dunque di pugnar meco ardito fia?
Io batto a terra ogni terrena salma,
ei la solleva? e quanto io struggo, ei cria?
No no; ceda il trofeo, perda la palma
l'emulo omai de la possanza mia.
Chi sa l'ombre animar, veggia senz'alma
la propria imago, e 'n preda a me la dia’.
Sì disse Morte, e steso il fiero artiglio,
del novo Apelle, perfida e crudele,
trafisse il caro e giovinetto figlio.
Ond'ei spargendo al Ciel giuste querele,
altro non sa, che con l'umor del ciglio
i colori temprar, lavar le tele.