In risposta del sonetto del signor Giacopo Barbaro.
Sperai cantando anch'io l'avida lima
fuggir del tempo, e da quest'erma e bassa
valle, Barbaro, alzarmi ove trapassa
la vostra ogn'altra altera Musa e prima.
Ma poi che 'l mondo instupidisce e stima
chi virtù sprezza e sol tesori ammassa,
la cetra appendo fastidita e lassa,
che per versi oggi rado uom si sublima.
E se la tento, ogni pensiero ancido
che di lodarvi il cor divoto asconde,
poi che per suon mi rende amaro strido.
Ma dov'ella vien men l'affetto abonde,
signor cortese, e 'n questo sol mi fido,
che ben si tace, ove 'l desio risponde.