In morte d'un Figliuolo di Giacomo Palma.

By Giovambattista Marino

‘L'arco, o la falce, ahi che mi vale? il PALMA

dunque di pugnar meco ardito fia?

Io batto a terra ogni terrena salma,

ei la solleva? e quanto io struggo, ei cria?

No no; ceda il trofeo, perda la palma

l'emulo omai de la possanza mia.

Chi sa l'ombre animar, veggia senz'alma

la propria imago, e 'n preda a me la dia’.

Sì disse Morte, e steso il fiero artiglio,

del novo Apelle, perfida e crudele,

trafisse il caro e giovinetto figlio.

Ond'ei spargendo al Ciel giuste querele,

altro non sa, che con l'umor del ciglio

i colori temprar, lavar le tele.