In persona di Bernardo Castello nel Ritratto di sua moglie morta.
Poscia ch'a far ch'io dietro a te non vegna
debil (quantunque forte) è quel dolore,
per cui dal dì ch'al tuo morir non more,
viver questa mia vita aborre e sdegna;
deh mira almen, come la man disegna
l'effigie tua, che mi restò nel core,
e distemprando in lagrime il colore,
ingannar gli occhi miseri s'ingegna.
E se ben tanti pegni amati, quanti
di te stessa mi lasci, o Livia mia,
son del tuo volto imagini spiranti,
pur novello d'Amor miracol fia
che de l'anima sua cara ai sembianti
un cadavere estinto anima dia.